La forza di pensare in piccolo

Magenes EditorialeIntervista a Francesco Altieri, fondatore di Magenes Editoriale.

Da bambino Francesco Altieri ha veleggiato con il Corsaro Nero sulla rotta per Tortuga, ha visitato Atlantide a bordo del Nautilus e combattuto con le tigri di Mompracem, ha trattenuto il fiato ascoltando i fruscii della giungla insieme a Marlow. 

Una passione per Salgari, Verne e Conrad che si è portato dentro, fino a farne una professione.
Quarantatré anni, formazione economica, Altieri nel 2003 fonda la Magenes Editoriale, una piccola casa editrice specializzata in narrativa e manualistica di mare che, nonostante la crisi del mercato librario italiano, riesce a conquistare ogni anno nuovi lettori.

 

D: Innanzi tutto: Màgenes o Magénes? E cosa significa?
R: Magénes. Ѐ il cognome di mia madre. L’unico imprenditore della famiglia era mio nonno che non ho mai conosciuto, se non indirettamente dai racconti di mia madre. Mentre moglie e figlie erano sfollate a Menaggio, continuava il suo lavoro di commerciante nella Milano della Seconda guerra mondiale, anche durante i tremendi bombardamenti dell’Agosto 1943.
Ho voluto rendergli omaggio col nome della casa editrice.

D: Sei cresciuto sui libri, le grandi avventure dei classici di mare hanno plasmato il tuo immaginario. Hai sempre saputo che avresti fatto l’editore?
R: Dalle elementari alla maturità sono sempre stato “quello del giornalino”! Ho sempre avuto una passione per la carta stampata, ma all’inizio dei miei studi di economia pensavo che avrei fatto carriera in una multinazionale e che sarei diventato un product manager.

D: Poi cosa è successo?
R: Ѐ successo che sono molto sentimentale: mi affeziono facilmente alle cose che faccio, mentre un bravo product manager deve dare il proprio contributo alla definizione di un prodotto, poi passare a un altro e così via. Non si può passare la vita legato al Dixan piuttosto che allo Yomo: serve una nuova mente che dia nuovo impulso alla pubblicità, alle campagne.
Alla fine la mia vita sarebbe stata un continuo abbandonare le cose a cui mi ero affezionato. In quegli anni ho capito che il mio sogno sarebbe stato realizzare qualcosa di mio, una sorta di creatura da crescere.
L’editoria è stata una scelta spontanea, naturale.

D: Come hai iniziato?
R: Nel 1997, assieme ad alcuni amici, ho creato una rivista dedicata alla nuova narrativa italiana: Addictions. Pubblicavamo, assieme a esordienti, contributi di autori conosciuti come Pinketts, Lucarelli, Nove, Caliceti, Santacroce. L’anno dopo siamo passati dalla rivista ai libri veri e propri.
Eravamo giovani e carichi di entusiasmo, perennemente impegnati in presentazioni in locali, librerie e biblioteche. Abbiamo organizzato moltissimi eventi. Ho dei ricordi bellissimi.

D: Soddisfazioni?
R: Tante. Negli anni di Addictions, abbiamo tenuto a battesimo autori come Alessandra Contin, oggi giornalista de La Stampa, autrice di Webmaster, il primo romanzo italiano ambientato nella rete, e abbiamo pubblicato diverse opere di autori come Alda Teodorani e Gianfranco Nerozzi.
I ritorni di vendite non erano però quelli sperati e così purtroppo il progetto Addictions si è concluso. D’altra parte, è stata anche l’occasione per sviluppare il mio interesse per il mare.

D: Fai l’editore di mare a Milano, dove il mare…non c’è! Mi è sfuggito qualcosa?
R: Milano è una delle più importanti città di mare in Italia!
Se guardi al numero di yacht club, associazioni, scuole veliche a Milano e provincia capirai subito che, pur mancando l’acqua, c’è un grande interesse per il mare.

D: Quello dell’editore è un mestiere culturale, ma anche un’attività economica.
Oggi gli editori italiani sono oltre ottomila, con un continuo ricambio: immagino che dedicarsi alla narrativa e alla manualistica di mare sia stata anche una scelta di sopravvivenza...
R: Certamente. L’unico modo per sopravvivere e crescere era occupare saldamente una nicchia di mercato. Il vero punto di forza dei piccoli editori italiani è la specializzazione: bisogna pensare…in piccolo!

D: Dopo il 2009, l’annus horribilis dell’editoria italiana, l’AIE (Associazione Italiana Editori) ha registrato per il biennio 2010-2011 un modesto segnale positivo (+0,3% nelle vendite): insieme ai tascabili che adesso hanno il 20% del mercato, a crescere sono proprio i piccoli editori con addirittura il 13.5% del fatturato dei canali trade. Ѐ un bel risultato. Qual è la tua previsione per il futuro?
R: Come in tutti gli altri settori, lo scenario negli ultimi mesi è peggiorato drammaticamente, ma con una distinzione fra narrativa e manualistica alla luce della quale dobbiamo interpretare il trend di cui mi parli.
Ѐ sempre più difficile, soprattutto per una piccola o media casa editrice, fare narrativa.
Questo perché servono un mestiere e forze che raramente le piccole case editrici riescono a mobilitare: il libro deve essere scritto bene o tradotto bene, deve avere un editing eccellente e una grafica perfetta. Inoltre, il lancio in libreria deve essere importante: bisogna avere un ufficio stampa che faccia parlare del libro, dandogli la massima visibilità proprio in quei quarantacinque giorni in cui è sugli scaffali delle librerie, prima che venga restituito: oggi il mercato prevede tempi ristrettissimi.

