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Mostra Zavattini: "A tutti i pittori ho chiesto l'autoritratto"

zavattiniC’è chi colleziona le figurine dei calciatori, chi cartoline,  chi francobolli, chi è appassionato di numismatica, chi è un vero e proprio bibliofilo. Esiste un collezionismo minore, che si nutre di oggetti comuni senza o con scarso valore pecuniario, e uno che invece necessita di una certa disponibilità economica; che gli oggetti in questione abbiano un valore o meno non ha forse una particolare importanza: hanno un valore per chi li colleziona, un significato che riguarda solo noi (questo li rende unici) e rivelano una parte di noi stessi.

Il collezionismo d’arte è sicuramente quello più antico, con origini nel mondo della civiltà greca e romana, legato al mecenatismo, all’amore per il bello … non sempre in maniera disinteressata però. Collezionare opere d’arte era anche, allora come oggi, uno status simbol, un privilegio che pochi si potevano permettere; per questo era usato anche per testimoniare un’ascesa sociale e l’acquisizione, magari, di una raffinatezza intellettuale (che sicuramente i soldi non possono colmare o perlomeno sopperire). I veri collezionisti, invece, sono spinti da una passione smisurata, reale, che affiora per alcuni dati particolari.

E dati particolari, anzi: eccezionali, ne ha abbastanza quella di Cesare Zavattini, lui stesso grande artista se è vero che il cinema è considerato la 7° arte. Grande regista, scrittore e sceneggiatore del cinema neorealista, giornalista, poeta e narratore umoristico e satirico, si avvicina al cinema a 22 anni, nel 1934, e cinque anni più tardi arriva il fortunato incontro con De Sica, con cui realizzò i capolavori del cinema italiano che tutti noi, se non abbiamo visto, abbiamo almeno sentito nominare: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951, tratto da un suo romanzo) e Umberto D. (1952). Contemporaneamente inizia anche a dipingere; la scoperta della pittura è per lui un “divertimento”, e realizzare e vedere quadri gli suscita emozioni tali da esclamare: “… Che gioia profonda mi danno i quadri, se avessi soldi non farei altro che comprare quadri”!

E così fece.

zavattini-guttusoDal 1941 inizia a chiedere l’autoritratto a quasi tutti i pittori italiani. Unica clausola le dimensioni: dovevano rigorosamente rispettare il formato di cm 8x10. Inventa il collezionismo di opere minime, minuscoli gioiellini che, come singolare carta da parati, rivestono le pareti della sua casa romana di via Sant’Angela Merici. In circa 40 anni ne raccoglie quasi 1.500: una vera e propria enciclopedia degli artisti del Novecento! Tra i maggiori (anche se limitarsi a pochi nomi per fornire un esempio è decisamente riduttivo):  Burri, Fontana, Balla, Sassu, Sironi, Guttuso, Depero, Mafai, Soffici, De Pisis, fino a Munari, Rotella, Pistoletto e Plessi. Ma anche scrittori, come Buzzati e Dorfles.

Diceva di non potersi permettere quadri grandi, perché costavano troppo, ma in realtà nel suo diario racconta che l’idea del formato mignon gli venne da due fatti, apparentemente di poco conto: il regalo di un bozzetto di piccole dimensioni della “Ricamatrice” di Campigli (dono del critico d’arte Raffaele Carrieri, prima di trasferirsi da Milano a Roma), e l’aver visto un pittore che dipingeva un pacchetto di sigarette.

Creò una collezione unica per il formato (un piccolissimo 8x10), per il numero straordinario di pezzi, perché tutte le opere sono state eseguite su commissione, e perché da sola potrebbe costituire un singolare manuale della storia dell’arte del XX secolo.

zavattini-munariPurtroppo, per problemi economici, nel 1979 la collezione fu smembrata e venduta; il Ministero nel 2008 riuscì ad acquistare 152 di questi piccoli capolavori, destinandoli alla Pinacoteca di Brera, che dopo i necessari restauri li espone oggi per la prima volta con una mostra davvero eccezionale, curata da Marina Gargiulo, dal titolo accattivante e mai più appropriato “A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto. Zavattini e i Maestri del Novecento”.

La mostra, ospitata dal 7 maggio all’8 settembre nella sala XV della Pinacoteca, è dedicata alla storia di questa eccezionale collezione e ai rapporti tra Zavattini e il mondo dell’arte; oltre alle 152 “opere minime” e alcuni Autoritratti dipinti dallo stesso Zà (così si faceva chiamare il regista), sarà presente un ricco corpus di testimonianze documentali cartecee e video (lettere, cartoline, inviti, brochures, documentari e interviste).

Una mostra unica per una collezione assolutamente unica nel suo genere.

In concomitanza con la mostra, dal 29 maggio e per tutto il mese di giugno, Cineteca Italiana presenterà allo Spazio Oberdan una rassegna dedicata a Zavattini, dove saranno proposti 15 titoli tra i quali tutti i suoi più importanti lavori da sceneggiatore, i 2 film di cui firmò la regia, proiezioni e incontri con ospiti.

                                                                                                                   Rossella

 

Pinacoteca di Brera

Via Brera 28, Milano

Orari

da martedì a domenica: ore 8:30 – 19:15

(la biglietteria chiude alle ore 18:40)

Chiuso lunedì.

Biglietti

Intero: euro 10

Ridotto: euro 7

Abbonamento Pinacoteca e mostre: euro 22 (valido fino al 12 gennaio 2014)

Catalogo: Skira.

 

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