Elad Lassry in mostra al PAC

Le opere dell’artista israeliano esposte gratuitamente, fino al 16 settembre.

elad lassry

Forse inarcherete un sopracciglio, storcerete il naso. Oppure ne rimarrete affascinati.

In ogni caso, vale la pena entrare al PAC fino al 16 settembre e scommettere sulla forza visiva che caratterizza le opere di Elad Lassry, nato a Tel Aviv nel 1977. Attualmente residente a Los Angeles, Lassry si è messo in luce nell’ultima Biennale dopo il successo di una serie di personali, da New York a Zurigo.

Il Comune di Milano punta su di lui organizzando la prima mostra monografica che un’istituzione museale italiana abbia dedicato al giovane artista che, come ha detto il Sindaco Pisapia, ritrae la quotidianità mettendola in discussione attraverso effetti di straniamento e ridefinizione ottenuti mediante la contaminazione di codici visivi, tipica del linguaggio pubblicitario.

Lassry riesce a manipolare e ibridare fotografia, scultura, film e installazioni provocando nello spettatore, contemporaneamente, fascinazione e irritazione.

Il curatore della mostra, Alessandro Rabottin, afferma che la poetica di questo artista contemporaneo ruota intorno all’ubiquità dell’immagine nella società contemporanea: Lassry sceglie oggetti familiari che, più colorati e scenici che nel reale, diventano quasi astratti.

Lassry definisce le sue opere “sculture cui capita di essere fotografate” e la sua intera produzione è interpretabile come una riflessione sull’atto stesso di vedere.

Molte delle sue opere prevedono la decontestualizzazione di immagini prelevate da riviste degli anni Settanta: Lassry le separa dalla loro funzione pubblicitaria o comunicativa, non mettendone però in evidenza l’aspetto vintage: tale operazione di riappropriazione ha più lo scopo di dimostrare come ognuna sia in grado di attivare differenti forme di memoria e di interpretazione. Un esempio sono Living room, 2010 o  Laminated Structure (for bath), 2011.

Le pose artefatte di molti soggetti ricordano il mondo della fotografia pubblicitaria: non sembrano appartenere al dominio della funzionalità, ma non è neanche chiaro se abbiano o meno un significato simbolico.

Ѐ il caso di Woman (Green Bow), 2012: lo sguardo diretto verso lo spettatore, la donna nuda e con una estrema consapevolezza dell’obiettivo, porta uno strano copricapo ed è appoggiata a un piano, accanto una bottiglietta. Ѐ il verde la cifra cromatica imperante: l’enfasi visiva è amplificata dall’uso di una cornice colorata in tono che aumenta l’effetto discorsivo, come anche in Four Crystals (Red), 2011 e Four Braids (Blue), 2012. Bidimensionalità e tridimensionalità si confondono.

Lo stesso accade in Short ribs, eggs del 2012 in cui latte, uova e costolette sono affiancate in modo studiatamente casuale, in Cherries (Silver) in cui ciliegie metalliche si riflettono su di una superficie specchiata e in Man 071, del 2007 in cui a un modello dal sorriso perfetto e sbiancato Lassry fa spuntare un secondo paio di occhi.

L’artista israeliano ritrae anche animali che raffigurati in modo ambiguo, appaiono del tutto artificiali.: è il caso di Giraffe, 93040, dittico del 2011 e del fenicottero rosa di Chilean Flamingo, 90028, del 2007.

Un altro animale è al centro di uno strano accostamento: è la zebra protagonista, assieme all’attrice Radha Mitchell, del film in 16 mm senza sonoro Zebra and woman, 2007: Lassry sceglie la strettissima inquadratura della sua coda scodinzolante poi, con una lentissima carrellata, arriverà a mostrarci la testa dell’animale. Lo stesso farà con la donna, svelando il suo volto da sinistra verso destra.

Anche l’inquadratura diventa, quindi, un dispositivo interpretativo.

Altre pellicole Super 16 mm, Untitled 2010 (Passacaglia) e Untitled 2009, mostrano la fascinazione di Lassry per gli anni Settanta e il Cinema Strutturalista: i movimenti della camera sono limitati e ballerini e ballerine, indossando tutine aderenti, si muovono in lente coreografie.

Indirizzi e recapiti

PAC, via Palestro 14

Orari di apertura

Lunedì 14:30-19:30

Giovedì 9:30-22:30

Da Martedì a Domenica 9:30-19:30

Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Biglietto

Ingresso gratuito 

Valentina Fumo

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