Recensione concerto Cure

AnteprimaLa prima cosa sorprendente nell’assistere ad un concerto dei Cure nel 2008 è la quantita di belle canzoni che questi ex ragazzi timidi hanno scritto nella loro carriera ormai quasi trentennale, ed in questo tour dalla scaletta generosa se ne sentono tante: Just like heaven, Close to me, A forest, In between days, Killing an arab e potremmo continuare per molto.

La seconda è che sono quasi tutte canzoni non certo nate per essere cantate da 10000 persone, ma anzi la loro cifra stilistica è quella timidezza, quell’introspezione velata di malinconia che di certo non si penserebbe adatta ad un’arena euforica di cori e braccia alzate al cielo.

Questa “innocenza”, nel senso di disinteresse per il grande successo contribuisce d’altraparte paradossalmente al motivo dell’enorme successo mondiale dei Cure, che li vede ormai consacrati fra le star del rock. E se vogliamo scandagliare ancora un po’ forse i Cure sono tra i pochi, se non gli unici a non aver approfittato del successo per fare il salto nel genere di rock da centro commerciale, vedi U2, R.E.M, DEPECHE MODE.

Ancora adesso, nonostante il successo, i fans non sembrano sentirsi traditi nel loro essere alternativi e mostrano grande affetto per il sempre “ciuffoso” e di rosso pittato Robert Smith e i suoi tre compagni (due della line-up originale). Il concerto è lungo ma scorre via bene, con brani corti alternati a brani lunghi, dilatati come consuetudine. Il Palasharp gremito come mai apprezza sempre, e d’altraparte dopo i vent’anni di carriera se un gruppo continua senza grandi stravolgimenti, il rischio di concerti-celebrazione è altissimo, il sottoscritto apprezza un po’ meno la scelta di suonare in formazione ridotta all’osso: voce, chitarra, basso, batteria, stile sala prove senza grande cura della varietà dei suoni.

E’ un buon gruppo rock anche così, ma i Cure sono i Cure anche e direi soprattutto per altro. Ci hanno abituato ad armoniche, piani, trombe, tastiere, violini, addirittura pettini e stramberie di ogni genere (ricodate il geniale video di Close to me?) ed ora, nulla più. E così l’assolo di sax di Close to me, o le tastierone del ritornello di Why can’t I be you, dobbiamo suonarle noi a memoria, ma insomma, Boys don’t cry, loro per una sera almeno sono qui: viviamola tutti “felici” e contenti.

CURE A MILANO : IL RITORNO DEI SIGNORI DEL DARK di InfraDj

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