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Le favole dark di Elisabeth Strigini al Museo della Permanente

elisabeth striginiRabbrividite gratis fino al 13 settembre

“Il tempo delle fiabe non è passato. C’era una volta, e ci sono ancora, storie inquiete da raccontare…”

Contemporary tales è appunto il titolo della prima importante personale italiana di Elisabeth Strigini, gratuitamente visitabile al Museo della Permanente fino al 13 settembre prossimo.

Si tratta di una pittrice francese visionaria e colta, laureata in Medicina all’Università di Montpellier e specializzata alla Oxford University. Dopo la decisione di dedicarsi solo alla pittura, ha lavorato accanto ad alcuni collettivi in Nuova Zelanda, esposto in diversi Paesi, vissuto in Belgio e in Giappone, approdando infine a New York.

Le sue sono favole gotiche, un po’ pop, un po’ noir: fra oli e tecniche miste su tela, Strigini propone figure del nostro immaginario infantile, uscite dalle fiabe classiche dei fratelli Grimm, di Andersen, di Perrault, del mondo Disney, ma calate in atmosfere sinistre e mescolate a citazioni di maestri indimenticabili del paesaggio nordico e della neve come Bosch o Bruegel, da cui la pittrice ha mutuato una tavolozza cupa e polverosa.

Scenari inquietanti che non si rasserenano neanche quando sulla scena piombano dettagli rubata alla cultura underground, al mondo dei cartoni animati e della televisione.

Il bell’allestimento di Peter Bottazzi offre al visitatore tre grandi stanze labirintiche che corrispondono alle tre aree tematiche in cui i lavori di Elisabeth Strigini sono stati suddivisi: American story, Portraits, Fantasy.

Nella prima il sogno diventa thriller perché l’America è il regno della speranza, ma anche dell’ingiustizia: le favole americane fanno paura perché sono reali e alludono fortemente a questioni sociali. Strigini dipinge scenari desolati alla David Lynch in cui si respirano la follia e l’allucinazione. Ѐ il caso di Melting Pot (2007) in cui dal fango spuntano solo i piedi di una donna con ancora le scarpe calzate. Un richiamo a terribili casi di cronaca. Oppure di Tree lights (2008) in cui l’artista dipinge il riflesso sulle cortecce di un bosco delle luci di avvistamento provenienti dalla torretta di un carcere.

Nella seconda elementi rassicuranti e familiari diventano inquietanti, stranianti: in Serial Hairdresser (2008) Elisabeth Strigini dipinge il suo parrucchiere sorridente, seduto in una pozza di sangue, con uno scalpo in mano; in Shy feet (2009) un pacioso Teletubby che affonda i piedi nel corpo sanguinante e squarciato di un cerbiatto.

L’artista francese ha inzuppato nel noir personaggi noti, miti pop come le Spice Girls (SG, 2009) e figure sacre e profane.

Ritrae se stessa a metà fra Cappuccetto Rosso e una sexy Bond-girl, armata di pistola e maschera antigas nel pieno di un bosco, in Silent boots (2009) oppure come una Madonna che veglia su un Cristo deposto in blue jeans e T-shirt in Laws of motion (2010).

Nella terza stanza, dedicata al fantasy, domina la grande poetica dell’inverno: bambine disperse nella tormenta, ma con vertiginosi tacchi a spillo (Big girl and white marshmallow, 2008) insieme a cerbiatti infreddoliti, il mondo Disney ripreso in una chiave sinistra: in Castle (2005) Strigini raffigura il celebre castello delle fiabe in rovina che si staglia contro un cielo sulfureo quasi post-atomico, in Binky (2007) Bambi sanguinante; gli sfondi idilliaci dei cartoni diventano dark come nelle opere di Tim Burton: è il caso di You can fall (2005), Are you sleeping? (2005) in cui inquietanti sono gli stessi titoli e dello zoom sulla bara di cristallo di Pool (2005).

Le sensazioni angosciose sono amplificate dal brano Tableau di Valentin Strip.

La mostra, curata da Angelo Crespi e Chiara Gatti, è accompagnata da un volume edito da 24 ORE Cultura in edizione bilingue italiano/inglese.

Indirizzo e recapiti

Museo della Permanente, via Francesco Turati 34

Telefono 026551445

 

Orari

Da Martedì a domenica 10:00 – 13:00 | 14:30 – 18:30

Lunedì e festivi chiuso

 

Biglietto

Gratuito 

Valentina Fumo

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