Droga Krokodil: Effetto Coccodrillo

Krokodil, la nuova sostanza stupefacente sintetizzabile in casa rappresenta l’ultima soglia del degrado sociale. Comparsa in Siberia nel 2002 si è affermata nel 2010, estendendo il suo uso in tutta la Russia. L’assuefazione è immediata e riduce rapidamente l’aspettativa di vita al massimo di 2 anni. Inoltre agisce in maniera devastante sul corpo, corrodendo e annientando, prima i tessuti, poi i vasi circolatori e le ossa, causando flebite e cancrena.

krokodil

Di libero consumo perché homemade, Krokodil è la droga del povero, del tossico abbandonato a se stesso nell’eterno ritorno al nulla. Da assumere per via endovenosa, coinvolge principalmente chi è già dipendente da eroina o morfina, soprattutto per via del suo minor prezzo (il rapporto è di 1/5). Il significato che si nasconde dietro il nome (Coccodrillo) va ricercato nell’effetto che subisce la pelle, diventando subito squamosa come quella del rettile.

Ma è proprio l’assoluta semplicità nel procurarsi questo tipo di sostanza che rende il Krokodil così distruttivo. I reagenti vengono reperiti tutti quanti in farmacia: Caffetin (pastiglie analgesiche contenenti paracetamolo, propifenazone, codeina e caffeina), acido formico, tropicamide. La molecola che ha maggior peso nell’effetto della droga è la codeina o metilmorfina, ovvero l’alcaloide ricavato tramite metilazione della morfina. Il processo di sintesi del Krokodil è simile a quello della metamfetamina, quindi non è nemmeno necessario un laboratorio per eseguire la reazione.

Ciò che rappresenta il vero veleno per l’organismo sono le sostanze di taglio che si utilizzano per cucinare la soluzione di Krokodil: una volta iniettata la vena comincia subito a marcire, intaccando i tessuti limitrofi. Sopravvivere all’effetto coccodrillo è assai difficile, 100 mila persone periscono all’anno per via dell’uso di Krokodil. Chi ce la fa invece, rimane disabile, gli vengono amputati uno o più arti oppure perde l’uso della parola. C’è chi si dedica disperatamente a Dio, pur di salvarsi.

Centinaia sono le storie coinvolte in questo gioco paradossale, tristemente necessario, perché per alcuni (mai per molti – quelli non si fanno coinvolgere in niente) rappresenta ormai l’ultima frontiera della volontà di vivere, dell’affermazione del bambino che fu. Sbranati dalla droga, divorati dall’interno da una sostanza che corrode come un acido, ma che comunque fa meno male della tristezza, della disperazione quotidiana, del nichilismo sociale.

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