Dama con l'ermellino

Dama con l'ermellinoLA DAMA CON L’ERMELLINO: UN CAPOLAVORO MILANESE

Si trova oggi al Czartoryski Muzeum di Cracovia una delle opere più famose, e allo stesso tempo misteriose, che Leonardo da Vinci aveva dipinto presso la corte di Ludovico Sforza, detto Ludovico il Moro, Duca di Milano alla fine del XV secolo. Il capolavoro ritrae una graziosa ragazza, che tiene in grembo un ermellino bianco. Si tratta della Dama con l’ermellino, un piccolo ritratto (40.3 cm di larghezza e 54.4 di altezza) presumibilmente realizzato intorno al 1489-90, con la tecnica dell’olio su tavola.

In quest'opera, Leonardo da Vinci supera lo schema del ritratto quattrocentesco – a mezzo busto e di tre quarti – tramite l’utilizzo di due tecniche innovative: la pittura ad olio e la postura a duplice rotazione, con il busto rivolto a sinistra e la testa a destra. La donna ha in grembo un ermellino bianco e vi è corrispondenza tra il punto di vista dei due: l'animale, infatti, si identifica con la fanciulla per una sottile comunanza di tratti e per la direzione degli sguardi, intensi e candidi allo stesso tempo.

Ma chi è la donna ritratta?

L’identificazione della fanciulla con Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro, è oggi ormai la più avvalorata. Secondo fonti storiche, Ludovico il Moro e Cecilia Gallerani si incontrarono intorno al 1487 (quindi Cecilia al tempo del dipinto aveva non più di 16 anni) e, anche dopo il matrimonio del Duca con Beatrice d’Este (Gennaio 1491), Cecilia continuò segretamente ad abitare i suoi appartamenti nel Castello Sforzesco e generò a Ludovico un figlio, Cesare, pochi mesi dopo il suo matrimonio.

Cecilia era nota per la sua bellezza, grazia ed erudizione. Infatti, mentre posava per il celebre ritratto, invitò Leonardo da Vinci a partecipare a discussioni filosofiche e morali, tenute nel suo salotto, insieme ad altri grandi intellettuali del tempo; viene descritta come una patrona delle arti e l’opinione comune assume che il suo fu il primo salotto intellettuale europeo.

Leonardo compose il suo capolavoro usando proporzioni geometriche e principi matematici, scoperti già nell’antica Grecia: una piramide è infattiCecilia piramide l’invisibile base su cui ha collocato il soggetto, disegnato quasi interamente da curve, senza linee rette.

Perché l’ermellino? Quali sono i simboli nascosti dietro questo dipinto Vinciano?

Anzitutto, è bene precisare che l’animale ritratto assomiglia più a un furetto che ad un ermellino, bestia selvaggia, che morde e difficile da addomesticare; di conseguenza, sarebbe stato complicato utilizzare un ermellino come modello per il lavoro di Leonardo da Vinci, che notoriamente era molto lento e pensoso mentre dipingeva.

Ciononostante, prevalse nel titolo e nell’interpretazione comune la figura dell’ermellino. Perché?

L'identificazione con la giovane amante del Moro, Cecilia Gallerani, si basa ancora una volta sul sottile rimando che rappresenterebbe l'animale: l'ermellino infatti, oltre che simbolo di purezza e di incorruttibilità, si chiama in greco "galé" (γαλή), che alluderebbe al cognome della fanciulla.

La donna e l’animale, inoltre, condividerebbero alcune caratteristiche comuni, tra cui lo sguardo candido, l’impercettibile sorriso, la delicatezza delle dita che carezzano l’animale. Le virtù più apprezzate di Cecilia erano la purezza, la morigeratezza, l’innocenza, la castità e l’equilibrio, virtù che anche l’ermellino, secondo la leggenda, possiede: esso, infatti, non mangia che una volta al giorno e preferirebbe morire piuttosto che sporcarsi il suo manto bianco.

Cecilia curveUltima notizia da considerare è che per Ludovico il Moro l’ermellino aveva un significato personale profondo, in quanto nel 1488 egli ricevette il prestigioso titolo onorifico di cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino dal re di Napoli e da quel momento in avanti assunse l’ermellino come suo emblema personale. Quindi, il fatto che Cecilia tenga tra le braccia l’ermellino significa, in ultima istanza, che la fanciulla, al tempo del ritratto, possedeva il cuore di Ludovico stesso.

Dopo la morte di Ludovico il Moro, si perdono le tracce del capolavoro di Da Vinci: lo si individua solo nel corso del XVIII secolo nelle mani del Marchese Boursane di Milano. In seguito, fu acquistato in Italia dal Principe Adam Jerzy Czartoryski (1798) e incorporato nel 1800 nella collezione della famiglia Czartoryski a Cracovia, in Polonia.

Il dipinto viaggiò parecchio nel corso del XIX secolo e nel 1939, subito dopo l’occupazione tedesca della Polonia, fu requisito dai Nazisti e inviato al Museo Kaiser Friedrich di Berlino. L’anno successivo Hans Frank, il Governatore Generale della Polonia, chiese che il ritratto facesse ritorno al Museo di Cracovia e, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le truppe Alleate lo reperirono nella casa di campagna di Frank in Bavaria.

Oggi è definitivamente tornato al Museo Czartoryski di Cracovia, dove è attualmente visibile. 

Antonella Greco

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