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Lost in chaos: intervista alla curatrice Rossella Farinotti

olivier lariviere welcome home son - oil on paper - 200x260cm 0x300Olivier Larivière "Welcome home son"
200x260 cm, olio su carta

Oggi spesso ci si sente spaesati dal mondo che circonda, capace di sopraffare a causa della sua frammentazione e sfuggevolezza, ma quanti hanno la forza e le capacità per esprimere questo sconforto senza smettere di cercare di cambiare non solo la realtà, ma anche se stessi?

Hanno questo slancio gli 11 artisti, provenienti da tutta Europa, che si potranno conoscere nella mostra Lost in chaos che verrà inaugurata il 22 gennaio 2013 presso il Palazzo delle Stelline alle ore 18.30.

La mostra, organizzata dalla collaborazione tra l’Institut Francais Milano e l’Associazione Artgallery, sarà visitabile dal 23 gennaio fino all’20 febbraio 2013 e sarà ad ingresso gratuito.

Ho avuto l’occasione di fare qualche domanda a Rossella Farinotti, curatrice della mostra e critico indipendente d’arte contemporanea e cinema, la cui principale attività è scrivere e organizzare mostre. Quando le chiedo di parlare di sé, Farinotti mi racconta che in Italia è considerata ancora una  “molto giovane”, anche se ha iniziato a fare questo lavoro ben sette anni fa, a soli 21 anni. Ha cominciato in una galleria d’arte milanese, per lavorare poi per qualche anno con un suo professore di Brera, Marco Meneguzzo, grande critico dal quale ha imparato molto di quello che ora sa. Adesso, in seguito ad un’esperienza all’Assessorato alla cultura di Milano come assistente dell’assessore di allora, Massimiliano Finazzer Flory, lavora da due anni con giovani artisti, scrive per Arte e ha aperto il blog Labrouge.

D: Perché la mostra è stata intitolata Lost in chaos?

R: È nato come ironico titolo sicuramente in rappresentanza di un momento come quello che stiamo vivendo ora: la perdita nel caos. Caos di idee, di numeri, dell’essere con una meta, ma con pochi e difficili mezzi per perseguirla. E poi appunto la perdita: tra gli 11 ragazzi in mostra c’è un fil rouge molto presente: il voler dimostrare che si ha un’identità, come nel caso dello spagnolo Albert Pinya, che, in una parete, rappresenta tutto se stesso, o il contrario, la perdita totale di questa: persone senza volto, o perché mascherato, o perché cancellato; la purificazione anche di ciò che non è umano, come una casa ad esempio, a cui vengono tolte porte e finestre, ovvero viene tagliato il rapporto con l’esterno… Un caos, ma controllato.


D: Che genere di opere verranno esposte?

R: La mostra è interessante perché tocca diversi supporti e temi, sempre appunto con un filo in comune tra tutti e 11 gli artisti, nonostante la loro tangibile diversità. Dunque ci sono pittori, come i francesi Julien Spianti e Olivier Lariviere,  o i giovani italiani come Lorella Paleni, Piergiorgio Del Ben, o il disegno con la spagnola Ana Cabello; poi abbiamo le sculture di Marilù S. Manzini, un importante video di Giorgio Orbi, che ha la funzionalità di legare e allo stesso tempo dividere le altre opere in mostra; e poi ancora istallazione con Albert Pinya; e fotografia di alta qualità con il belga Xavier Delory e gli italiani Giacomo Favilla e Pietro Baroni.

D: Cosa unisce artisti di gusti e nazionalità così differenti?

R: Il senso di perdita di cui parlavo prima. Perdita ma non solo in negativo, perché gli artisti non si fermano mai, sono in costante ricerca. Ricerca di loro stessi, ricerca di comunicazione…

D: Fra gli 11 artisti in mostra è presente anche Olivier Larivière, l'artista del mese di ArtGallery, potrebbe spiegarci in cosa consiste questa iniziativa?

R: L’artista del mese di Artgallery è una delle iniziative che hanno più riscontro di pubblico online. Ogni mese si sceglie un artista da mettere sul sito raccontandone la storia attraverso una scheda critica, un suo portfolio, visibile da tutti e che l’Associazione fa girare ai suoi utenti.

D: Perché è stato scelto proprio Olivier Larivière come artista del mese? Ci racconta cosa rende peculiare la sua arte?

R: Olivier è un bravo pittore. L’ho scoperto per caso tra giovani artisti di Parigi che mi ero come dire, appuntata. Mi ha colpito, e anche l’Associazione ne ha subito intuito il valore, per l’ironia spesso forte con cui tratta temi come l’umano, attraverso grandi ritratti di volti in primo piano, o i gruppi di persone, perfettamente realizzati, con forza materica, ma che spesso celano situazioni più irreali, crude. Ed è diventato l’artista del mese per il talento, perché ora è in mostra… e non sarà l’unico tra gli undici di Lost in chaos.

D: Questa mostra è realizzata insieme all’Institut Français Milano, da dove nasce questa collaborazione?

R: La collaborazione con l’Institut Francais Milano nasce per la voglia della direttrice, Olga Poivre D’Arvor, di appoggiare una realtà no-profit che si occupa totalmente gratuitamente di giovani e bravi artisti. Dunque un binomio nato principalmente tra donne, poiché anche la Presidente di Artgallery, Angela D’Amelio, è una donna sempre attenta a un certo tipo di esigenza.

D: In futuro è prevista l’organizzazione di altre mostre con l’Institut Français Milano?

R: Certamente. Il prossimo passo sarà il Premio Artgallery il prossimo giugno.

 

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