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Barcellona - Milan: il mestiere del tifoso

messiA circa mezzora dalla disfatta del Camp Nou, è difficile trovare la voglia di descrivere l’andamento del match, di spiegare ed obiettare sulle scelte tattiche del mister, di ironizzare sui nomi dei ragazzi e dei loro avversari attraverso i giochi di parole cui abbiamo abituato i nostri affezionati lettori.

E’ talmente difficile che non ho intenzione di farlo: domattina alle 8:30 anche coloro che non sono riusciti a vedere la partita stasera avranno visto gli highlights e potranno valutare da sé che il Milan è stato schiacciato, che la sorte non era dalla nostra parte nell’unica vera occasione costruita, che alla fine siamo stati beffati da un quarto goal nato da una nostra punizione e che è servito solo a riconciliare perfettamente questa partita con la finale degli Europei 2012.

Ciò che vorrei condividere invece è che proprio in queste giornate si capisce cosa significhi essere tifoso di calcio: la trepidante attesa che comincia dalla mattina, quel girovagare un po’ da automa tra i vari siti sportivi nell’attesa di leggere le ultime news sulla formazione e le dichiarazioni del pre-partita, la sacralità dei 10 minuti che precedono il match con la musica della Champions che ipnotizza grandi e bambini ed i volti tirati dei ragazzi rossoneri, che preannunciano una serata importante, una di quelle che ricorderai, nel bene o nel male.

Poi i 90° di apnea, con lo sguardo incollato al televisore ed un’occhiata minacciosa lanciata al blackberry se solo tenta di segnalarti che è in arrivo una mail o un sms (non parliamo di chiamate, chi mi conosce sa che non è il momento, quindi potrebbe essere solo qualche call center a tentare l’impresa impossibile), l’attenzione su ogni pallone come se dovessi essere tu a fermare quell’extraterrestre di Messi e come se la forza del tuo pensiero potesse sospingere di qualche centimetro più su quel pallone che invece centra l’incrocio dopo soli 5 minuti, facendoti capire che stasera sono dolori.

Poi la partita finisce, e ci sono volte in cui ti lascia dentro una soddisfazione che sai ti accompagnerà per un po’, ed altre in cui ti alzi dal divano abbacchiato ripensando con rabbia agli errori dei ragazzi. E poi ci sono volte, come stasera, in cui tu ti alzi dal divano ma la mente rimane lì davanti al televisore, perché ha bisogno di tempo per convincersi che effettivamente l’impresa che hai accarezzato da giorni è finita, frantumata da avversari che senza troppi complimenti ci hanno rimandato a settembre (se va bene).

E dulcis in fundo, quello che di solito capita al tifoso a chiusura di queste giornate, è l’incontro con il saggio di turno, quello che ti dice una frase che hai già sentito almeno 1,000 volte nella vita e lui lo sa, ma vuol essere a tutti i costi il numero 1,001 a dirtela: “su con la vita, è solo una partita di calcio, non farne una tragedia!”. Ah grazie non l’avevo notato, stavo proprio pensando di farla finita per questa sconfitta! Peccato che sia lui però, il saggio, a non capire che magari tu per questa sera (facciamo anche domattina in questo caso, va!) ti sarai anche rovinato l’umore, però questo non ti allontana dalla tua passione, semmai la rende più forte e questa passione, insieme a tutte le altre che hai scelto, arricchisce la tua vita.   

In queste serate ti convinci che è un mestiere quello del tifoso, un mestiere nel quale però non ti capita mai  di non aver voglia di andare al lavoro, perché semplicemente non sai resistere al richiamo di quella seconda pelle che ti sei scelto da solo e che per noi avrà sempre il colore del rosso e del nero, nonostante serate come questa.

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