Grace, Jeff Buckley 1994

GRACE – JEFF BUCKLEY 1994
Probabilmente il nome non v’è nuovo, forse già l’adorate, o magari non sapete davvero chi sia. Bene. Sono qui per questo. Nemmeno io lo sapevo, quando ascoltai la prima volta Grace dalla radio, e volli sapere tutto. Un ragazzo dal nome illustre; il padre Tim era una delle più intense voci hippy della west coast. Lui, Jeff, l’ha superata, forse, quell’intensità, con questo disco che racchiude tutta la rabbia, dolcezza, il mistero e la magia dell’animo umano, incredibilmente racchiuso nel corpo smilzo di un 27enne dalla faccia pulita, innamorato del blues, dei grandi del soul, della psichedelia rock inglese, con la missione di raggiungere uno stato di grazia, e trasmetterlo, come solo la musica, a volte, riesce a fare appieno. Grace, Mojo Pin, Hallelujah (già di Leonard Cohen), Dream Brother, Lilac wine, sono solo alcuni di questi “stati di grazia”, in cui, tra tappeti di chitarre ora vellutati ora lacerati, la voce di Jeff sembra seguire un’ombra che non le da pace ma, nello stesso tempo, la conduce verso “la luce”, in mondi e atmosfere lontanissimi dalla mediocrità che ci circonda, a volte eterei e cristallini, altre oscuri, profondi e che attraverso il canto pieno di pathos e anima, si liberano e lasciano pervadere da una serenità interiore. Attenzione: non è un disco da aperitivo, o da canticchiare amabilmente sotto la doccia. E’ un distillato di anima e pathos, di brividi e malessere nello stomaco, quel bisogno che ti prende un qualsiasi pomeriggio di ottobre di dare un senso alla tua vita, e cercare di guardarci dentro, e oltre. Credo tocchi a tutti, almeno una volta nella vita. A Jeff Buckley è toccato, ma non solo, c’ha passato anni dentro, lui, la sua voce e l’inseparabile chitarra, cercando nella musica le risposte, o, soltanto, un modo per scoprirle ed affrontarle. C’è riuscito, forse fin troppo, tanto che c’ha lasciato, immergendosi una sera di nove anni fa nel Mississipi e non tornando mai più. “Grace” è il suo lascito, e rabbrividendo, forse una profezia del suo destino, impregnato com’è di vita, morte, spiritualità e porte verso altri mondi e stati d’animo. E’ tutto lui. E noi.


Infra-Dj

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