RIELEZIONE NAPOLITANO: Un caos controllato

napolitano

Molto spesso in questi ultimi mesi ci siamo abituati ad essere assorbiti all’interno delle questioni politiche, ritrovandoci, molte volte a nostro malgrado, a giudicare e parlare di questioni che sono spesso e volentieri più difficili di quanto sembra. La pressione mediatica intorno alla politica si è fatta molto più marcata con la crisi, ma cerchiamo di mantenere la calma e capire bene cosa sta accadendo, evitando di aprire la bocca solo per farci entrare aria e uscire cavolate.

Primo punto: la rielezione di Napolitano. La domanda che più spesso mi sono sentito in questi giorni convulsi è stata: “perché non stabiliamo prima un governo con delle nuove elezioni, che a sua volta possa trovare un candidato adatto per governare il timone del paese?” Allora buon uomo, chiunque abbia fatto i fondamenti di diritto costituzionale o conosca abbastanza la costituzione te lo potrà confermare, ma esiste una regola chiamata “semestre bianco”, ossia un periodo di sei mesi in cui il presidente della repubblica non ha più alcun potere, incluso ovviamente quello di sciogliere le camere; (l’intento di questo procedimento è ovvio: evitare che il presidente sciolga le camere per avere un nuovo parlamento che sia favorevole alla sua rielezione) quindi sarebbe davvero un successo se tutti sapessero questa elementare regola, che porta a una conclusione semplice: era necessario votare il presidente in queste condizioni, e non poteva essere fatto altrimenti.

Secondo punto sono proprio le condizioni. Ammettiamolo, oltre a Rodotà i presidenti che erano stati proposti prima della rielezione di Napolitano mettevano i brividi a molti. Prodi, D’alema e compagnia bella non si sono dimostrati capaci di unire una sinistra sfiancata e colpita duramente dai franchi tiratori, coloro che votano controcorrente rispetto al partito sfruttando il voto segreto. Allora perché non si è eletto Rodotà? La questione probabilmente è molto più semplice di quanto appare: la sinistra è radicata nella sua tradizione anche cattolica, e Rodotà è un acceso sostenitore laico. Questa probabilmente è la ragione (oltre al lancio da parte di Grillo, che ora come ora sta antipatico a tutti i partiti) che ha escluso il nuovo candidato per la corsa al colle.

Terzo e ultimo punto: l’intento. E’ abbastanza evidente che Napolitano è stato rieletto per mancanza di un accordo tra i partiti, che pensano come al solito a scannarsi invece id intraprendere un dialogo minimamente logico. E’ altresì ovvio che il buon Presidente, non ce ne voglia, sarà stufo di tutti questi battibecchi tra sinistra e destra, e avrà posto come condizione per la sua rielezione anche un accordo futuro in parlamento tra destra e sinistra, visto che i 5 stelle proprio non si vogliono stancare del loro lancio di uova su tutti. Da qui nasce il motivo di rammarico per i più, che vedono il “governissimo” come il prossimo obiettivo dei grandi, lasciando la situazione praticamente come l’avevamo prima di andare alle urne, cioè senza un movimento di rinnovamento forte.

Tiriamo quindi le fila del discorso: la rielezione di Napolitano sa tanto di un “caos controllato” che già vediamo da molto tempo a questa parte. I partiti e i personaggi rimangono gli stessi, Berlusconi (purtroppo o no non sta a noi dirlo) è riuscito ad arrivare ad un accordo con la sinistra, Bersani ha levato le tende una volta per tutte, e Grillo si pone come terzo incomodo a urlare ai quattro venti le sue idee bislacche. Ora, in tutta questa baraonda di cervelli e nervi che saltano, non è ancora apparso chiaro che ci troviamo in un momento dove, a causa della crisi o dello sviluppo dei tempi, i cittadini si trovano estremamente vicini alla politica. L’invito quindi è abbastanza chiaro: aprite le orecchie politici, e aprite le finestre per sintonizzarvi con quelli che stanno fuori, perché l’aria che tira, nonostante qualche cambiamento negli ultimi tempi, è quella di burrasca. “Spera per il meglio ma aspettati il peggio” diceva un personaggio ben noto, e noi proviamo a ragionarci sopra: ci aspettano sicuramente tempi duri, visto che il “governissimo” sembra destinato a durare poco, per poi tornare a votare (il quale sembra l’obiettivo di tutti i partiti alla fin fine). In caso contrario la domanda da farsi sarà molto semplice: dove sono finite la destra e la sinistra?

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