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Elezioni politiche 2013: 150 anni d’unità per mangiarci ancora le briciole

salvador-dali-clock-time“Se votare facesse qualche differenza non ce lo farebbero fare”, le parole di Mark Twain riecheggiano nello strazio del terzo millennio: sono cocci di vetro che vanno giù per la gola. Più di un anno fa cadeva il governo di Berlusconi, più di due mesi fa quello di Mario Monti. Le prese per il culo invece, quelle non inciampano mai.

Siamo ormai agli sgoccioli dei due mesi di campagna politica: più di sessanta giorni in balia delle parole di Bersani, Vendola e Renzi. Imbrigliati nelle eterne menzogne di Berlusconi, anestetizzati dal borbottare di Monti, frastornati dalle corde vocali di Beppe Grillo. E poi ancora, in preda della narcolessia di Ingroia, delle “piccole” bugie di Giannino (dimesso da presidente, ma rimasto candidato) e dei fascisti del terzo millennio di CasaPound (gli unici fascisti che occupano gli spazi come i comunisti i centri sociali!).

Tutti troppo italiani per non interessarsi alla politica nazionale, ma anche troppo politicamente polemici per essere veramente italiani. Silvio Berlusconi, che con Ruby si divertiva a fare retroservizi a carne nuda, parla ancora (vergogna = 0) e si mette al servizio del popolo (sicuri che non si tratta di noia o megalomania?). Monti, che ha passato un anno a masturbarsi (mentalmente) con lo spread, ora ha anche il coraggio di candidarsi, posizionandosi abilmente al centro (pusillanime). Vendola, che ha lasciato la Puglia indebitata di 400 milioni di euro, vuole dividere il parlamento in metà uomini e metà donne: per quanto mi riguarda possono essere tutte donne!

Fare politica in Italia vuol dire spararle grosse, ma più le ascoltiamo e più ci crediamo. Quasi ci piace. Accasare dopo una otto ore, splafonare sul divano e godere del masochismo televisivo. Iniettato nel cervello di ogni italiano, il veleno di una politica di scarsa azione, si tratta della medesima promessa e della disperata voglia di crederci ancora per non finire come la Grecia.

La solita soap opera. Ma purtroppo non c’è Ricky Cunningham o il pugno magico di Fonzie. Non si vedono happy days ormai da parecchi anni, mentre qualche vecchio sussurra ancora “Si stava meglio quando si stava peggio”. No invece, si stava meglio quando non si stava affatto. Forse è meglio tornare al socialismo di Mussolini, almeno i treni partivano in orario.

Quindi illudiamoci ancora una volta, votiamo e speriamo che stavolta le cose cambino davvero, ma non dimentichiamoci di quell’altro vecchio saggio che disse: chi vive sperando, muore…

Ivan Potapov

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