Elezioni 2013: il ritorno della dittatura?

La storia ritorna: il pericolo della rinascita di regimi dittatoriali è sempre in agguato, non solo in quelle nazioni in grave crisi umanitaria ma anche in quelle che stanno attraversando un grave momento di crisi generale.

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.
La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare." (Elsa Morante, lettera scritta nel 1945)

Quella che avete appena letto non è (forse) una lettera profetica scritta nell'ultimo anno della grande guerra bensì una considerazione di Elsa Morante su Benito Mussolini.
Eppure, secondo il pensiero di alcuni, oggigiorno sarebbe impensabile il ritorno ad un regime assolutistico.
A mio avviso si sbagliano...

Il terreno fertile dei regimi risiede in molti di questi elementi:
- Malcontento popolare
- Crisi economico-monetaria
- Crisi sociale
- Crisi lavorativa
- Forti divari culturali e ricerca di capri espiatori
- Monopolio del potere e dei mezzi di comunicazione
- Programmi demagogici finalizzati apparentemente a risolvere in breve tempo i problemi dello stato

L'Europa e le grandi potenze stanno attraversando una fase di regresso e di declino, non solo economico ma anche sociale e l'Italia più che mai.
Ebbene, in Italia troviamo ogni requisito per il fiorire di nuove dittature: il collasso (è solo questione di tempo) dell'UE sarà condizione favorevole per il prosperare di propagande di regime. Il malcontento popolare è più vivo che mai, la crisi economica (voluta o no) attanaglia la crescita italiana dal 2008 e non demorde. E proprio il collasso dell'economia tedesca durante la Repubblica di Weimar (1919-1933) portò all'ascesa del Terzo Reich di Adolf Hitler che cavalcò la cresta dell'onda del malcontento popolare teutonico.

La crisi sociale è sotto gli occhi di tutti: a partire dallo stretto connubio coi costi della vita, le famiglie (una volta pilastri della società) sono costrette ad avere pochi figli e con genitori sempre più "vecchi", entrambi lavoratori e quindi con un minore rapporto di complicità coi figli.

Inevitabile il rapido incedere della mancanza/diminuzione di posti di lavoro impedirà, per molti anni, il ricambio generazionale e quindi la crescita.

Dopo oltre un secolo e mezzo di unità d'Italia rimangono vivi gli squarci culturali del nostro paese: il problema del divario nord-sud, della crisi del Mezzogiorno, delle infiltrazioni mafiose in ogni strato della società, della corruzione...proprio le diversità culturali, sociali e religiose hanno portato al conflitto armato dell'ex Jugoslavia negli anni '90.

La ricerca del capro espiatorio è sempre in voga nel dibattito politico italiano: negli ultimi anni i toni dialettici si sono surriscaldati con offese imbarazzanti ("chi vota sinistra è coglione", riferimenti alla magistratura e alla stampa "comunista", "meglio appassionato di belle ragazze che gay", continue offese alla dignità della donna, reato di vilipendio verbale nei confronti della religione, insulti al consigliere dell'UE Martin Schulz).

Proprio come negli anni '20 ci ritroviamo a dover fronteggiare il problema del monopolio del potere e dei mezzi di comunicazione: televisione, stampa, giornali sono nella mani di un'unica persona in grado quindi di propagandare notizie ed avvenimenti reali o falsi secondo il desiderio del detentore dei mass media.

La demagogia è l'ultimo dei requisiti per la lievitazione di un despotismo assolutistico, dato esattamente dalla somma di tutti i precedenti punti: le masse plebee vengono gestite da chi promette di più e nel minor tempo come ad esempio la soppressione di tasse scomode e la promessa di moltissimi nuovi posti di lavoro.

Oggi poi si sono registrati due forti gesti di protesta nei confronti del candidato S. B., del PdL: il gruppo di attiviste ucraine chiamato FEMEN ha protestato a petto nudo contro la sua ricandidatura ma purtroppo sono state bloccate con eccessiva violenza e brutalità, con azioni degne di un'impresa militare, dalle forze dell'ordine che non hanno esitato a schiantare al suolo alcune delle attiviste disarmate. SE IN ITALIA LA PROTESTA NON VIOLENTA VIENE CONSIDERATA COME UNO DEI REATI PEGGIORI ALLORA E' SEGNO CHE QUALCOSA STA CAMBIANDO NEGLI ULTIMI ANNI A FAVORE DEL RITORNO AGLI ANNI '20-'30-'40.
Paradossalmente si assiste talvolta all'arresto di boss mafiosi che invece vengono trattati dalle forze dell'ordine con un riguardo quasi servile al momento della presa coatta del soggetto criminale. Le attiviste donne invece, colpevoli di protestare senza compiere stragi mafiose, vengono percosse...

femen-elezioni2013

Sempre S. B. è il protagonista istrionico del discusso diktat in sede di voto ai seggi elettorali: "devi imparare a sorridere" dice ad una giovane scrutatrice evidentemente imbarazzata dalla sua presenza, alquanto osservata dai giornalisti.
Laddove tutti rivolgono il proprio sguardo a S. B., tra flash e sorrisi a denti stretti, la ragazza sembra l'unica persona imperturbabile fino al momento dell'inutile battuta-constatazione del candidato.
È solo allora che appare evidente il forte parallelismo tra la fanciulla (che non trova nulla di divertente) e August Landmesser, unico operaio che il 13 giugno del 1936 non alzò il braccio verso il führer Hitler durante il varo di una nave nel cantiere navale di Amburgo.August-Landmesser
Chi può decidere quando qualcuno debba ridere? Non certo un comune personaggio della politica.
E se "il riso abbonda sulla bocca degli stolti" è anche il caso di ricordare che ogni potere forte è destinato inevitabilmente a decadere, come la storia ci insegna, e come i legionari dell'antica Roma ricordavano al proprio comandante tramite il motto "Memento mori" (ricordati che devi morire) per far sì che non gli mancasse mai l'umiltà, cosa che evidentemente manca a S. B.

 

 

impara-a-sorridereL'articolo è frutto di una constatazione, corroborata dagli esempi della storia.
Si desidera concludere con una stupenda e sempre attuale citazione di Martin Luther King che disse: "Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla".

Stefano Todisco

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