Lega contro la festa dell'Unità d'Italia

leghistiOra, non è che si possa pretendere la luna da gente che si ritrova ogni anno alle sorgenti del fiume Po per celebrare, con la stessa solennità del Papa nel giorno di resurrezione, il rito dell’ampolla.

Amministratori disposti a stanziare centinaia di migliaia di euro pubblici per il capodanno celtico. Leader politici dediti alla comunicazione digitale: quella, cioè, fatta con le dita, dalla basica esibizione del medio alla più complessa ostensione contemporanea di indice e mignolo. Non possiamo aspettarci che bossi, borghezi, trote e calderoli vari si trasformino d’acchito in statisti. Ma il valore del silenzio, almeno quello sì, in certi momenti potremmo aspettarcelo. Di più, dovremmo pretenderlo. Oggi è uno di quei momenti.

Il fastidioso rumore di fondo, il ronzìo molesto prodotto da certe cimici leghiste, disturba da troppo tempo le celebrazioni per l’Unità d’Italia. Interferenze che neppure i reiterati richiami all’ordine del presidente Napolitano sono riusciti ad arginare. Roberto Benigni, al Festival di Sanremo, ha umiliato il nulla legaiolo con la forza semplice della nostra Storia. Loro, per tutta risposta, ci hanno sboccato addosso il vomito della propaganda padanoica color bile.

Avete presenti quelle squadre di pallone che, surclassate sul piano del gioco, la buttano in rissa? Ecco, stessa cosa. E ne vanno pure orgogliosi.

 Gabriele Sola
cons. reg. IDV

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