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A Palazzo Reale “Addio Anni 70”. Arte a Milano fra il 1969-1980

addio anni 70Una mostra per ricordare e stupirsi. Gratuitamente, fino al 2 settembre.

Immaginate un pranzo della domenica: piatti, posate, cibo, posacenere, fiori, i commensali che si scambiano fotografie, le loro cravatte poggiate sulla tovaglia.

Immaginate poi di cristallizzare il momento in cui tutti si alzano e fare di quella tavola un quadro, un’opera d’arte.

Ѐ quello che fa Daniel Spoerri nelle sue incredibili “Tavole astro-gastronomiche”, ognuna dedicata a un segno dello zodiaco.

Tentate ora di visualizzare una gamba di donna che viene fuori dal un cumulo di terriccio, sotto la scritta “L’homme est la passé de la femme”. Si tratta dell’arto di un manichino, certo, ma inquieta il richiamo a certe tristissime pagine di attuale cronaca nera.

Chiedetevi ancora oggi, come Nanni Balestrini nel 1972, qual è la dimensione più umana del lavoro (“Potere operaio”), abbandonatevi al disorientamento percorrendo i piani inclinati di “Bariestesia”, di Gianni Colombo.

Questo e tantissimo altro ancora in “Addio anni 70”, mostra ideata e prodotta dal Comune di Milano-Cultura e Palazzo Reale su un progetto di Francesco Bonami e Paola Nicolin.

Secondo il curatore, gli anni Settanta sono la scatola nera dell’inconscio italiano e milanese; la mostra non è un tentativo di rimozione, di catarsi da un passato angoscioso e contraddittorio: il suo scopo è verificare lo stato della nostra memoria personale e collettiva.

Se negli anni Ottanta la “Milano da bere” è al centro della cronaca dell’oro, negli anni Settanta la città è la capitale della cronaca nera che tenta di non cedere alla strategia della tensione.

Straordinarie testimonianze fotografiche ricordano alcune delle pagine più significative della storia milanese e italiana: Ugo Mulas immortala i funerali di Piazza Fontana, sono di una bravissima Carla Cerati gli intensi ritratti di Andy Warhol, Gabriel Garcìa Màrquez e di Rina Maccacaro e Licia Pinelli al processo Calabresi - Lotta Continua (1970); Gianni Barengo Gardin fotografa le contraddizioni della città della Madunina: le famiglie di emigranti in Stazione Centrale, l’abbondanza dello storico negozio Peck in via Spadari, la magrezza delle modelle nei backstage.

Ѐ il benessere diffuso, ma è anche la fine delle utopie, come ricordano le violente fratture dei paesaggi di Giuseppe Spagnulo.

Dai video di Allan Kaprow, agli inquietanti acquari e voliere di Tetsumi Kudo contenenti circuiti, animali preistorici, simboli fallici e maschere, si passa alla sala buia in cui sono raccolte, come in un’indagine su una sparizione, le dichiarazioni firmate di diversi personaggi su Emilio Isgrò, il celebre autore delle “Cancellature”, fino a leggere: “Oggi, 6 febbraio 1971, dichiaro di non essere Emilio Isgrò”. Firmato: Emilio Isgrò.

Ѐ il paradosso, sono gli anni Settanta da ricordare o da scoprire.

Valentina Fumo

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