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Elezioni 2013: la fine della vecchia politica?

parlamentoE’ finita la pacchia, questo è ciò che è uscito dalle urne nelle ultime votazioni: d’altronde lo avevamo preannunciato e si poteva facilmente capire che l’aria stava cambiando, e così è stato. Tuttavia nessuno si sarebbe aspettato un risultato clamoroso fino a questo punto. Il panorama è fin troppo eloquente e di facile interpretazione: vittoria totale per i Grillini, che danzano sulla bara di un colpevole caduto d’eccellenza come il Pd, e il Pdl che guarda la scena esultando, visti i molti voti incassati.

Queste considerazioni partono dal fatto che il Pd si è fatto letteralmente scippare al senato 3 delle regioni chiave, consegnando al Pdl un risultato insperato, mentre il partito di Grillo (che correva da solo) ha incassato quasi i voti delle altre due coalizioni. Peggio ancora è andata alla camera, dove solo il premio di maggioranza (furbata del nostro odiato “porcellum”) salva il Pd che vince sul Pdl con un vantaggio dello 0,4%. Insomma, una vittoria per il buon Berlusca (che tutti avevano dato per morto) e una sconfitta totale per Bersani, che con una campagna elettorale esente da protagonismi, si è fatto rimontare in maniera imbarazzante; per non parlare poi dei flop dei movimenti piccoli, con Giannino e Ingroia che beccano una stangata da ricordare per tutti, e da dimenticare per loro. Sufficiente la prova del movimento di Monti, che incassa il 10%, senza infamia e senza lode.

Il vero vincitore delle elezioni però è stato Grillo. Il suo movimento ha incassato il 25% dei voti, correndo da solo (un risultato davvero impressionante): alla faccia delle smacchiature e dei rimborsi che hanno popolato la campagna, l’ex comico ha convinto la gente a cambiare. I dubbi continuano tuttavia a rimanere, ma ora potremo vedere  ciò che, quello che sembra essere a tutti gli effetti solo un guastatore, riuscirà a costruire.

La situazione è però davvero imbarazzante, perché ancora una volta ci troviamo di fronte a una situazione di instabilità totale, dove al Senato (complice anche il fattore Grillo) il Pd non avrebbe la maggioranza assoluta nemmeno se si alleasse con il tanto chiacchierato Monti. Si presenta quindi un problema di ingovernabilità molto grave, dove le due soluzioni sono il voto anticipato (con una riforma elettorale prima si spera) oppure un “governissimo” che veda allearsi i Grillini con il Pd o il centrosinistra con il centrodestra. Sia chiaro, l’ultima soluzione sarebbe a dir poco vergognosa, oltre che difficilmente realizzabile, visto che Bersani non ha mai visto di buon occhio gli acerrimi avversari; dall’altra parte Grillo sembra sordo alle alleanze, e disposto a fare tutto il necessario per portare avanti la sua battaglia (speriamo senza vittime).

Insomma, quello che la gente ha urlato in questo voto è chiarissimo: non vogliamo più la vecchia politica, ci piace la retorica di Grillo, siamo stufi dei soliti discorsi. La vittoria del movimento 5 stelle apre a nuovi scenari, non dobbiamo tuttavia dimenticare che il paese si trova in emergenza, e l’instabilità del nuovo pensiero dovrebbe preoccupare, prima di esaltare la nuova politica (che ha ancora tutto da dimostrare).

La sensazione è che questo governo durerà davvero poco, con le fazioni che si scanneranno in Senato e ci costringeranno a tornare al voto tra 7 o 8 mesi: alla faccia della stabilità e della ripresa economica.

Andrea Lino

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