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Elezioni 2013: cronaca di una giornata campale

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Oggi in Italia si vota.

Già è strano che si voti in febbraio, ma oggi nevica pure.
Nel mio paese, (anche se ha il titolo di città avendo superato appena i 7.000 abitanti), questa mattina, diciamo verso le nove sono uscita per recarmi al seggio che naturalmente è nelle scuole elementari. La cosa non ha prodotto in me nessun effetto tipo amarcord, io abito qui da solo due anni e le scuole le ho fatte un po’ in giro per la Lombardia.
Quindi, munita di documenti sono entrata e qui è successa la prima cosa carina della giornata: mi hanno chiesto se avrei votato anche per il Senato, dato che ho trent’anni, è stata una domanda dolce e piacevole. Alla faccia delle creme che non uso e di qualche chiletto in più che mi porto a spasso!
Le persone intorno erano gentili e sorridenti, nessuno sembrava seccato del dovere aggiunto di questa strana domenica d’inverno, era piuttosto presto e le simpatiche donnine della Messa delle otto arrivavano un po’ timorose di scivolare, ma ben orgogliose di compiere il loro dovere.
Le persone, che arrivavano si conoscevano quasi tutte e si salutavano parlando dell’influenza, del tempo, del lavoro, dei figli e dei nipotini.
Ho perfino incontrato una coetanea di mia nonna che, dopo aver fermato mia madre, ci ha raccontato un pezzo di vita, con aneddoti e storie lontane, ma è stato piacevole e ci ha scaldato il cuore.

Come sono lontani i toni accesi, cattivi e pieni di rancore della campagna elettorale!
Anche gli scrutatori, i vigili, i carabinieri presenti erano gli amici che incontro tutti i giorni e salutavano tutti con un “buongiorno”.
Naturalmente chi è andato a votare ha scelto, convinto o meno di contare qualcosa, ma sembrava più una delle feste del paese, un po’ freddina, ma simpatica, che una giornata campale.

Paola M.

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