Crisi finanziaria globale 2008

CRISI FINANZIARIA SISTEMICA E GLOBALE

La crisi finanziaria si aggrava ogni giorno di più. Non sono bastate ad arginarla le immissioni di liquidità delle banche Centrali, le misure di sostegno fiscale dell’Amministrazione degli Stati Uniti, le ricapitalizzazioni delle Banche e della Merchant Bank attraverso l’intervento dei Fondi Sovrani, le fusioni ed acquisizioni di controllo degli intermediari in crisi, le nazionalizzazioni di Gruppi Bancari e Finanziari negli Stati Uniti ed in Europa.
Il liberismo paradossalmente si capovolge nel suo opposto: l’intervento degli Stati nel tentativo, ancora gravido di incognite, di salvare il sistema bancario e finanziario mondiale.
Viene confermato ciò che andiamo sostenendo da tempo: solo un deciso cambiamento può avviare la crisi ad una positiva soluzione: regolazione rigorosa dei mercati finanziari, che metta sotto controllo i prodotti (derivati, strutturati, C.D.O., C.D.S.) ed i soggetti (Merchant/Investement Bank, Hedge Fund, Private Equity) oggi deregolati, costituendo Autorità sopranazionali nell’ambito di una nuova Bretton Woods; responsabilità sociale di impresa; economia sociale di mercato, sviluppo nella coesione sociale.
Il sistema bancario italiano, ancorché investito  nei suoi gruppi principali da speculazione forsennata, appare relativamente più solido nel confronto internazionale.
La concertazione con le OO.SS. nell’ultimo decennio, la presenza delle Fondazioni nelle compagini azionarie che governano i principali gruppi italiani, la diffusione delle Banche Popolari e del loro modello di democrazia economica, una vigilanza più stringente, hanno salvaguardato il maggior radicamento territoriale delle Banche Italiane, la prevalenza del rapporto con l’economia reale, la minor esposizione ai rischi della finanza predatoria.
La tensione prodotta dalle turbolenze di Borsa ed il fallimento di Lehman Brother, che garantiva volumi significativi di polizze vita, stanno già alimentando relazioni critiche tra banche e clientela, ovvero tra lavoratori, che operano a diverso titolo nella rete di vendita, e clientela.
E’ necessario operare con decisione e tempestività per evitare la ripetizione delle vicende e del clima legato ai default Cirio e Parmalat, delle tensioni scaricate sui lavoratori, delle diffuse cadute reputazionali del sistema.
Le Aziende di Credito devono potenziare la comunicazione interna; dare ai dipendenti precise linee di condotta nel rapporto con la clientela; seguire i principi di trasparenza, di adeguatezza, di best execution,  di coerenza con le propensioni finanziarie della clientela previste dalla direttiva europea MIFID; passare dalle pressioni sulla vendita all’ascolto ed all’orientamento coerente del cliente.
Tutto un sistema di incentivazione finalizzato alla creazione di valore di breve periodo per l’azionista attraverso le stock option del top management, ed incentivi discrezionali diffusi, è in crisi.
Bisogna tornare a pensare la Banca come soggetto sociale capace di produrre benefici stabili ed equilibrati nel lungo periodo, per i clienti, per i dipendenti, per la comunità di riferimento, per gli azionisti.

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