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Ius sanguinis o ius soli? È aperto il dibattito

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In questo periodo si sta parlando davvero molto della possibilità di una nuova legge sull’acquisizione della cittadinanza con un dibattito molto acceso che riguarda il passaggio dal concetto di ius sanguinis (la cittadinanza si eredita dai genitori) a quello di ius soli (si è cittadini del paese in cui si nasce).

In un Paese come il nostro - in cui il tasso di immigrazione è molto alto (anche se quest'anno si è visto un calo) e ormai si affacciano al mondo seconde, se non terze, generazioni di immigrati che sono nate in Italia - questo dibattito non rappresenta una novità, ma è stato rinfocolato dalla recente nomina a ministro dell'integrazione di Cécile Kyenge, oculista di origini congolesi e, di fatto, primo ministro “nero” (preferito da lei stessa all’appellativo “di colore”) della Repubblica Italiana. Infatti Kyenge, come dichiara sin dai suoi primi giorni come ministro, ha come obiettivo principale quello di rendere effettivo lo ius soli con un aggiornamento della legge 5 febbraio 1992, n. 91 («Nuove norme sulla cittadinanza»). 

L’adozione dello ius soli permetterebbe di riconoscere come cittadini italiani circa 730.000 persone che rappresentano il 10% dei minori presenti in Italia e il 70% della popolazione minore straniera complessiva. Dati che fanno riflettere e che, come commenta la Fondazione Moressa che li ha diffusi, fanno comprendere che: "L’attuale legge sulla cittadinanza non trova più corrispondenza nelle realtà del fenomeno migratorio contemporaneo".

Una cosa quindi è certa: la legge sulla cittadinanza va cambiata e di fronte a questa realtà imprescindibile il dibattito si infiamma e sembra difficile trovare un accordo.

C’è chi la nega a priori, chi suggerisce passaggi intermedi tra ius sanguinis e ius soli, come l'ex ministro dell’integrazione Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che propone lo ius culturae, ovvero la cittadinanza concessa ai nati in Italia solo dopo aver concluso un ciclo scolastico, e chi invece da anni marcia diretto verso lo ius soli.

 Tutto questo fermento su un tema che in diversi paesi europei è già stato affrontato anche se con modalità personalizzate (per esempio, in Germania e in Gran Bretagna vige lo ius soli anche se con alcuni paletti, in Francia vi è una sorta di doppio ius soli legato alla cittadinanza dei genitori) indica che anche per noi italiani è davvero giunto il momento di prendere una decisione in merito e di cambiare la legge.

In questo senso, risulta di importanza fondamentale l’informarsi e il cercare di capire al meglio la situazione e i suoi risvolti. Un’occasione interessante per cercare di districare la questione può essere quella di partecipare ad una conferenza organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio, una comunità laica impegnata nella promozione della pace nel mondo e diffusa in più di 70 paesi di 4 continenti. Domenica 12 maggio (alle 16.30 al Teatro alle Colonne) la Comunità di Sant’Egidio darà vita al dibattito Tutti italiani. Verso una nuova legge sulla cittadinanza, con l’intervento di Rania Ibrahim (Yalla Italia), Milena Santerini (Deputato di Scelta Civica), Anna Granata (Università di Torino), Francesco Wu (Associna), Fouad Sokal (Movimento Genti di Pace). A seguire vi sarà l’esibizione di Manuel Ferriera, autore dello spettacolo Cittadini in transito.

Certo la scelta che aspetta l’Italia non sarà facile, ma si auspica che una decisione in favore di un ampliamento del riconoscimento della cittadinanza venga presa, quantomeno perché così molti italiani che lo sono di fatto lo saranno anche per lo Stato.

Per ulteriori informazioni:

Teatro alle Colonne, Corso di Porta Ticinese, 45
Comunità di Sant’Egidio

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