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Peste a Milano nel 1630

La peste più conosciuta che flagellò Milano fu quella del 1630, resa celebre dal Manzoni nei "Promessi Sposi".

Dai paesi intorno a Milano, giungono le notizie dei primi morti, ma, solo dopo una visita sui luoghi della malattia, si stabilisce che si tratta di peste. Le autorità, ed in particolare il governatore Ambrogio Spinola, rimangono piuttosto indifferenti al problema; ma anche la popolazione rifiuta l'idea del contagio. Finalmente, il 29 novembre 1629 viene pubblicata una grida che vieta l'ingresso in città di coloro che provengono da paesi ove si è verificata l'epidemia: ma ormai la peste è già entrata in Milano.
Si riteneva che la peste del 1630 a Milano fosse diffusa prevalentemente dai cosiddetti untori.
Gli untori erano persone qualunque che venivano indicati dal popolo come complici del demonio, e da lui incaricati di ungere le porte e i muri delle case per spargere il morbo della peste. Gli unguenti pestiferi erano a base di sterco umano, di cenere o carbone, di topi e altri veleni.

Era noto un antidoto alla peste, la cui ricetta fu estorta con la tortura ad un untore, il quale fu poi impiccato.

La ricetta recitava questi ingredienti: si prendeva: "cera nuova once tre, olio d'oliva once due; olio di Hellera, olio di sasso, foglie di aneto, orbaghe di lauro peste, salvia, rosmarino, once mezza per ciascuno; un poco d'aceto", si faceva bollire il tutto riducendolo a una pasta con la quale si ungevano le narici, le tempie, i polsi e le piante dei piedi, dopo aver mangiato cipolle, aglio e bevuto aceto.

Gli appestati o presunti tali venivano confinati nel Lazzaretto, una struttura di quarantena.

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