• Home
  • COSTUME
  • San Valentino origini: "Più Fauno e meno Valentino!"

San Valentino origini: "Più Fauno e meno Valentino!"

riti-dei-Lupercalia

“Più Fauno e meno Valentino!”

Se anche voi mal sopportate la scioglievolezza di San Valentino festa, ammettiamolo, che fa venire gli occhi a cuoricino più all’industria del cioccolato che alle vittime di Cupido, probabilmente sarete lieti di sapere che le sue radici romane sono tutt’altro che romantiche!

E’ noto che la cultura pagana sia una stratificazione di quella cristiana e che quest’ultima si appropri, trasformandole a suo beneficio, di festività romane:  è  il caso del Natale in corrispondenza del quale Roma celebrava la festa del Sol Invictus ed è il caso anche del 14 febbraio. Ma, ad esser più precisi ciò che spinse papa Gelasio I alla fine del V d.C. a istituire la commemorazione del martirio del vescovo di Terni fu un disperato tentativo di damnatio memoriae di un rito pagano di ardua estirpazione che va sotto il nome di Lupercalia.

Questi riti ci portano alle remote origini dell’Urbe, alle pendici sud-ovest del Palatino che danno sull’Aventino, presso l’antico approdo del Tevere dove il mito vuole che Evandro approdò con le sue navi sessant’anni prima della guerra troiana cantata da Omero. Giunto dall’Arcadia insieme ai suoi compagni, l’eroe fondò un santuario, il Lupercale, in onore di Fauno Luperco, cioè lupo e capro. Grazie a diverse testimonianze, tra cui quella preziosa di Dionigi che scrive nel 30 a.C., sappiamo che questo luogo di culto sopravvive attraverso i secoli, subendo sì le trasformazioni del tempo, ma custodendo gelosamente il suo cuore e cioè la grotta contenente la statua della lupa che allattò i due gemelli. Proprio presso il Lupercal si dava inizio alla celebrazione di queste feste che cadevano a metà febbraio, in un mese cioè di purificazione (“februare“ significa appunto purificare), che segnalava per la comunità agricola e pastorale l’inizio del risveglio della natura. Questo ciclico ritorno alla vita dopo il sonno invernale recava con sé una certa idea di fertilità della natura intera: vegetale, animale e umana.

Ma chi era Fauno e che cosa aveva in comune questa divinità dai caratteri ferini con il pio San Valentino, giustiziato per aver sfidato il divieto imperiale unendo in matrimonio il giovane centurione Sabino con la  cristiana Serapia? Proprio nulla: è proprio il caso di dire che sono come “il diavolo e l’acqua santa!”. Fauno è una divinità dalle molte sfaccettature: chi lo avvicina al dio Pan, chi lo identifica come un antico sovrano del Lazio dal quale discende il re virgiliano Latino che a lui si rivolge come “padre profetico” in virtù delle sue doti oracolari, chi ancora gli attribuisce l’invenzione del saturnio, verso che la poesia romana vanta come autoctono. Qualunque fosse la sua vera natura, Fauno aveva anche un aspetto ctonio, infero e potremmo dire anche demoniaco e smodato: la sua sfrenatezza si esprimeva nell’aspetto ferino di lupo-cacciatore di Ninfe e capro (considerato animale sessualmente dotato). A lui, infatti, i Romani attribuivano l’eccitazione sessuale che poteva sconfinare anche nella perversione. Potremmo dire il dio degli impulsi sessuali che la civiltà castrava, quelli non ammessi all’interno di un ordine civile fondato su giuste nozze. Non una divinità per matrone e uomini in toga, insomma!

I suoi sacerdoti, detti Luperci, correvano come pazzi lungo la Via Sacra, coperti da una semplice pelle di capra, dileggiando i malcapitati passanti in toni gogliardici e armati di verghe (februa) con le quali colpivano chiunque incontrassero sul loro cammino in segno di purificazione, e anche le donne stesse non si sottraevano alle battute dei Luperci nella convinzione, non scevra di un pizzico di malizia, di propiziare la nascita di nuovi figli.

E’ chiaro che questi gruppi chiassosi, disarmati,  eccitati e “fauneschi” (che, non so voi, ma a me ricordano una banda informe di adolescenti in pieno tripudio ormonale) dovevano necessariamente rientrare in un ordine che prevedeva da un lato decoro nell’incedere e nell’abbigliamento, e dall’altro una degna armatura. In effetti, questi Luperci erano nella realtà poco più che adolescenti e solo con il successivo mese di Marzo, in corrispondenza con la crescita dell’anno stesso, ricevono una connotazione più “marziale” e divengono Salii, i sacerdoti del dio Marte.

Il carattere licenzioso dei Lupercalia, dunque, resta inalterato con il passare del tempo, tanto che ancora nel V secolo le autorità ecclesiastiche sono costrette a combatterlo e mutano l’associazione Fauno-fertilità in San Valentino-protettore dei fidanzati prossimi al matrimonio e alla costituzione di una nuova famiglia. La leggenda vuole, infatti, che il santo riuscì a placare una lite tra due fidanzati portando loro una rosa e spiegando il significato del vero amore come unione profonda di un solo cuore. Inutile dire che il santo benedì la loro unione e che i due vissero felici e contenti fino alla fine dei loro giorni!

Quanto ci sia di vero nell’identità di uno dei santi più inflazionati rimane cosa dubbia… Di vero c’è la sua “vittoria” su Fauno: “omnia vincit Amor”!

Chiara Bernocchi

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.