• Home
  • CRONACA
  • Applausi per il Dalai Lama e proteste per Pisapia

Applausi per il Dalai Lama e proteste per Pisapia

dalai lama a MilanoIl 26 Giugno 2012 sarà ricordato da molti appartenenti alla religione buddhista e non solo come un giorno di festa totale.

Il Dalai Lama, premio Nobel per la pace stimato in tutto il mondo, è sbarcato alle 10.15 a Palazzo Marino, accolto da capo gabinetto del sindaco di Milano, Maurizio Baruffi. Al suo arrivo Tenzin Gyatso, ossia Grande Oceano di Saggezza, con il suo sorriso ha stemperato come per magia tutte le polemiche che erano sorte prima del suo arrivo. Ogni gesto diviene un momento magico, come quando una bambina gli porge un dono e lui, con tutta la serenità raccolta in una sola mano, ringrazia con una carezza che sa tanto di rassicurazione verso una città che, in fondo, lo ha tradito nel momento topico.

Mentre il leader della religione buddista pronunciava il suo discorso nella sede del Comune dopo un breve incontro con il sindaco Pisapia, fuori c’era chi non aveva tanta fiducia nel prossimo come il Dalai Lama e protestava, giustamente, per la mancata concessione all’ospite della cittadinanza onoraria. In testa alla protesta spiccavano il Pdl e i ragazzi della Giovane Italia, che hanno esposto uno striscione contro la giunta Pisapia, rea di aver ceduto di fronte alla Cina. Già, ceduto. Perché alla base di questa mancata onorificenza a una delle personalità più importanti di sempre (già cittadino onorario di città come Bologna, Venezia e Roma) c’è proprio la Cina, che avrebbe minacciato la piccola Milano di boicottare il tanto atteso Expo del 2015 se il premio fosse stato consegnato. Detto, fatto: la giunta si è riunita e per tre volte ha bocciato la cittadinanza onoraria per il Dalai Lama.

Nonostante sia stato preso come capro espiatorio di tutta la vicenda, Giuliano Pisapia ha fatto quel che ha potuto di fronte a quella che sembrava essere una sconfitta totale, una vergogna per tutto il paese. Così il sindaco di Milano ha consegnato il sigillo della città al capo spirituale (premio che viene dato a discrezione solamente del primo cittadino), non riuscendo tuttavia ad ovviare completamente a una figuraccia bella e buona. I primi cori tibetani si sono già alzati contro Milano, con giornalisti che hanno condannato l’atteggiamento passivo e remissivo tenuto dal comune di fronte a una minaccia, che vista nel panorama odierno, è assolutamente priva di senso. A stemperare gli animi ci ha pensato proprio il protagonista (forse suo malgrado) di tutta questa storia, il Dalai Lama, che ha tenuto un discorso nel palazzo del Comune sulla felicità e sulla tolleranza, in una sala Alessi completamente gremita da circa 200 persone. A queste vanno aggiunte le quasi 600 che hanno seguito il discorso su un maxi schermo posizionato in piazza della Scala. Un trionfo totale dell’uomo, della saggezza, purtroppo accompagnate ancora una volta dalla pochezza ingigantita del denaro che ha rovinato un evento che forse doveva essere vissuto diversamente.

Andrea Lino

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.