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In carne è bella: il corpo femminile nell’arte

dolni vestoniceIl seguente articolo è un approfondimento tematico di quello scritto dalla nostra Mariarosa Petrungaro “Abercrombie taglie: il peso fa la bellezza?”

La storia della bellezza corporea nei mezzi di comunicazione ha le proprie origini nell’arte che sin dalla preistoria ci ha tramandato alcuni dei canoni estetici delle civiltà passate, molto spesso in forte disaccordo con quelli odierni.

Infatti, le prime figure femminili in terracotta, le cosiddette “Veneri paleolitiche”, datate tra 300.000 e 10.000 anni fa, rappresentavano individui in forte sovrappeso (grazie alla resa esagerata delle forme del seno, dei fianchi e dei glutei): il significato di questa pinguedine era quasi sicuramente dovuto all’augurio di fertilità, prosperità e sensualità oltre che sessualità (sono infatti nude coi caratteri sessuali a vista).

venere di willendorf

Esempi illustri della presenza di abbondanti curve femminili sono presenti anche nell’arte greca: l’Afrodite cnidia di Prassitele (360 a.C.), la Venere di Milo (130 a.C.), la stessa Venere Callipige (II secolo a.C.) il cui significato è “dai bei glutei” sono solo alcuni tra gli illustri casi di bellezze giunoniche realizzate dalle mani di scultori raffinati. Proprio il termine “giunonica” indica una donna dalle curve abbondanti il cui risultato estetico è tutto tranne che sgradevole.

venerecnidiaprassitele

 

venere milo

Non mancano casi di raffigurazioni femminili filiformi come le statuette esili dell’arte etrusca, sia maschili sia femminili, da leggere però nell’ottica ideologico-spirituale o più probabilmente prospettica in relazione alle ombre proiettate da manufatti realistici.

Casi di magrezza femminile (o per meglio dire di peso forma che talvolta idealizza il corpo talaltra è sicuramente realistico) si trovano nella pittura più che nella scultura.

Addirittura le forme prorompenti non mancano neppure nelle figure sacre cristiane del Medioevo: la Madonna è spesso in carne, soprattutto quando appare più scoperta, come nei celebri momenti di allattamento (Madonna del latte).

Venere Callipige NapoliI grandi maestri tardo medievali e rinascimentali consideravano prossima alla perfezione la donna con qualche chilo in più: la Venere di Botticelli (1482-1485), la Venere di Urbino di Tiziano (1538), il Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre di Michelangelo (1510) per arrivare fino alle sensuali odalische tanto di moda nell’Ottocento o l’esempio della Bagnante di Valpinçon di Ingres (1808) replicano ancora una volta il canone estetico di una donna ben nutrita, dalla pelle chiara e dai seducenti fianchi carnosi. Il seno è abbondante ma non per forza enorme, gambe a braccia mai esili ma indici un’alimentazione costante.

venere urbino

peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre

Bagnante Valpinon

Persino la celeberrima Maja desnuda di Goya (1800), pur armoniosa, se non troppo in carne è comunque lontano dalla figura secca e filiforme delle modelle odierne.

Espressione completamente opposta al modello magro di donna moderna è la pittura di Botero, pittore del XX secolo, famoso per le figure obese di ogni sesso ed età.

Se per la figura maschile il metro di paragone degli antichi era la possenza fisica ed il culto del corpo forte e scolpito era spesso il principale modello degno di nota artistica, per la donna si ribalta la percezione delle proporzioni fisiche: nel suo ruolo, la femminilità era volta verso l’obiettivo della procreazione, della cura della prole, cosa impossibile per un individuo gracile e malnutrito.

Tutt’oggi presso alcune popolazioni africane le donne considerate maggiormente piacenti sono quelle dai glutei tondi e ingrossati.

Forse nella società contemporanea il ruolo della donna, giustamente prossimo alla completa parità dei diritti,maja desnuda considera meno prioritaria la scelta materna in virtù di nuove esigenze economiche e sociali. Questo fa sì che anche i canoni estetici si evolvano in controtendenza rispetto ai tempi passati.

Inoltre la moda e la stessa diversità di stili di vita implicano un cambiamento dell’alimentazione in alcune zone del pianeta creando enormi divari culturali. Nei peggiori dei casi le nuove mode ed i rapidi stili di vita possono portare all’insorgere di nuove malattie psico-somatiche che sono alla base di molte crociate sociali contro anoressia e bulimia, praticamente sconosciute anche solo mezzo secolo fa.

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