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Verdi: Oberto, conte di San Bonifacio e Un giorno di regno

viva verdiRiprendendo il nostro viaggio nella musica di Verdi, esaminiamo le prime due opere del compositore emiliano, ancora acerbe ma già ricche di spunti che si concretizzeranno negli anni successivi.
 
La prima è Oberto, conte di san Bonifacio, dramma in due atti, su libretto di Temistocle Solera. La prima rappresentazione avvenne il 17 novembre 1839 al Teatro La Scala di Milano.
 
I protagonisti sono: Cuniza, sorella di Ezzelino da Romano – Riccardo, conte di Salinguerra – Oberto, conte di San Bonifacio – Leonora, figlia di Oberto – Imelda, confidente – Cavalieri, nobildonne, vassalli.
 
Trama: 
 
L’azione si svolge nel castello di Bassano verso il 1228. Dopo essere stato sconfitto da Ezzelino da Romano in battaglia, il conte Oberto si è rifugiato a Milano. Ma la figlia Leonora viene sedotta da Riccardo, il promesso sposo di Cuniza, sorella di Ezzelino. Per vendicare l’onore della figlia, Oberto si precipita al castello poco prima del matrimonio e svela l’inganno a Cuniza, la quale decide di rinunciare a Riccardo. Ma il giovane non intende venire a patti con la sua coscienza e questo porta Oberto alla decisone di sfidarlo a duello. Tuttavia poco prima del duello le preghiere di Cuniza convincono Riccardo a sposare Leonora, con grande soddisfazione della ragazza. Ma il conte non vuole rinunciare alla vendetta e obbliga il futuro genero a duellare ugualmente con lui. Nello scontro Oberto perde la vita e Riccardo decide di andare in esilio per espiare le sue colpe che hanno distrutto due vite innocenti. Leonora, sconvolta dal senso di colpa, prende la decisione di entrare in un convento per aiutare in qualche modo gli altri.
 
Dalla scena terza, atto primo:
 
OBERTO:
 
Oh patria terra, alfin ti rivedo,
terra sì cara e desiata! Ognora
in sul lido ospital, che m'accogliea,
sempre di te la mente si pascea!
Triste cagion mi scorge,
patria diletta, a te... Di nuovo pianto
vengo a bagnarti, o dolce suol natio,
poi dovrò dirti un'altra volta addio! ~
Se lo scritto fatal della sorella
non mi trasse in inganno,
dovrebbe esser qui giunta. Ahi lasso! E dove
trovar ti deggio, o figlia ingrata!... Io fremo...
Forse al padre segnasti il giorno estremo!
 
La seconda è Un giorno di regno o il finto Stanislao, melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice Romani rielaborato da Temistocle Solera. La prima rappresentazione avvenne il 5 settembre 1840 al Teatro La Scala di Milano.
 
I protagonisti sono: Il cavaliere di Belfiore, ufficiale francese sotto le mentite spoglie di Stanislao di Polonia – Barone di Kelbar – La marchesa del Poggio, giovane vedova nipote del barone e innamorata di Belfiore – Giulietta di Kelbar, figlia del barone – Edoardo di Sanval, giovane ufficiale nipote di La Rocca – La Rocca, tesoriere degli stati di Bretagna – Conte Ivrea, comandante di Brest e fidanzato della marchesa – Delmonte, scudiero del finto Stanislao.
 
Trama: 
 
L’azione è collocata nel castello del barone di Kelbar vicino a Brest nell’agosto 1753. Nel castello tutto è pronto per il doppio matrimonio di Giulietta, figlia del barone, con il tesoriere La Rocca, molto più vecchio di lei e della marchesa del Poggio con il conte Ivrea. In realtà Giulietta ama il giovane Edoardo, il nipote povero del tesoriere, mentre la marchesa ha accettato di sposare il conte per vendicarsi del cavaliere di Belfiore, che l’ha lasciata senza un motivo. Ma il cavaliere arriva al castello sotto le mentite spoglie del re di Polonia, che ha chiesto il suo aiuto per arrivare incolume in patria e salire al trono senza pericoli. Vedendo la situazione delle due donne, il cavaliere decide di intervenire, e basandosi sul fatto che tutti lo credono Stanislao, manipola il conte e La Rocca convincendoli che avranno gloria e ricchezza assicurati se rinunceranno ai matrimoni progettati per il loro tornaconto. L’ingarbugliata situazione conduce a una girandola di equivoci e scontri, che avranno un felice epilogo quando il re di Polonia, arrivato sano e salvo in patria, svela tramite una lettera la vera identità del cavaliere, che si ricongiunge alla marchesa mentre Giulietta è libera si sposare Edoardo, che ha ricevuto dal finto re un castello e delle terre come dote.  
 
Dalla scena terza, atto primo:
 
CAVALIERE:
 
Compagnoni di Parigi,
Che sì matto mi tenete,
Qua venite e decidete
Se v'è un saggio al par di me.
L'ufficial più dissipato
Dell'intero reggimento
Prese l'aria in un momento
Di filosofo e di re.
Fincè con voi soggiorno,
Signori, io vel ridico,
Come privato e amico
M'avete da trattar.
Verrà pur troppo il giorno
De' miei pensier più gravi;
Pur troppo in me degli avi
Lo scettro ha da pesar.
 
 

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