Recensione concerto Police

POLICE A TORINO – L’APPUNTAMENTO, VENTICINQUE ANNI DOPO.

“E allora, come sono?” “Ce la fanno ancora a suonare?” “…e le canzoni, sono quelle di una volta o riarrangiate?”

concerto policeNove su dieci avete cliccato la recensione per una di queste F.A.Q. (vero?), invece di sciropparvi 300 km come me per l’incontro vis-à-vis con i tre biondi tinti nella toccata e fuga italiana del loro tour de force mondiale. Ok, vi accontenterò: loro ci sono, in gran spolvero, con Sting, 56 anni scoccati questa sera, in completo Lara Croft (e se lo può pure invidiabilmente permettere) e sorriso stampato, Andy sempre concentrato sulla chitarra e Stewart Copeland a saltare e pestare come un furetto su batteria, percussioni e gong. La carrellata è quella impressionante di un greatest hits live di quasi due ore molto fedele all’originale, tranne forse per Next to you, Truth hits Everybody e Invisible Sun rallentate, una eterea Wrapped Around your finger e un mix di Voices Inside my head e When the world is running down un po’ scapestrato, dove comunque i tre non si risparmiano e cercano anche di coinvolgere l’enorme arena dello stadio Delle Alpi. E’ q ui che qualcosa non va e che rende il tutto bello, si ok, ma senza farti urlare dall’emozione. I 65 mila si scatenano sui 4, 5 pezzi che conosce anche il mio salumiere e per il resto sembra guardino un acquario. Ora, non si può pretendere che un esercito di 40enni e dintorni ritrovi la voglia del pogo, ma almeno intonare un coro quando sollecitati…

Forse però, a voler guardare più a fondo, non ci sono colpe, ne colpevoli se il concerto a tratti langue, ma si può dire una cosa, anzi aprire una parentesi di riflessione sul senso dei molti tour reunion (il prossimo sarà dei Led Zeppelin, a quanto pare). Tolti quelli che non avevano altri piani per la serata e un concerto è sempre una buona scelta, credo che molti (io per primo) siano venuti per qualcosa di più. In una parola, riprovare un’emozione di venti anni fa. L’emozione uscita da quei giganteschi dischi neri con i faccioni biondi in copertina, dalle Every little thing she does is magic, Roxanne, Walking on the moon registrate su quelle cassettine consumate nelle 126 e il ritornello di quella ipnotica Every Breath you Take marchiato col cuoricino sul diario della compagna di banco. Quelle canzoni sono vent’anni che (non) le ascoltiamo e aspettiamo suonate davanti a noi e proprio da loro, i Police in carne ed ossa, insperatamente ancora insieme, come una volta! Con la piccola differenza che noi (come loro sul palco) non siamo più quelli di 20 anni fa. E si vede dai piedi che non saltano, le voci che non cantano di cuore e le mani al cielo solo per i pezzi del Salumiere (eh vabbè quelli sono revival, no?).

E quindi? E quindi c’è la versione “Siam felici così”: brindiamo, cantiamo in coro quel message in a bottle per l’ultima volta prima di richiuderlo per sempre, sigillarlo e consegnarlo alla storia.

Eppoi c’è la versione “Ci hanno fregato ragazzi”: l’operazione Nostalgia funziona, danno un appuntamento, l’ultimo appuntamento (ed il primo per chi non li ha mai visti dal vivo) a qualche milione di sedotti e abbandonati venticinque anni fa, e noi ci caschiamo. Ci andiamo, all’appuntamento. E tutto è come previsto. Ci sono loro, ci siamo noi, ci si guarda negli occhi, tutto è apparecchiato a modo e scintilla per bene, come non è mai stato, nemmeno vent’anni fa. Anche la cena è ottima. Ringraziamo. Ce ne andiamo. Però, alla fine, un po’ di amaro in bocca c’è.

 

Suggestioni sonore: Outlandos d’amour, Regatta de Blanc, Synchronicity
Recensione a cura di InfraDJ

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