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Giardini e ambiente: intervista a Vittorio Peretto, team leader di Hortensia

giardino vista duomo2Fra Milano e la Russia, il celebre paesaggista racconta la sua passione per il verde
Russel Page scriveva che “avere il pollice verde" non è un semplice modo di dire. 
Per avere il pollice verde è necessario anche “avere un cuore verde” perché un giardino ben fatto è il prodotto di qualcuno che abbia sviluppato la capacità di conoscere e amare gli esseri viventi.
Ed è sicuramente verde il cuore di Vittorio Peretto, 48 anni, fondatore e team leader di Hortensia, lo studio milanese di paesaggisti, agronomi e giardinieri specializzati che, ispirandosi a un laboratorio rinascimentale, dal 1999 progetta e realizza spazi verdi in Italia, ma anche in Russia, in Ucraina, in Georgia, in Tunisia e in Grecia: dalla ricostruzione del giardinetto di poppa della Nave Scuola Amerigo Vespucci a meravigliose terrazze e giardini privati.
 
peretto vittorio
Definito “geniale” sulle colonne di Repubblica, Peretto è stato più volte vincitore del concorso Orticola
 
L’abbiamo incontrato per parlare di architettura del paesaggio, made in Italy e, naturalmente, Milano.
 
D: Come nasce la sua passione per la progettazione del paesaggio?
R: Ho sempre amato la natura: da bambino sognavo di fare la guardia forestale. Dopo il diploma agrotecnico, ho iniziato a lavorare in una azienda giovane e piena di passione che progettava e realizzava giardini. Dopo otto anni, ho pensato di mettermi in proprio: all’inizio ero da solo, poi con un dipendente. Negli anni siamo cresciuti e adesso abbiamo una clientela internazionale: progettiamo e realizziamo giardini da qui al Mar Nero. 
 
D: C’è qualcosa che la ispira particolarmente quando progetta?
R: Spesso mi ispira la musica. Rimpiango di aver lasciato lo studio del pianoforte, ma questa mia passione in qualche modo è rientrata negli spazi verdi che creo: le leggi dell’armonia che regolano un brano musicale sono le stesse alla base di un paesaggio ben fatto.
Per esempio, abbiamo appena progettato un giardino vicino a Mosca, tutto ispirato ai compositori russi
Ѐ stato un lavoro particolare, unico, che mi piacerebbe mostrarle… 
 
D: Che meraviglia….
R: Abbiamo creato nel bosco un percorso arricchito da sculture e ispirato a Quadri di una esposizione di Mussorgsky; poi c’è una scacchiera ispirata a Prokofiev perché il compositore era appassionato scacchista: pochi sanno che Pierino e il lupo è articolata come una partita a scacchi in cui si alternano le mosse del bambino, del lupo, del nonno, dell’anatra, dell’uccellino. Poi abbiamo progettato uno splendido lago con dei cigni ispirato a Čajkovskij e al suo interno abbiamo creato una piccola isola con pianoforte a coda ispirato a Skrjabin. Per finire, poiché nei giardini delle dacie russe deve sempre esserci un frutteto, eccone uno ispirato a Stravinskij che ha musicato La sagra della primavera
Sono queste le idee forti che ci chiedono i nostri clienti: questa è la forza del made in Italy.
 
D:Fra i suoi progetti ce n’è uno cui è particolarmente affezionato?
R: Sì, sono rimasto molto legato al mio primo orto. In Liguria ho creato una cucitura fra il paesaggio campestre e il paesaggio ornamentale di un giardino realizzando un campo di lavande a filari. La lavanda, tipica coltura provenzale, con i suoi fiori parla sia il linguaggio grafico agricolo sia quello ornamentale. Esisteva già un bel disegno geometrico dato da filari di more e viti e ho pensato di inserirmi in sordina, poi ho fatto nascere un giardino mediterraneo in cui si alternavano ortaggi, piante ornamentali e piante da fiori
 
D: Lei ha progettato giardini in Crimea e collabora con i docenti dell’ Istituto di paesaggio di Omsk che si trova in Siberia, al confine con il Kazakistan; parla russo: cosa l’affascina dell’Est?
R: L' Est è sempre stato il campo privilegiato della mia immaginazione. Le letture di Marco Polo, fin da bambino, mi hanno fatto sognare lande sterminate, cavalli al galoppo, visi bruciati dal vento, caldo soffocante e freddo terribile.
Poi, tanti anni dopo, il lavoro mi ha portato in Georgia, a T'Bilisi, lungo una delle Vie della Seta e in seguito in Turchia, Russia e Ucraina. 
In questi Paesi ho scoperto una grande cultura del verde: pensi che in Crimea a Yalta, esiste un orto botanico di quaranta ettari con oltre undicimila varietà diverse di piante da frutto.
Per me è stato straordinario e gratificante scoprire che la botanica è un linguaggio terzo e universale.
 
D: Oggi in Italia si “pensa verde”? 
R: La cultura e la consapevolezza rispetto al paesaggio e alla sua progettazione stanno crescendo, ma credo che dovremmo trarre ispirazione dal nostro passato: siamo poco coscienti del retaggio che abbiamo. Oggi è molto più facile veder nascere giardini all’italiana in Belgio e Olanda che non in Italia. 
Complice di questa situazione è anche la qualità dell’edilizia: nei Paesi Bassi anche i quartieri industriali o di terziario sono ben pensati e realizzati e la progettazione del paesaggio è integrata.
In Italia, spesso il verde deve mimetizzare brutture edilizie: questo è un forte limite sulla progettazione che non ci permette di utilizzare la linearità dello stile all’italiana come fanno all’estero. 
 
D: Guido Crepax diceva che a Milano il verde è nascosto, elitario: esiste in città una politica veramente organica del verde pubblico? 
R: Einaudi diceva che gli italiani sono il popolo delle inaugurazioni e non delle politiche a lungo termine: l’italianità si presta all’intervento slegato. Ma ci sono degli ottimi segnali di miglioramento: per esempio il grande sviluppo che stanno avendo a Milano gli orti urbani, uno dei temi dell’Expo 2015.
Hortensia ne ha realizzato uno, l’Ortobaleno, nella scuola elementare San Giusto: si sono mossi genitori, insegnanti, il Preside e tutti i bambini: è rigogliosissimo! Le mamme vanno a turno a controllarne lo stato di salute anche d’estate quando la scuola è chiusa. Ѐ un tema che vede una grande ed entusiasta partecipazione dal basso: i bambini possono imparare a rispettare la natura e giocare in un ambiente sano. 
 
D: Com’è invece il suo rapporto con Milano?
R: Ottimo: è davvero la città delle occasioni! Si possono incontrare persone, realizzare progetti, idee: secondo me Milano è insostituibile. Ovviamente non amo il traffico, lo smog e il rumore per questo mi rifugio con la mia famiglia in Val d’Intelvi: una zona meravigliosa in cui possediamo una casa raggiungibile solo a piedi, in cui l’acqua è solo piovana e la corrente solo fotovoltaica. 
Abbiamo il nostro orto personale, alleviamo le capre, bonifichiamo frane, creiamo sentieri, ripristiniamo muretti a secco. I miei quattro bambini mi aiutano e, le assicuro, si divertono moltissimo.
 

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