Milano in mutande

manifesto armani mutande milanoQualche tempo fa Milano scoprì le mutande. Amo Milano masochisticamente da sempre e assisto al suo deterioramento fisico e culturale con tristezza, però non riesco a starle lontana. Un amore ormai unilaterale, non corrisposto, che mi ferisce. Milano è stata tutto, ma mai una città decadente; oggi somiglia a un ammasso di vie e piazze in stato di decomposizione.

Un pomeriggio di qualche tempo fa, seduti al tavolino di un bar si parlava fra amici; si bofonchiava di costume, di società, di politica, di come siamo caduti in basso, di chissà se ci rialzeremo; insomma di tutte quelle cose inutili, opinioni retoriche e stanche che ci si scambia come gli auguri a Natale senza neanche la speranza del dono. Eravamo diventati tutti grandi e in disuso e ripensando agli anni passati ci rodeva la nostalgia di quelli fulgidi dell'Università, dei ritrovi ai bar dove si giocava a fare i Carbonari e si progettava di cambiare il mondo. E c'era il rimpianto un po' patetico perchè non si sa se stavamo meglio perchè l'andazzo era migliore davvero o semplicemente perchè  eravamo tutti più giovani e più belli e di conseguenza più ottimisti. Comunque sia, Milano dopo che se la sono bevuta è rimasta un bicchiere sporco riempito malamente come un immenso bazar di cianfrusaglie più o meno costose, ce n'è per tutti i gusti e tutti i portafogli. In Corso Vittorio Emanuele, una volta il salotto della città, ci sono le bancherelle come nei quartieri di periferia, saltimbanchi e copie taroccate degli Inti Illimani che ti appestano le orecchie di suoni orrendi. E la gente si ferma.... Da via della Spiga, via Sant' Andrea, via del Gesù evito di passarci, preferisco non vedere, non ho il coraggio di buttare l'occhio su via Manzoni e la Scala.

Mi domando e non trovo risposte: ma quelli che dovrebbero amministrare e avere cura della città cui i milanesi l'hanno affidata che hanno fatto fino ad ora? E soprattutto, cosa faranno in futuro? E i milanesi non hanno niente da dire? Possibile che si siano adattati a questo scempio? Si parlava di quelle cose lì, un po' scazzati, un po' incazzati e mentre ci si avviava verso via Pontaccio ci siamo imbattuti nel gigantesco poster che ricopriva l'intera facciata di un palazzo all'inizio di via dell'Orso, spazio pubblicitario acquistato da Armani per far conoscere le sue costose e preziose collezioni. C'era la gigantografia di un uomo, mi pare un calciatore, in mutande. Non è che un uomo in mutande mi avesse scandalizzato, nel luogo giusto lo avrei apprezzato moltissimo anche, ma sentirmi sovrastata per strada dalle parti intime di un tale sia pur vestite da elegantissime mutande firmate mi aveva sconcertata; di solito si tende a mostrare il meglio di sè. Qualche anno dopo, l'altro giorno sono passata come sempre da via Del'Orso e gli uomini in mutande erano diventati due sempre a firma Armani. Aperta parentesi: avete presente la novella del Verga "La roba"? Ecco, in Sicilia tutto era di Mazzarò, a Milano c'è Armani. La sua roba è ovunque: borse, scarpe, abiti, poltrone, profumi, cessi, alberghi, auto a quaranta porte a servizio dei clienti dell'albergo e mutande Chiusa parentesi.  Buone mutande a tutti i milanesi che vestono, camminano, abitano, cagano  Armani.

Roberta Lattuada

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