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BENEFICI DEL SORRISO: perchè fa bene ridere e sorridere

chaplin2“Un giorno senza sorriso è un giorno perso.”
Charlie Chaplin

Il sorriso è innanzi tutto un’espressione del volto umano e si produce stirando la bocca, inarcando le labbra ed eventualmente lasciando intravedere i denti. Il sorriso è un processo che non comprende solamente la bocca ma, al contrario, coinvolge anche gli occhi che ne determinano la vera carica espressiva e comunicativa. Un sorriso sincero ed istintivo, infatti, stila le labbra di netto e rende lo sguardo più vivace e profondo, mentre uno forzato si limiterà ad agire sul movimento delle labbra. Età, sesso, cultura e fattori sociali influenzano sia la frequenza che il carattere del sorriso di una persone e va a rappresentare uno spettro molto grande di emozioni permettendoci di leggervi, sulla base della sua intensità la felicità di coppia, il benessere personale e perfino la longevità.

Il sorriso manifesta normalmente una sensazione di serenità, benessere e apertura nei confronti di un interlocutore diventando, dunque, un vero e proprio mezzo di comunicazione di uno stato emotivo per andar a rapportarsi con gli altri. Il sorriso è in grado di trasmettere il carattere e le attitudini di una persona nel caso in cui questo sia involontario e spontaneo, svolge, invece, il ruolo di una forma convenzionale di approccio quello incanalato. In entrambi i casi, comunque, consente di trasmettere una predisposizione all’apertura nei confronti di qualcun altro quanto l’espressione di un personale stato d’animo.

Sebbene per la maggior parte delle culture il sorriso rappresenti un segnale positivo, in alcuni Paesi, sorridere troppo può esser interpretato come un segno di superficialità o disonestà. In diverse parti dell’Asia le persone sorridono quando si sentono in imbarazzo, altre sorridono solamente agli amici più stetti o ai membri della propria famiglia o ancora, in Russia, sorridere ad uno sconosciuto in pubblico potrebbe essere visto con sospetto.

La felicità viene comunemente rappresentata attraverso la figura del sorriso prendendolo come riferimento e, talvolta, stereotipandolo. Basti pensare ai disegni dei bambini dove, tra i pochi e semplici tratti utilizzati per rappresentare le persone, quello del sorriso è molto comune e facilmente rappresentabile. Il sorriso è l’espressione preferita anche per quanto riguarda le pose nelle fotografie andando, perfino, a ricorrere alla pronuncia di parole in grado di stirare le labbra producendone uno falso come, ad esempio, la parola inglese “cheese”.

“Servizio con sorriso” è stato da sempre alla base del business Americano fin dagli inizi del ‘900. Le ricerche a proposito continuano a dimostrare che questo tipo di atteggiamento paga veramente: il sorriso aumenta, infatti, l’apprezzamentento tra le persone. Non è raro, infatti, imbattersi in cartelli o divise, specialmente in fast food come Mc Donald’s e Starbucks, che ineggiano all’importanza di riferirsi ai clienti con un sorriso. Le persone che sorridono molto si vedono, infatti, attribuite una maggiore fiducia, migliori compensi anche dal punto di vista economico oltre ad una crescita della cooperazione a livello interpersonale. In un momento storico particolarmente difficile come quello in cui ci troviamo ora, è stato dimostrato che un sorriso è in grado di stimolare un atteggiamento di maggior rispetto, pazienza, empatia ospitalità e compassione. Ad esempio, se un impiegato sorride al consumatore stressato dimostrando una buona capacità d’ascolto, il più delle volte, questo si traducerà in una complessiva soddisfazione di quest’ultimo. E’ stato, inoltre, provato anche che quando le persone sorrido ricevono molta più attenzione ed aiuto da parte degli altri.

E’ dimostrato, anche attraverso scansioni ad ultrasuoni, che i bambini sorridono già prima della nascita, ancora nell’utero della mamma a partire dalle diciotto settimane, evidenziando così che non si tratta di un’azione svolta per imitazione ma che, al contrario, è innata nella nostra natura. Esso nasce come reazione di tipo fisiologico prima di tutto e poi assume intenti e significati di tipo comunicativo, andando a definire uno dei comportamenti tipici e distintivi della specie umana rispetto agli animali. Nei neonati il sorriso è rappresentato da uno semplice stiramento delle labbra che avviene soprattutto durante il sonno a seguito di stimoli da parte del sistema nervoso o rumorosi provenienti dall’esterno come, ad esempio, la voce di una persona. Solo a partire dalla quinta settimana del bambino il sorriso viene stimolato dalla visione dei un volto umano che, seppur questo non sia ancora completamente riconosciuto, viene considerato il primo sorriso di valenza sociale. Un’ulteriore maturazione si ha intorno al quarto mese in cui diventa una vera e propria forma di espressione dell’individuo e non più soltanto la risposta ad un input esterno. Il bambino lo utilizza per rivolgersi agli oggetti e alle persone che lo circondano come un vero e proprio linguaggio che ora va a comprendere, non solo il movimento delle labbra ma, bensì, di tutto il viso. Dopo i sei mesi, poi, diventa una vera e propria forma di socializzazione.

Nel 1963 l’artista americano Harvey Ball creò l’icona dello smile costituito da un cerchio di colore giallo con due punti neri a rappresentare gli occhi e un arco orientato verso l’alto ad indicare un sorriso, diventando la rappresentazione iconica dello stesso. Negli ultimi anni, con l’aumento dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione scritta quali sms, email e conversazioni in chat, questa iconografia è stata tradotta attraverso l’utilizzo della comune punteggiatura al fine di riprodurre i propri stati d’animo attraverso queste faccine, le emoticon. Esse possono costituirsi sia di caratteri testuali che con immagini creata appositamente. Di nuovo si può riscontrare quanto questo tipo di comunicazione del proprio stato d’animo diventi importante per far giungere un messaggio con il tono giusto con il quale è stato concepito.

Nicoletta Crisponi

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