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Arte dal Mozambico a Milano 2010

Gonçalo Mabunda protagonista al FuoriSalone insieme a Saman

DAL MOZAMBICO A MILANO
LA GUERRA SI TRASFORMA IN ARTE


L’Associazione Saman apre a Milano il suo primo Art and Shop
con numerose iniziative a sostegno del Paese africano

In occasione del FuoriSalone Gonçalo Mabunda è ospite dell’Associazione Saman con la sua mostra personale dal titolo “Trasformiamo la guerra”. Mercoledì 14 aprile dalle ore 18.30 l’artista mozambicano presenta le sue opere all’interno del nuovo spazio Saman Art and Shop (via G. Fiamma 5 - Milano), dove si potranno ammirare anche altre due collezioni, una di abbigliamento e una di gioielli, ispirate al Paese africano.

Gonçalo Mabunda è attivo sulla scena internazionale da oltre quindici anni e molte sue creazioni sono oggi ospitate all’interno di celebri musei come il Kunst Palast di Dusseldorf o il Centre Georges Pompidou di Parigi. Saman accoglie qui una serie di opere, principalmente sedute e oggetti di arredo, che l’artista ha realizzato utilizzando armi o parti di armi provenienti dal suo Paese, reinterpretate giocando sul contrasto guerra/morte e arte/vita. Obiettivo di Mabunda è quello di veicolare un inatteso messaggio di pace sdrammatizzando il significato distruttivo degli ordigni bellici.  

“L’idea di trasformare la guerra in qualcosa di positivo parte da un progetto artistico avviato nel  1997 al termine del lungo conflitto civile che ha colpito il Mozambico” - dichiara Mabunda - “Le opere in mostra a Milano proseguono su questa strada di recupero degli ordigni bellici ora riconvertiti in oggetti di design differenti e positivi pur se nati da qualcosa di terribile”.

Le sculture di Mabunda sono dei ready made, in quanto egli elabora le armi per presentarle come vere e proprie creazioni artistiche, separando l’oggetto dal contesto che gli è abituale. Le armi qui non sono più viste nella loro funzione omicida ma sono fonti di creazione, diventano strumenti di unione tra i popoli. Partendo dalle macchine di sterminio Mabunda crea, dunque, delle opere che parlano della vita, trasformando il gelido acciaio l’artista lo plasma e lo modella svuotandolo del suo messaggio di distruzione.

Il battesimo del primo Saman Art and Shop, che aprirà ufficialmente a partire dalla fine di maggio, non poteva avere un padrino più rappresentativo di Mabunda. Il negozio nasce, infatti, per fornire una vetrina importante a lavori e a progetti capaci di “reinventarsi” coinvolgendo culture anche molto lontane dalla nostra. L’idea è di mixare, contaminare, mescolare la creatività di tanti artisti per raccogliere fondi utili a finanziare alcuni dei progetti nazionali e internazionali sostenuti dall’Associazione. Si è deciso di partire dal Mozambico anche per raccontare il lavoro di Saman Mozambique che è attiva da diversi anni in questa regione africana dove promuove e sviluppa una serie di iniziative a carattere umanitario e solidaristico, in particolare nei confronti di bambini e adolescenti.

Saman Art and Shop si apre ai colori e alle suggestioni del Mozambico, e accanto ai coinvolgenti lavori di Mabunda trovano spazio anche la collezione del nuovo marchio di abbigliamento Misu, che promuove la creatività di alcuni giovani stilisti mozambicani, e l’anteprima di Nodi Africani, esposizione di gioielli dello scultore Thomas Roberts realizzati dopo un lungo viaggio dell’artista attraverso i territori e la cultura mozambicana.

“La decisione di aprire uno spazio come Saman Art and Shop i cui profitti andranno a finanziare alcuni dei nostri progetti risponde a varie esigenze.” – spiega Achille Saletti (Presidente Saman) – “A guidarci in questa avventura è soprattutto il gusto di operare fuori da schemi prestabiliti con il pensiero che si possa coniugare il bello con il non profit. E’ l’idea di rifiutare l’omologazione tanto cara al mercato globalizzato che ci inquina le menti e ci induce ad essere meno cittadini e più consumatori acritici. Tutto questo in fondo si sposa perfettamente con la filosofia della nostra organizzazione che si occupa quotidianamente di reinventare uomini e donne non più funzionali alle logiche del mercato e che quindi vengono spesso messi ai margini della società.”

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