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Generazione 2.0 Made in Italy: intervista all’autore Federico Capeci

generazione2.0Il prossimo mercoledì 21 novembre 2012, alle ore 17.00, la Sala Colucci dell’Unione Confcommercio di Milano ospiterà una conferenza per presentare l’ebook Generazione 2.0 Made in Italy, una ricerca realizzata da Federico Capeci amministratore delegato di Duepuntozero Research. Questo ebook si occupa di studiare e comprendere le potenzialità di tutti coloro che, in un’età compresa tra i 18 e i 30 anni, rappresentano la prima generazione italiana che ha vissuto la crescita e lo sviluppo del Web 2.0 dall’interno.

L’iniziativa è stata organizzata da Asseprim (Associazione Nazionale Servizi Professionali per le Imprese) e prevede la partecipazione, oltre al presidente di Asseprim Umberto Bellini, anche di rappresentanti di aziende quali Facebook, Italia 1 e Coca-Cola.

In vista della conferenza di mercoledì, ho intervistato Federico Capeci, l’autore di Generazione 2.0 Made in Italy, che mi ha fornito in anteprima interessanti chiarimenti sulla ricerca che verrà presentata la settimana prossima.

D: In poche parole descriverebbe di cosa si occupa e quali sono gli obiettivi di Duepuntozero Research?

R: Siamo un’agenzia di ricerche di mercato digitali, che usa il web e i social network per comprendere consumatori, brand, efficacia delle comunicazioni. I nostri principali campi di expertise sono, in particolare, la co-creation, ovvero il coinvolgimento dei consumatori in processi di sviluppo di nuovi prodotti, idee, comunicazioni, e l’analisi delle conversazioni spontanee dalla rete, ovvero di ciò che le persone scrivono e postano online poiché questo è un grande bacino di analisi che oggi fornisce una quantità enorme di informazioni, per chi le sa trovare, leggere e, soprattutto, interpretare.

D: Alla conferenza di mercoledì 21 presenterà il nuovo ebook Generazione 2.0 Made in Italy frutto della sua ultima ricerca. Ce lo presenterebbe?

R: Quello che l’ebook intende fare è condividere un pensiero ed una prospettiva su questa generazione, che sia finalmente libera dai preconcetti che spesso i media hanno nei loro confronti o anche stereotipi. Si tratta dei ragazzi che sono cresciuti immersi nel web 2.0 e che oggi hanno tra i 18 e i 30 anni: sono molto differenti anche dalla più ampia Net Generation, perché i social network, i blog, i forum, etc. hanno permesso la nascita e l’espressione di alcuni valori di base che ci fanno pensare molto in positivo su questi ragazzi. Il libro, quindi, declinail sistema valoriale della gen2.0: è lo S.T.I.L.E.2.0, ovvero le regole di comportamento che condividono, tra Socialità, Trasparenza, Immediatezza, Libertà ed Esperienza. Le generazioni precedenti pensavano in modo differente, avevano un diverso stile e forse anche per questo spesso non riescono a capirli bene: se non hai lo S.T.I.L.E.2.0 o comunque non riconosci che loro lo hanno, come puoi fare il padre, oggi, il politico, il brand…

D: Come mai ha deciso di occuparsi proprio di queste tematiche?

R: La motivazione originaria è stata l’assenza del nostro Paese nella ricerca di Don Tapscott. Net Generation. Ci sono rimasto un po’ male ed ho sentito la responsabilità di parlare dell’Italia, di questa generazione che anche da noi sta assumendo rilevanza e soprattutto dovrà farlo nel prossimo futuro. Poi, con la ricerca, mi sono diretto su un sotto-insieme, la Generazione2.0 appunto, perché ho rilevato la loro peculiarità anche rispetto alla più grande net generation di cui spesso, oramai, si parla.

D: Come si inquadra il libro nel contesto delle ricerche di Duepuntozero Research?

R: Nel tempo, lo S.T.I.L.E.2.0 è diventato lo sfondo per ogni nostra ricerca, lo scenario di base su cui poggiare ogni nostra indagine, ma anche un frame di metodo che ci permette di coinvolgere chi appartiene alla Generazione 2.0 nelle ricerche, senza annoiarli, disturbarli, innervosirli con questionari a loro inadeguati.

D: Quali sono i suoi pronostici riguardo il futuro della Generazione 2.0 italiana?

R: Dipenderà molto dalle generazioni più adulte. Siamo un paese gerontocratico, ancora, e forse per molto, visto l’invecchiare della nostra popolazione. Loro sono un’energia formidabile e una fonte rarissima del cambiamento che il nostro paese deve fare. Ma nello stesso tempo ritengo che non tutto sia in mano loro, poiché dipenderà da chi e quanti sapranno capire lo S.T.I.L.E.2.0 e farlo esprimere in ogni sua potenzialità.

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