Shu club incontra l’Arte

Giovani fotografi alla ribalta: espone Laura de Angelis

Tre parole magiche accendono i riflettori sull’happy hour domenicale firmato Shu club: sapori, colori e... fotografia.Laura-de-Angelis

Esattamente: il celebre locale di via Molino delle Armi, i cui interni di Fabio Novembre sono a loro volta materia di studio presso la Facoltà di Architettura, Disegno Industriale e Arredamento, fanno da cornice, una notte a settimana, allo spazio artistico dedicato a giovani emergenti e promesse nel campo della fotografia. Sotto la guida e supervisione della poliedrica crew di Keep Out Studio, domenica 21, aprile tra otto artisti dal "multiforme ingegno", si cimenta anche Laura de Angelis al battesimo nella fotografia, dopo un'appassionata relazione con la scrittura creativa.

Tra un drink e qualche sfizioso assaggino, la serata trascorre avvolta dall'eterogenia ovattata degli scatti più diversi, trasportati in un turbinio d’istinto e immaginazione, sospinti in luoghi e tempi ora remoti ora vicini al ritmo delle ultime hit commerciali.

Laura espone tre ritratti, qualche paesaggio e una natura morta, anzi, come preferisco intenderla personalmente, una "natura parlante". In proposito, si constata divertiti come per qualcuno uno scatto rappresenti una vera e propria opera d'arte, mentre per qualcun altro si riveli un insieme di pixel senza grande personalità e, per contro, come per alcuni il semplice oggetto di un’istantanea diventi soggetto e protagonista di un intero filone concettuale, fonte di ragionamento, motivo d’ispirazione.

In particolare, il taglio obliquo di uno scatto di Laura incarna perfettamente il concetto dividendo i presenti tra sostenitori e detrattori: il panneggio color ciliegia, che ricade mollemente sulle spalle di un manichino, ricama soffici ombre sulle superfici retrostanti. Strabico, lo sguardo virtuale del modello, strabico quanto pare quello di questa società versata alle contraddizioni in termini, al bello celato, ai gusti controversi timidamente manifesti. Proiettati nel punto focale dello scatto, in una corsa frenetica lungo le pendenze dell'abito, cerchiamo certezze oltre l'apparenza, cerchiamo certezze oltre il rosso porpora di questo mantello incantato, verso l'anima dell'uomo, contro la rigida artificiosa superficie del manichino. Mi sovvengono le parole di Agostino tanto uomo quanto santo nella concretezza delle sue osservazioni: «E vanno gli uomini a contemplare le vette delle montagne, gli enormi flutti del mare, le lunghe correnti dei fiumi, l'immensità dell'oceano, il corso degli astri, e non pensano a se stessi».

Ritornando alla realtà dei fatti basta guardare questi giovani per rendersi conto che oggigiorno la volontà e il desiderio di esporre la propria arte rappresenta in sé e per sé un vero e proprio manifesto delle attitudini del nostro secolo: se in passato ci si muoveva verso un'arte più introspettiva da relegare all’interesse di una sfera elitaria, come in una versione rivisitata di esilio volontario, oggi, sulla scia fluorescente delle influenze social, la parola d'ordine è condivisione.

Laura con i suoi scatti ci parla di sé, dei suoi amici, dei suoi viaggi attraverso un'estetica che esplora fino ai confini del simbolico e dell'allegorico, senza mai perdere il sorriso che traspare dalle tinte brillanti. Romantica, ma decisa, in due parole ROCK DELUXE.

In attesa della prossima esposizione di Laura in giugno, ipotizzata in zona Busto Arsizio (Va), vi lascio con le parole del maestro H. Cartier-Bresson, soprannominato “Occhio-del-secolo”: «E' un'illusione che le fotografie si facciano con la macchina, si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa».

Lolly

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