Visita alla Pinacoteca di Brera

pinacoteca breraVISITA ALLA PINACOTECA DÌ BRERA DÌ UN TIPO STRANO.
La Pinacoteca di Brera di Milano è una galleria nazionale d’arte antica e moderna. Il palazzo sorge su un antico convento dell’ordine degli Umiliati. La sua fondazione risale al 1776 e si deve a un decreto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Nel 1805 si tennero le prime mostre aperte al pubblico. Il percorso espositivo è vasto e veramente interessante. La Pinacoteca, questo termine viene dal greco e significa tavolo, quadro e deposito, per cui “luogo di deposito di quadri”, è sita in via Brera, 28 e si può raggiungere con la MM2 o MM3, oppure con mezzi di superficie. Gli orari per le visite sono: 8,30 – 19,15. Chiusura tutti i lunedì, il primo gennaio, il primo maggio e il 25 dicembre. L’ultimo martedì di ogni mese l’ingresso è gratuito dalle 19,30 alle 23,00. Il costo del biglietto d’entrata è di euro 5.

Precisate queste piccole informazioni, voglio invitarvi a una visita alla Pinacoteca, da “fermi”, anche se il consiglio è di andarci di persona. La visita la facciamo in compagnia di un tipo un poco strano, il quale, nell’osservare un dipinto, si lascia andare a considerazioni dettate unicamente dalla prima impressione che ne riceve. È scontato che i quadri presi in esame sono una minima parte e senza seguire una logica particolare. Lungi tra l’altro l’idea di voler mancare di rispetto sia al contenuto raffigurato, sia all’artista che l’ha dipinto. Nello scritto non vi sono fotografie del quadro ma nulla vieta al lettore di identificarlo direttamente sul posto o entrando in internet. Iniziamo dunque la visita con il nostro strano visitatore. Nel cortile ci accolgono alcune statue di personaggi, ma subito gli balza alla vista quella posta nel centro, poco vestita e in bronzo, che raffigura Napoleone I in veste del dio Marte. Conoscendo il tipo si capisce perché Marte. Le altre statue, che si trovano nei cortili, ma anche nei corridoi, sono per celebrare artisti, scienziati, benefattori legati all’istituzione. Per questa volta il nostro strano visitatore tralascia le statue ed entra direttamente nelle stanze, dove sono esposti i quadri, e qui lascio la parola direttamente a lui.

Il primo quadro che mi appare sotto gli occhi è quello della “Venditrice di frutta”. Non si può dire che gli manchi la mercanzia, ben esposta e colorata. Ditemi voi se non vi viene la tentazione di provare a toccarla! Il grappolo d’uva che tiene tra le dita, e dal come ti guarda pare proprio sia un invito all’acquisto. Però colgo un neo, manca il listino dei prezzi! Resto ancora tra la frutta e osservo il dipinto del Caravaggio, “Ragazzo con canestro di frutta”. Qui la frutta è certamente molto meno, anche se non viene meno l’invito ad afferrarne almeno uno. Dalla venditrice l’uva nera, dal ragazzo quella bianca. Meglio di così! Proseguo e m’imbatto nella “Madonna della Candeletta”; bella, tuttavia mi colpisce la forma del suo viso che mi ricorda tantissimo un uovo. Se penso al significato simbolico dell’uovo, credo che la mia osservazione possa calzare perfettamente. Adesso mi trovo davanti al dipinto di “San Girolamo nel deserto”, con la presenza di un leone che gli è piuttosto vicino. Ora mi chiedo: o il leone non è affamato, oppure ha paura del Santo, oppure… qui secondo me bisogna attingere alla simbologia dove, uno degli aspetti negativi del leone, è quello di rappresentare il diavolo che, in questo caso, è reso inoffensivo dalla Croce, dal Vangelo e dalle preghiere del Santo. Proseguo lungo il corridoio è mi attrae il dipinto “Gruppo di famiglia” di Hayez. Quel che mi dà da pensare, è perché il marito, anziché stare al fianco della moglie, si è messo alle sue spalle. Dico io, ma vai vicino a lei no! Così ti puoi godere anche il piccolo. A meno che, l’altra donna che sorride, non sia la suocera, perché allora la questione potrebbe prendere una piega diversa. Entro in una nuova stanza e m’imbatto nell’autoritratto di Umberto Boccioni che, osservato da lontano, mi pareva un russo in visita a una delle periferie milanesi anni sessanta. Finalmente un dipinto che mi rilassa, “Pascoli a primavera”, dove una mucca col suo vitellino, bruca la tenera erba all’alpeggio. Lo sentite anche voi il vigoroso suono del campanaccio? Lascio l’alpeggio e trovo “Il pergolato”. Immediatamente mi vengono alla mente quei pergolati che una volta erano presenti nelle vecchie osterie della Milano anni cinquanta, e dove, a fianco, spesso, vi era l’immancabile campo da bocce.  Guarda un po’ cosa ti vedo, un quadro dal titolo “Cucina”, poiché la rappresenta, non c’è dubbio. Tuttavia, signore e signori, che siate o no cuochi, così non va bene per niente, mi vedo costretto a chiamare l’ASL, e che diamine! Ecco adesso un dipinto da tutti conosciuto, “Il bacio”. A me sorge ancora la domanda, ma lui è appena arrivato o è in partenza? “Donna che suona il liuto”; bello! Carina la ragazza! Non è il tipo di musica che preferisco, tuttavia un pezzo lo ascolto volentieri, così intanto lascio riposare un poco i miei poveri piedi. Riprendo la visita e m’imbatto in un dipinto dal titolo “Portarolo seduto con cesta a tracolla, uovo e pollame”. Nulla da dire, dipinto, per me, verista, osservate la tristezza sul volto del ragazzo e ditemi se non siete d’accordo con me. Comunque elevo la mia vibrata protesta, questo è sfruttamento del lavoro minorile. Quello che vedo adesso è un quadro importante, perché descrive la parabola evangelica dell’adultera, che i ben pensanti volevano lapidare. Io però mi chiedo: ma il lui dov’è? Per essere giusti non andrebbe inflitta anche a lui la medesima pena? Nell’adulterio il complice è lui, o no? Giro lo sguardo e mi trovo davanti ad un quadro che mi rappresenta una stanza di gente povera; anche un orbo se ne accorgerebbe. Chissà, magari gli fanno pagare pure l’IMU! Comunque suggerisco alla ragazza raffigurata nel dipinto “Figura femminile in un interno”, di essere un po’ più ordinata. Prima di uscire m’imbatto nel dipinto “Una partita al bigliardo”. Bel dipinto, invitante. Mi sta venendo voglia di disputare una partita. C’è nessuno di voi che …
Ecco, il nostro tipo strano termina la visita e se ne esce per riprendere la via di casa. Anch’io vi lascio, ripetendovi l’invito a visitare la Pinacoteca.

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