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Nome di battaglia Lia: storia di una donna di Resistenza

Credo che questo possa essere uno dei momenti migliori per vedere questo spettacolo: la sensazione é un po' quella che ci siamo assopiti tutti e ci lasciamo confondere e prendere in giro un po' troppo dalla politica del giorno d'oggi quando fino a non molto tempo fa si scendeva in piazza a combattere un diritto di libertá e qualitá della vita che oggi diamo per scontato.

Il venticinque aprile di molti anni fa i nostri nonni e bisnonni avevano davvero di che festeggiare, finalmente un respiro profondo da tirare; oggi una buona parte di noi nemmeno sa che cosa significhi questa festa al di lá della chiusura delle scuole e degli uffici, nonostante non sia passato poi tanto tempo. Nome di Battaglia Lia ci riporta a quei giorni dove c'era la paura, il fermento, l'eccitazione che vedere la luce in fondo ad un tunnel così buio può dare. 
 
È proprio la luce una delle cose che ti trascina nella storia durante lo spettacolo: buio, luce, una, due, tre. Momenti per ridere, momenti per quasi non respirare quando quella bicicletta pedala così forte per poi fermarsi in un tonfo. Luce e ombra.
 
Il ruolo della donna, della staffetta, la grazia che diventa forza, una forza tanto grande da sorreggere chili di ferro, da mentire sorridendo, da donare il proprio corpo per averne in cambio altri. Qui si racconta la storia di Lia come quella di molte altre donne che durante il Fascismo, con gli uomini in guerra, non potevano far altro che rimboccarsi le maniche e darsi da fare come potevano, più che potevano. 
 
Tanti piccoli cuori, tante piccole vite raccontate nella normalitá di una quotidianitá così vicina come possono essere il quartiere di Affori e Niguarda, che ce le presentano nei gesti e negli intercalari di quelle che potrebbero esser le nostre vicine di ringhiera. Niguardia si liberò il 24 aprile del 1945, un giorno prima della Liberazione di Milano e il giorno in cui cadde Gina Galeotti Bianchi, detta Lia, colpita da una scarica di mitra nazisti al ventre, dove portava il suo piccolo di otto mesi. Questa donna fu una delle figure chiave del Gruppo di Difesa della Donna durante la resistenza e il destino la vide morire proprio nel giorno in cui avrebbe potuto veder realizzato il suo sogno di libertá. Allora questo gruppo, solo a Milano, vantava ben 400.000 aderente e oltre 3.000 attiviste.
Il testo dello spettacolo è basato su testimonianze dirette appartenenti a un recente passato ma che sembrano quasi appartenere ad un dolore ormai antico e arcaico. Un bel modo per non dimenticare ma anche e soprattutto ricominciare a pensare.
 
AL TEATRO ELFO
fino al 1 maggio 2013
http://www.elfo.org/stagioni/20122013/nomedibattaglialia.html
 
produzione Teatro della Cooperativa
con il patrocinio di Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Associazione Nazionale Ex Deportati, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione Italiano, Federazione Italiana Associazioni Partigiane, Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia
MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
NOME DI BATTAGLIA LIA
testo e regia di Renato Sarti
con Marta Marangoni, Rossana Mola, Renato Sarti
musiche di Carlo Boccadoro
 
Nicoletta Crisponi

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