Fashion Victims

FASHION VICTIMS
Mostra cura di Jessica Paolillo e Stefania Ramella

INAUGURAZIONE: SABATO 20 SETTEMBRE 2008 ore 19.30
In esposizione fino al 5 ottobre
Dynamo Club (P.za Greco, 5 – Milano)

Fashion Victims è una mostra collettiva che inaugura al Dynamo in concomitanza con la settimana milanese della Moda femminile. Protagonisti dell’evento sono otto artisti emergenti, che attraverso opere di stili e tecniche differenti esprimono le loro riflessioni sul tema della corporeità. Curata da StatArt, in collaborazione con Collettivo d’Arte Necessariamente Post-, la mostra propone una galleria di vigorose immagini in grado di stimolare la riflessione sul valore estetico del corpo.

Il tema della corporeità è di notevole attualità ed interesse, soprattutto in una città come Milano, indiscussa capitale italiana della Moda, e soprattutto nel periodo che coincide con l’evento più caratterizzante dell’autunno in città: la Settimana della Moda femminile, che quest’anno avrà luogo dal 22 al 29 settembre. In provocatorio dialogo con questa manifestazione, la mostra si propone di ragionare sulle stesse tematiche che sono (o che dovrebbero essere) alla base delle creazioni dell’industria della moda: il corpo e le sue potenzialità espressive. Ne nascono riflessioni principalmente critiche nei confronti del fenomeno della moda, che da forma d’arte quale era e quale potrebbe ancora essere, si fa corrompere sempre di più dalla ricerca del profitto economico, e nei confronti dell’atteggiamento irresponsabile con cui viene ignorata l’indiscutibile influenza che la moda ha nella creazione dei nuovi canoni di bellezza corporea, sempre più distorti e malsani. Se è forse eccessivo attribuire alla moda l’intera colpa della diffusione di  problematiche quali l’anoressia e alla bulimia, visto che le cause sono di certo molteplici ed eterogenee, è invece giusto proporre una riflessione, così come è più che legittimo lanciare una piccola provocazione attraverso lo strumento energico della produzione artistica contemporanea.

Uno dei punti di forza della mostra è la partecipazione di ben otto personalità differenti, portatrici di riflessioni che, per quanto in intonato accordo, esprimono stimolanti diversità di pensiero. Sei degli artisti in mostra (Gabriele Colarossi, Carlo Paci, Filippo Uguccioni, Tito Gargamelli, Alberto Miliffi, Paola Magdy Abdel Aziz) si presentano sotto l’unico appellativo di Collettivo d’Arte Necessariamente Post-. A fianco dei loro lavori si collocano le creazioni di due giovani artiste donne: Alice Arisu e Beatrice Morabito.

La poetica del Collettivo d’Arte Necessariamente Post- si caratterizza per la grande sensibilità nei confronti dei meccanismi sociali contemporanei, di cui vengono evidenziati in modo particolare la frenesia e la logica mercificatoria. La stessa scelta del nome del Collettivo risponde ad un’esigenza di non-definizione. Come loro stessi affermano: “Siamo necessariamente post perchè veniamo sempre dopo ciò che hai già velocemente consumato e dimenticato. E’ necessario cogliere lo spirito del tempo per non essere spazzati via in un lampo”.

Pur giovanissima, invece, Alice Arisu è già conosciuta proprio per le sue opere provocatorie sul tema del disagio adolescenziale legato alla crescente influenza negativa della società dell’immagine. Fortemente convinta del potere comunicativo dell’arte contemporanea in un’era che lei stessa definisce “della disinformazione”, Alice critica la moda sotto due aspetti in particolare: in primo luogo la responsabilità fondamentale che essa detiene nel processo della definizione del canone del “bello”. L’affermazione di un modello estetico arbitrariamente esile e sottile sta infatti avendo, a suo parere, un impatto enorme sull'insorgere e il dilagare di disturbi alimentari. In secondo luogo Alice denuncia il progressivo allontanamento della moda dalla sfera dell’espressione artistica, cui apparteneva, verso una sempre maggiore identificazione con meccanismi puramente commerciali.

Tematiche simili a quelle sviluppate da Alice si ritrovano anche nelle opere di Beatrice Morabito, personalità artistica complessa, la cui riflessione è spesso fortemente introspettiva, quando non addirittura psicoanalitica. Immagine ricorrente nelle sue opere è quella della bambola, che per le sue intrinseche caratteristiche di corporeità priva di volontà e di autodeterminazione, ben si adatta a divenire immagine simbolo dell’intera mostra.

A ospitare l’esposizione è il Dynamo Club, locale da sempre aperto a proposte a carattere creativo ed artistico, quest’anno impegnato in modo ancora più attivo nella creazione di una ricca offerta di mostre e di eventi. L’obiettivo è quello di dare spazio alla creatività di giovani artisti, ma anche, come in questo caso, alla riflessione su tematiche di attualità e di interesse generale.

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