• Home
  • CRONACA
  • Cade il Governo tecnico: IL FUTURO TRA SPREAD ED INCERTEZZE

Cade il Governo tecnico: IL FUTURO TRA SPREAD ED INCERTEZZE

spreadMonti ha annunciato le sue dimissioni, precisando che sono irrevocabili. Il messaggio è chiaro e preciso, per chi ha le orecchie tese: mi ritiro perché il pdl, con il discorso pronunciato da Alfano qualche giorno fa, ha deciso di togliermi la maggioranza, e senza maggioranza non si va avanti.

Discorso giustissimo, e tanto di cappello per la personalità e la decisione con la quale il professore ha deciso di fare la mossa giusta al momento giusto. Il problema vero è chi sta dietro, aldilà delle posizioni politiche: perché rischiamo, anche l’anno prossimo, nel 2013 di avere delle elezioni uguali a quelle di vent’anni fa, che vedevano sempre gli stessi protagonisti, Berlusconi e Bersani. Non è forse il caso di svecchiarci un po’?

Una frase in particolare tuttavia ha fatto scalpore negli ultimi giorni, quell’ormai famoso “lo spread? E a noi che importa?” pronunciato dal candidato premier per il pdl (Berlusconi per chi non lo sapesse) alle prossime elezioni. La prima cosa che ho pensato è stata: oh poveri noi, cosa ci tocca a sentire. Il problema vero delle parole del buon cavaliere non stanno tanto nell’affermazione, ma nella profonda disinformazione che può celarsi dietro di esse. Allora vediamo di capirci bene una volta per tutte, perché ad oggi questo dannato “spread” che fino a due anni fa nessuno conosceva, continua a rimanere un oggetto misterioso per la maggior parte delle persone comuni, che prese (giustamente) dal lavoro non hanno il tempo di informarsi riguardo a questi argomenti. Però adesso è arrivato il momento, quindi basta, basta, basta dire cose a caso e cerchiamo di capire che cos’è lo spread e come si manifesta nella vita di tutti i giorni.

Proviamo quindi a semplificare un concetto che, senza determinate conoscenze (che si possono apprendere frequentando un corso qualsiasi di economia politica in una qualsiasi università) può risultare effettivamente complicate. In pratica lo spread è il differenziale (la differenza, il dislivello) che c’è tra i nostri titoli di stato (per semplicità non prendiamo tutti i vari titoli possibili, ma solo i BTP) e quelli tedeschi. Molti si chiedono: ma il differenziale tra cosa? La risposta è semplice, e sta nei tassi d’interesse. Prendiamo il concetto da lontano, paragonandolo alle faccende di tutti i giorni: l’Italia ha un forte debito, e questo lo sanno tutti, che è pari circa al 125% del proprio Pil (prodotto interno lordo). Lo stato per ripagare questo debito, oltre a chiedere prestiti e far pagare a noi tasse, ha un terzo modo: rilasciare titoli di stato, ossia obbligazioni, che hanno un certo tasso d’interesse. Le nostre obbligazioni, attualmente, hanno un tasso d’interesse che si attesta intorno al 3%, questo vuol dire, in soldoni, che chi compra le nostre obbligazioni (che forniscono soldi a noi per ripagare i debiti) riceve mettiamo 3 euro ogni tot tempo. Qui si innesta anche tutto il discorso della fiducia al paese, visto che le obbligazioni dovranno prima o poi essere saldate (ricomprate dallo stato) per colmare quel debito che al momento è in mano al mercato piuttosto che ad un altro paese che ha comprato i titoli: ora, se il paese è poco affidabile, sarà necessario alzare i tassi d’interesse legati ai titoli per cercare di rendere più appetibili le nostre obbligazioni al mercato, in modo che vengano comprate. Proprio qui si introduce il concetto di “spread”, che alza il proprio valore quando i tassi d’interesse dei nostri titoli si alzano.

Ora vi chiederete: ma in tutto questo discorso cosa c’entra la Germania? Il discorso è piuttosto complesso, ma in pratica i Bund tedeschi (le obbligazioni tedesche) sono i titoli più solidi in Europa, visto che vengono comprati in gran numero con un tasso d’interesse basso.

Ora, qualcuno spieghi per favore al signor Berlusconi che se i tassi d’interesse sulle nostre obbligazioni si alzano, lo stato quando dovrà tornare sul mercato per vendere le obbligazioni dovrà farlo con un tasso più alto rispetto alla sessione precedente (visto che se il paese perde credibilità, nessuno prenderà i nostri titoli perché probabilmente non li ripagheremo, quindi dovremo alzare i tassi per renderle appetibili), e questo si riperquote sulle nostre spese. Proprio così signori, perché i tassi d’interesse dei titoli si ricollegano anche ai tassi sui mutui, sulla spesa pubblica, e sulle nostre tasse: è ovvio che se, come l’altro giorno, lo spread si alza di 60 punti (saltando da 280 punti base a 340) questo equivale a un innalzamento dei tassi di circa un punto percentuale (dal 3% al 4%), il che porterà lo stato a pagare circa un miliardo e mezzo di euro in più di tassi sulla vendita dei nostri titoli. E a chi pensate che li chiederanno questi soldi? Proprio a noi, che sgobbiamo tutto il giorno, e poi ci sentiamo dire da un politico, una persona che potrebbe guidare la nostra nazione in futuro, che ce ne dobbiamo fregare dello spread e di tutte le spese in più che questo comporta. Per favore, va bene l’ottimismo e tutto il resto, ma la prossima volta risparmiateci certe boiate.

Pin It

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.