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Bancarelle e chioschi di libri: Salviamoli

Salviamo le bancarelle e i chioschi dei librai, lo dice il Manzoni.

libriQuest’anno Sant’Ambroeus ha recapitato una curiosa lettera a Palazzo Marino. Giuliano Pisapia si è trovato sul tavolo una singolare richiesta, proveniente dal Manzoni in persona. Il motivo è uno solo: sollecitare il Sindaco a rivedere le tasse sul plateatico, l’occupazione del suolo pubblico, le quali sono raddoppiate nell’ultimo anno, mettendo in ginocchio la ventina di bancarelle che ancora sopravvivono a Milano.

Solo una ventina di anni fa erano una sessantina, dislocate per lo più nelle vie del centro di Milano, come una fedele mappa del tessuto storico e culturale di questa nostra città. Sì, perché ne hanno fatto parte e ne fanno ancora, hanno vissuto e rappresentato la società milanese dal secondo dopoguerra fino alla loro inesorabile scomparsa. Il caso più emblematico è quello di Giuseppe Manusè, il quale, dopo 48 anni di attività, nel 2010 ha chiuso la sua bancarella per far posto alla vendita di profumi. Da lui sono passati Montanelli, Montale e Strehler; i sessantottini, i giovani delle contestazioni degli anni ’70 e il leader della Maggioranza Silenziosa, Adamo Degli Occhi. La lista è infinita, come il valore del ruolo che ha avuto nel frequentare e far crescere la vita meneghina.

   Quale penna più autorevole per difendere la loro causa se non quella del più celebre scrittore milanese? Chiaramente si tratta di un falso storico, il mittente, Angelo Stella, è il presidente della Casa del Manzoni e ha trovato questo escamotage per far valere le sue ragioni. “Signor Sindaco,Lei sa che i libri non possono assentarsi dalla città che si vuole ‘nuova’, Lei non può non desiderare come noi che i librai continuino, di primavera e d’inverno, a offrire sulle piazze, negli angoli, lungo le strade, favole storie immagini agli appassionati lettori… chiedendo loro un equo canone che saranno lieti di versare con la semplice dignità dei cittadini onesti.”.

   Sperando che questo stratagemma sortisca il suo effetto, a me non resta che segnalarvi dei siti in cui troverete la maggior parte delle bancarelle,delle fiere e dei mercatini del libro e chiedervi di farci un salto o di fermarvi a dare una semplice occhiata o, perché no, comprarvi un regalo di natale da loro, invece che in una catena della grande distribuzione. Nelle più belle capitali europee sono salvaguardati e apprezzati dai turisti, come i famosi bouquinistes sulle rive della Senna, sono un pezzo della loro cultura e della loro tradizione. Impariamo anche noi a difendere e a promuovere ciò che di valore e di storia ci offre la nostra città.

                                                                                                                                          

Salviamo le bancarelle e i chioschi dei librai, lo dice il Manzoni.

 

Quest’anno Sant’Ambroeus  ha recapitato una curiosa lettera a Palazzo Marino. Giuliano Pisapia si è trovato sul tavolo una singolare richiesta, proveniente dal Manzoni in persona. Il motivo è uno solo: sollecitare il Sindaco a rivedere le tasse sul plateatico, l’occupazione del suolo pubblico, le quali sono raddoppiate nell’ultimo anno, mettendo in ginocchio la ventina di bancarelle che ancora sopravvivono a Milano.

Solo una ventina di anni fa erano una sessantina, dislocate per lo più nelle vie del centro di Milano, come una fedele mappa del tessuto storico e culturale di questa nostra città. Sì, perché ne hanno fatto parte e ne fanno ancora, hanno vissuto e rappresentato la società milanese dal secondo dopoguerra fino alla loro inesorabile scomparsa. Il caso più emblematico è quello di Giuseppe Manusè, il quale, dopo 48 anni di attività, nel 2010 ha chiuso la sua bancarella per far posto alla vendita di profumi. Da lui sono passati Montanelli, Montale e Strehler; i sessantottini, i giovani delle contestazioni degli anni ’70 e il leader della Maggioranza Silenziosa, Adamo Degli Occhi. La lista è infinita, come il valore del ruolo che ha avuto nel frequentare e far crescere la vita meneghina.

Quale penna più autorevole per difendere la loro causa se non quella del più celebre scrittore milanese? Chiaramente si tratta di un falso storico, il mittente, Angelo Stella, è il presidente della Casa del Manzoni e ha trovato questo escamotage per far valere le sue ragioni. “Signor Sindaco,Lei sa che i libri non possono assentarsi dalla città che si vuole ‘nuova’, Lei non può non desiderare come noi che i librai continuino, di primavera e d’inverno, a offrire sulle piazze, negli angoli, lungo le strade, favole storie immagini agli appassionati lettori… chiedendo loro un equo canone che saranno lieti di versare con la semplice dignità dei cittadini onesti.”.

Sperando che questo stratagemma sortisca il suo effetto, a me non resta che segnalarvi dei siti in cui troverete la maggior parte delle bancarelle,delle fiere e dei mercatini del libro e chiedervi di farci un salto o di fermarvi a dare una semplice occhiata o, perché no, comprarvi un regalo di natale da loro, invece che in una catena della grande distribuzione. Nelle più belle capitali europee sono salvaguardati e apprezzati dai turisti, come i famosi bouquinistes sulle rive della Senna, sono un pezzo della loro cultura e della loro tradizione. Impariamo anche noi a difendere e a promuovere ciò che di valore e di storia ci offre la nostra città.

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