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Milano città pulita... il riscaldamento però!

milano invernoEccoci finalmente entrati nel clima invernale e natalizio: si sono visti i primi fiocchi di neve, la brina sui parabrezza delle auto parcheggiate in strada, le pozzanghere ghiacciate, la colonnina di mercurio andare sotto lo zero. Certo che rispetto a quando ero piccola è cambiato anche il freddo. Un tempo l’inverno era davvero una stagione rigida pur abitando in città, perché non si saliva mai sopra gli zero gradi come temperatura. Se non si infilavano i guanti le mani cadevano a terra congelate e i piedi per restare caldi imploravano i doposci anche per andare a scuola o in ufficio. E lo spettacolo della città innevata era frequente al punto da essere qualcosa di assolutamente normale. Ricordo ancora di aver fatto sci di fondo al Parco Sempione, o di essermi lanciata giù dalla montagnetta di San Siro con un sacchetto di plastica (molto più divertente dello slittino che è monodirezionale), per non parlare delle grandi battaglie a palle di neve o della gara al pupazzo di neve più grande.

Ultimamente invece la neve scarseggia parecchio in città. Senza addentrarmi troppo in modo scientifico nel problema, mi viene solo da fare una banale considerazione che però immagino in parte influenzi la situazione climatica attuale. E’ mai possibile che in ufficio si debba girare in maglietta a maniche corte o in top perché si boccheggia dal caldo? Non ci troviamo mica sotto l’equatore dove le stagioni sono invertite. Eppure laddove ci sono i riscaldamenti autonomi la temperatura viene sparata a venticinque gradi minimo. Non è affatto salutare, né tantomeno educativo. E poi, quando dovremmo metterlo il maglione se non adesso? E’ forse esteticamente osceno vedere gente in ufficio o in casa con una maglia in più. Ecco perché fanno giacconi e piumini sempre più tecnologici, sempre più leggeri di peso: la gente è diventata più freddolosa. Perché come in tutte le cose bisogna, allenarsi, temprarsi per procedere e non scivolare lentamente indietro; o se non altro per non peggiorare. Ho sempre sostenuto che la vita comoda non fa bene come regola di base: le eccezioni ci stanno e vanno bene proprio in quanto tali, se diventano la norma non se ne apprezza neanche più il lato piacevole e si va alla ricerca di qualcosa di più. E’ una scalata continua, ma non si sa fino a dove. E intanto lo scontento e il malumore aumentano. E’ raro vedere gente davvero felice. Lasciamo stare la crisi, perché questo atteggiamento non è cosa da ultimi anni. Mi guardo intorno e vedo musi lunghi (lasciamo stare le ragazze- giovani donne che usano quell’espressione facciale come atteggiamento di fondo quasi il mondo pesasse solo sulle loro spalle); le persone per strada scattano su tutte le furie se qualcuno inavvertitamente taglia loro la strada, le urta; chi parla al cellulare, nove su dieci sta litigando con qualcuno; per non parlare di automobilisti, motociclisti che si mandano a quel paese a suon di gesti e di clacson. Si può essere felici come atteggiamento di base, senza un motivo specifico. Posso garantire che molti mal di testa passano all’istante, anche i dolori di schiena e spalle dovuti alla tensione svaniscono, e si parte più carichi e vogliosi di fare a prescindere di quello che si deve fare.

Ogni tanto penso a come vivevano i miei nonni in montagna: poche cose sane, una tempra imbattibile, una salute di ferro, infaticabili, intraprendenti, talvolta addirittura geniali, eppure all’epoca le fatiche non mancavano, e neanche il freddo, decisamente più rigido di adesso. Ho sempre sostenuto e continuerò a farlo, che lo stile di vita ricade sull’atteggiamento che si ha nell’affrontare la vita stessa. Fidatevi, un po’ di “rigidità” ben sopportata può dare grandi soddisfazioni: si svelano lati di noi che neanche immaginavamo di avere. E anche il clima ne risente (in senso lato e in senso stretto).

Ad Avvento inoltrato (che qui a Milano dura ben due settimane in più del previsto dal rito romano) potremmo proporci come impegno di cambiare atteggiamento a prescindere da tutto: svegliarci la mattina e iniziare a sorridere. Una medicina gratuita ma salvifica! Provare per credere.

Chiara Collazuol

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