Milano contro le liberalizzazioni

no alle liberalizzazioniMilano si mobilita contro le liberalizzazioni

“Oltre che il diritto al lavoro, c'è anche il diritto al riposo. Chi lo nega con una legge ingiusta compie un atto antidemocratico”.
 Questa la posizione netta assunta dall’applauditissimo Sindaco di Milano Giuliano Pisapia al XXIV congresso delle Acli.
Sono tante, infatti, le associazioni che non ci stanno al decreto Salvaitalia di Monti,  in prima linea l’associazione commercianti con l’appoggio dei sindacati.
Ma il richiamo non arriva solo dalla politica.
Ad esprimersi contro la liberalizzazione totale delle aperture dei negozi c’è anche l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, che durante la messa domenicale al Giambellino si è rivolto così alle molte centinaia di fedeli presenti: «Pensiamo all’importanza della famiglia e pensiamo anche al senso del lavoro, alla fatica di questi tempi, all’importanza del riposo festivo. È giusto conservare questo, che è uno è spazio di comunione, così come la festa è un luogo sociale: se in una famiglia il papà fa riposo un giorno, la mamma un altro, il figlio un altro ancora non si attinge il riposo in senso forte».

Così, alla laica opposizione di Pisapia, si unisce anche quella della Chiesa. Per quanto concerne Palazzo Marino, si stanno studiando una serie di ordinanze che fissino alcuni paletti: il primo sarà la tutela di dieci festività laiche e religiose, durante l’anno, giorni in cui le serrande dovranno restare abbassate. E si partirà già con il 25 Aprile e il Primo Maggio, mentre è ancora in forse il destino di Ferragosto. Questo è quanto assicura l’assessore al commercio Franco D’Alfonso, che in queste settimane sta ascoltando associazioni di categoria, cittadini e sindacati dei lavoratori.

Contemporaneamente, gli uffici comunali stanno cercando di elaborare delle ordinanze il più possibile a prova di ricorso, al fine di non incorrere in un'altra bocciatura da parte del tribunale amministrativo, come è gia avvenuto circa un mese fa col tentativo dell'Amministrazione Pisapia di limitare il decreto-legge attraverso un'ordinanza.
Ma non c’è più tempo per le chiacchiere, il decreto liberalizzazioni è a un passo dall'approvazione definitiva. Le chance di modifica ora sono praticamente nulle. È scaduto oggi alle 13 il termine per la presentazione delle proposte di modifica: tutti i partiti, sia di opposizione sia di maggioranza, hanno depositato una quantità ingente di norme. Solo a firma della Lega Nord ce ne sarebbero circa 300.
Il decreto scade il 24 marzo e i tempi per la conversione in legge sono strettissimi. Il testo dovrà approdare in Aula a Montecitorio il 19 marzo.

Elena Porta

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