Cina, il gigante dai piedi d'argilla

cinaLasciamo per una volta sola l’ambito Milanese per concentrarci su un argomento di cui molti spesso parlano ma di cui, altrettanto frequentemente, si sa poco. Parliamo della Cina, e degli stravolgimenti che stanno avvenendo, che tuttavia sono stati ultimamente surclassati dalle famosissime elezioni Americane, con il rinnovo del mandato a Barack Obama nell’incarico di presidente degli Stati Uniti. Le pompose elezioni che sono avvenute oltre oceano hanno avuto a tutti gli effetti la forma di una cortina mediatica che ci ha lasciato all’oscuro del vero problema che si sta ormai realizzando dall’altra parte del mondo, dove, dopo ben 10 anni, si è aperto la settimana scorsa il diciottesimo congresso del Partito comunista, con lo scopo di rinnovare la classe politica del paese.

Troppe volte ho sentito in giro persone, anche quotate e con una cultura notevole, parlare della Cina come un modello da seguire per accrescere la nostra economia:  tuttavia nel corso del tempo, grazie ai corsi che ho frequentato all’università sull’economia, mi sono reso conto (parere opinabilissimo ovviamente) che la Cina oggi è una bomba ad orologeria, che esploderà tra poco tempo provocando effetti devastanti. Il paese infatti sta attraversando uno dei paradossi più grandi di tutta la sua storia, con un sistema politico che permette di far detenere più dell’ 80% della ricchezza del paese in mano a meno del 15% della popolazione, in un clima che osteggia fortemente l’occidente (corrotto dal capitalismo), così come ha dichiarato il presidente (che alla fine del congresso sarà sostituito) Hu Jintao, che prospetta un futuro di lavoro duro all’insegna della lotta contro il capitalismo in favore della ricchezza per tutti i ceti del paese. Un discorso a dir poco assurdo, per due ragioni fondamentali: la prima è che non esiste una spinta rinnovatrice nella politica, che continua a detenere nei suoi esponenti più importanti capitali astronomici, lasciando le briciole alla popolazione; la seconda è che ormai il sistema economico su cui la Cina fonda la sua ricchezza è evidentemente capitalistico, che difetta tuttavia di quei valori di libertà e uguaglianza che ci sono nei sistemi liberali. La ciliegina sulla torta è rappresentato dal discorso che Hu ha pronunciato riguardo la nuova lotta contro la corruzione, che è dilagante nella classe politica e non è mai stata combattuta.

La situazione tuttavia sta già cambiando, con grandi spinte dalle classi più povere, che lavorano in condizioni disumane, che stanno manifestando con scioperi e disordini che vengono costantemente soffocate dalle forze di polizia, nonché da quelle politiche, che si forgiano di valori inesistenti in un paese che manifesta rantoli di ribellione. La situazione non può che peggiorare nei prossimi tempi, visto che il nuovo leader del partito (che opera in totale assenza di controlli) Xi Jinping è un faccendiere che ha le mani in pasta in ben sei imprese manifatturiere, molte delle quali sono finite sotto indagine per sospetto riciclaggio di danaro. Ovviamente lasciamo solo immaginare quali sarebbero le conseguenze di una rivolta popolare in Cina, che detiene oggi buona parte del debito pubblico statunitense.

Insomma, oggi la Cina forse rappresenta l’ “anti-modello” a cui dovremmo appellarci per risollevare la nostra situazione, visto che le libertà personali non vengono rispettate, il partito fa praticamente ciò che vuole, la libertà di informazione è pari a zero, e la tanta ricchezza che viene ammirata da tutto il mondo è in mano solo ai politici, che fregiano il paese di vittorie stratosferiche in base a un’economia che non esiste, e, in barba a tutto e a tutti, osano persino sputare nel piatto dove mangiano, proclamando il capitalismo come il nemico numero uno dell’occidente. Voi davvero vorreste vivere in un paese così?

Andrea Lino

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