D: Sulla manualistica il discorso è diverso? Voi vi occupate di subacquea, apnea, vela e turismo legato alla navigazione.
R: Sì, anche noi sulla manualistica stiamo crescendo molto. Questo incremento nelle vendite compensa ampiamente il calo sulla narrativa. Trent’anni fa al pubblico bastavano manuali generici su di un argomento, adesso il lettore è sempre più preparato e vuole approfondire, quindi è più facile che la nicchia sia occupata dal piccolo editore piuttosto che dal grande editore generalista.

D: Quali sono i rischi principali per la piccola editoria?
R: Essenzialmente due.
Il primo è la diminuzione delle librerie indipendenti che fanno sopravvivere i piccoli editori: sono di meno e non possono più comprare quanto diversi anni fa.
Al contrario, le catene crescono in numero e in mezzi, tuttavia vengono sempre gestite con la politica della grande distribuzione: concentrarsi su di un numero sempre più ridotto di titoli con volumi di vendita più ampi.
Il secondo è l’incognita rappresentata dall’apertura del mercato agli eBooks.

D: Gli eBooks non sono anche un’opportunità? Ѐ vero che si tratta di un mercato che ha solo due anni, ma l’assestamento dei prezzi su una media di 11.80 euro (fonte: AIE) mi sembra sintomatico del fatto che gli editori stiano costituendo i cataloghi…
R: Non bisogna lasciarsi cogliere impreparati ed è necessario monitorare attentamente le vendite, ma al momento queste sono talmente basse da non poter consentire uno switch: un editore non può permettersi di abbandonare la carta per dedicarsi solo all’online. Inoltre è un fenomeno legato prevalentemente alla narrativa.
Di sicuro, si stanno creando tutte le condizioni per un incremento nelle vendite: comincia a diffondersi una certa dimestichezza con i reader e, addirittura, si stanno diffondendo eBooks pirata e anche versioni eBook di libri che dovrebbero esistere in versione solo ed esclusivamente cartacea.
Penso che la vera rivoluzione si avrà quando i bambini della generazione digitale non studieranno più sui cartacei, ma sui tablet e libro per loro sarà qualcosa come oggi per noi è la lettera in rapporto all’email, e parallelamente quando gli editori non penseranno all’eBook come semplice trasposizione del libro cartaceo, ma come innovativo spazio di contenuti tradizionali e multimediali.

D: Se ti dico che, nel 2011, il mercato del gioco d’azzardo in Italia ha realizzato 76 miliardi di euro che è 23 volte il fatturato dell’editoria ti sciocchi?
R: Mi scioccano tante cose. Il fatto che gli italiani si siano sempre più disabituati a pensare criticamente è solo una delle tante…

D: Qual è il libro di cui vai più orgoglioso?
R: Ogni giorno sono più legato a un libro diverso: è un po’ come quando ti svegli la mattina e hai una canzone in testa.
Posso dirti che sono strafelice di aver “scoperto” Andrea Quadraroli, ma sono anche convinto che, non l’avesse pubblicato Magenes, l’avrebbe fatto qualcun altro! Sono orgoglioso del lavoro che Francesca Soldavini, la mia bravissima editor, ha fatto insieme ad Andrea. La pupa scarlatta o il ciclo di Jack Whaler verranno ricordati assieme alle opere dei grandi scrittori di mare italiani come Raffaele Brignetti e Vittorio G. Rossi.
Allo stesso modo, mi piace pensare di aver riproposto classici che rischiavano di diventare perduti, come Naufrago volontario di Alain Bombard o Vent’anni di Mediterraneo di Göran Schildt: per decenni, sono stati pubblicati in Italia da editori importanti e poi eliminati dai cataloghi. Ripubblicati da Magenes hanno avuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico.

D: Operare su Milano ti avvantaggia come imprenditore?
R: Molti colleghi che lavorano in centri più piccoli sono maggiormente privilegiati a livello istituzionale, nel senso che negli anni sono riusciti a ricavarsi delle splendide collaborazioni con università, banche, aziende e soprattutto con le istituzioni locali.
Su Milano è molto più difficile, perché questi contatti sono riservati a editori più importanti.
L’indubbio vantaggio è essere al centro di un mercato importante, avere maggiore facilità di contatto con autori e librerie.

D: In generale qual è il tuo rapporto con la città?
R: Il mio sogno sarebbe quello di vedere il mare fuori dalla finestra! Ma a Milano sono nato e cresciuto e sicuramente la amo. Ho sempre avuto un rapporto particolarmente spartano: nonostante fossi un universitario negli anni della Milano da bere non ho mai approfittato della sua vita notturna o dello shopping.

D: Mi hai raccontato la tua passione per i racconti di mare di quando eri bambino. Ora che sei un adulto, tra l’altro molto impegnato, hai tempo per leggere?
R: Trovare un po’ di tempo per me è un grandissimo problema: alterno la lettura dei quotidiani on-line agli aggiornamenti contabili e fiscali, mentre la pila di libri sul mio comodino lievita. Ma ad una lettura non rinuncio mai: la sera racconto le favole a mia figlia Federica.

Pin It

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.