Statale di Milano nel Caos

scontri-statale-milanoGLI SCONTRI VISTI DALL’INTERNO DELLA STATALE

Ieri purtroppo si sono verificati degli scontri presso l’università statale di Milano, in particolare nella sede di via festa del Perdono, che ospita la sede principale dell’ateneo. Un episodio increscioso, che tuttavia non è stato adeguatamente descritto ai telegiornali; per questo eccomi qui, studente presso la facoltà, proprio in quella sede che ieri sembrava essere diventata una zona di guerra, a raccontare i retroscena di ciò che potrebbe sembrare solamente l’ennesimo episodio di vandalismo e violenza.

La storia va ormai avanti da due anni a questa parte, e vede un braccio di ferro intenso tra l’università, rappresentata dal rettore Gianluca Vago, e un gruppo di studenti che ha in mente un progetto di una biblioteca autogestita dagli studenti, nell’aula Ex cuem dell’ateneo. Il contenzioso sta proprio nello spazio dell’ipotetica biblioteca, con l’università che non vuole concedere uno spazio a questi ragazzi e questi che da ormai da un anno e mezzo (fino a ieri) avevano occupato l’aula. Precisiamo, il progetto messo su da questi studenti era stato criticato ma anche elogiato, e ha fatto molto discutere per la sua natura, molto buona, e la sua applicazione, impossibile per il rettore e grandiosa per i ragazzi. Un ossimoro evidente, che aveva prodotto una struttura dove i ragazzi potevano acquistare dispense a costi contenuti (evitando così di acquistare libri che costano davvero caro) riscaldare gli alimenti portati da casa (non esistono microonde o cose simili in statale, quindi si va avanti a panini per pranzo) e scambiare o prendere in prestito libri generici da una collezione messa in piedi direttamente dai ragazzi: oltre a tutto questo, i ragazzi organizzavano riunioni e scambi di idee, che però non hanno mai particolarmente colpito lo studente medio. Dall’altra parte tuttavia emergeva sempre di più una natura piuttosto radicale e aggressiva degli organizzatori, con pensieri forse troppo espliciti e non mediati da un interesse che dovrebbe mettere l’università e l’istruzione al primo posto (a volte con scritte sui muri e slogan davvero discutibili).

Questa situazione era andata avanti fino a weekend appena passato, dove il rettore aveva fatto sgomberare l’Ex cuem mentre i ragazzi erano a casa a riposare. Resisi conto della situazione gli studenti hanno occupato una piccola sala di fronte al cortile principale dell’ateneo per protesta, per difendere la loro posizione nei confronti del rettore e dell’università. Ed ecco che il buon rettore, mosso dagli ultimi eventi, ha pensato bene di chiamare dei carri armati che brandivano manganelli e usavano caschi imbottiti (il reparto antisommossa della polizia). Gli scontri ci sono stati, violenti sufficienza da mandare 4 poliziotti e 4 studenti in ospedale.universita-statale-milano

Ora, che la situazione fosse sul punto di scoppiare era ormai evidente: quello che non si capisce proprio è l’ostinazione con la quale il rettore non ha voluto concedere uno spazio a questi studenti, che senza dubbi, nonostante qualche difetto nel loro progetto, dimostrano grande iniziativa e voglia di fare. Ma il buon rettore non si accontenta, e dopo aver liquidato uno spazio che poteva benissimo lasciare lì (visto che al posto della biblioteca autogestita ci vuole mettere delle macchinette per il caffè) ha pensato bene, dopo l’occupazione, di non mediare con gli studenti, ma di ricorrere alle forze dell’ordine per risolvere la situazione. Bhe, con tutto il rispetto signore, le persone in ospedale sono tutte sulla sua coscienza.

Non è forse un po’ strano che l’università voglia chiudere un posto dove vengono vendute dispense a basso prezzo (disincentivando l’acquisto dei libri, con le case editrici che perdono il loro profitto stratosferico), dove gli studenti si possono confrontare in libertà e soprattutto svincolarsi dalla mentalità spesso troppo chiusa dell’università classica? Perché chiudere, anzi, sopprimere, un luogo dove gli studenti possono esprimere la loro creatività e accrescere la loro cultura (dopotutto si parla sempre di una biblioteca, seppur autogestita)? Perché è così scomoda l’idea di un’iniziativa dagli studenti per gli studenti? Forse queste domande possono sembrare scomode, ma per chi ha questa impressione mi sorge un dubbio: oggi chiedendo informazioni ho sentito parecchie versioni dell’accaduto, con diversi motivi sia per lo sgombero, sia per gli scontri. Perché gli studenti non sono informati sui motivi per cui la loro università ha agito in un certo modo, che loro tengono in piedi, con le loro rette universitarie? Non è che per caso che c’è qualcosa che vogliamo nascondere, o di scomodo da ammettere? Effettivamente il dubbio sorge, poiché, aldilà di tutto, sembra incredibile che in un luogo, che dovrebbe essere il più colto della città, ci sia bisogno di usare i manganelli invece delle argomentazioni e dei libri per risolvere i problemi.

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