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Ordinanza gelato a Milano: la rivincita delle frolle

gelato-siIl sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, è intervenuto ieri per placare animi e polemiche dopo l'ordinanza anti gelato che vieta l’asporto di cibo e bevande al di fuori dei locali che non dispongono di tavoli esterni: «I milanesi possono continuare a gustare liberamente il loro gelato anche dopo le 24: non c’è nessun coprifuoco e mai è stato previsto».
Un divieto già in vigore lo scorso anno per pizzerie e kebab, ora allargato anche alle gelaterie, che vorrebbe semplicemente evitare la formazione di assembramenti notturni sui marciapiedi di fronte ai locali nelle zone della movida milanese, ma che è solo riuscito a unire commercianti e consumatori in un unico e forte grido di ribellione con conseguente flashmob di protesta.
Toglietemi tutto ma non il mio cono.
I cittadini hanno visto negarsi uno svago innocuo, proprio della stagione estiva che sta per iniziare e, giustamente, si sono indignati e ribellati, cercando di riappropriarsi di un loro diritto ingiustamente tolto. Questa è vera democrazia, tutto è bene quel che finisce bene. Peccato si stia parlando di gelato.
Il problema del cono o coppetta dopo mezzanotte è davvero la questione più importante per Milano?
Domanda retorica. Viviamo in una città internazionale, che potrebbe definirsi persino una metropoli, centro di economia, moda e divertimento in Italia e che da anni è affossata da gestioni per lo meno fallaci di sindaci e giunte sia di destra che di sinistra, e riusciamo ad indignarci solo per il gelato.
Siamo invasi dal cemento, si costruisce ovunque a discapito del verde (ultimo in ordine di tempo il nuovo palazzo della Regione Lombardia), con la 'ndrangheta così capillarmente inserita nella gestione di appalti e lavori, abbiamo il servizio di trasporto pubblico probabilmente migliore della penisola ma neppure lontanamente paragonabile alle altre grandi città europee, con mezzi di superficie lenti e ritardatari, tempi d'attesa lunghi, ad eccezion fatta degli orari di punta, e un servizio notturno ridicolo. Viviamo in una città in cui non si parcheggia se non a pagamento, dove le forze municipali non sono al servizio del cittadino ma delle casse comunali, con i 'ghisa' pagati, a conti fatti, quasi esclusivamente per multarci (credo unico caso al mondo in cui una forza di polizia venga retribuita attraverso le tasse, quindi dai cittadini, per togliere soldi ai cittadini stessi), e gli "addetti al servizio di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta", cioè gli ausiliari del traffico, in funzione con l'unico compito di passare per le vie e controllare tagliandi e permessi di parcheggio, multando le auto in divieto. Circolare in macchina in città è proibitivo e stressante, e anche l'istituzione dell'AREA C è servita solo a creare cittadini di serie a e di serie b: perchè chi abita nella zona centrale dovrebbe avere più diritto all'aria pulita rispetto a chi vive in periferia? L'AREA C sarebbe un'ottima cosa se messa non dentro la città, ma ai suoi ingressi, e, chiaramente, se si garantissero parcheggi gratuiti e mezzi funzionanti. E ancora, parlando di viabilità, non viene riconosciuto il diritto di esistere a chi vuole girare per la città in bici, per passione delle due ruote a pedali, per evitare di inquinare o semplicemente per fare esercizio fisico. Non esistono praticamente piste ciclabili e invece di favorire i mezzi ecologici si fa di tutto per castrarne l'utilizzo; eccellente iniziativa è stata il Bikemi, ma come detto manca un'area dove si possa pedalare senza rischiare la vita. Per non parlare delle domeniche di blocco del traffico a causa dei cosiddetti PM10: semplici palliativi che servono a poco o nulla. E mi fermo qui.
La domanda è: perchè nessuno si indigna per tutto questo? perchè la gente non si ribella davvero per avere a disposizione una città finalmente a misura d'uomo? Durante l'ultima campagna elettorale Milano si era colorata di arancione e la partecipazione era stata imponente. Una vera e propria mobilitazione di tutti coloro che volevano voltare pagina, mettersi alle spalle anni di cattiva gestione e provare a costruire assieme una città più viva e sviluppata intorno alle esigenze dei suoi abitanti, di qualsiasi nazionalità o religione fossero. Un gesto molto importante, da parte di migliaia di cittadini, per far comprendere la necessità di non essere più dei semplici spettatori di una situazione ormai sfuggita di mano, ma persone attive nella propria città e per la propria città. Un modo vivo e coinvolgente per entrare in prima persona nella cosa pubblica e nella sua gestione, per essere le istituzioni. Un forte impegno di molti che era stato poi raccolto da altri. Tanti ci credevano (e ci credono ancora), sembrava davvero essere arrivato il tanto agognato cambiamento più volte promesso e inseguito. Ma dopo pochi mesi si protesta per del gelato.
Se è vero che i grandi cambiamenti partono da un giorno all'altro e da situazione improvvise, siamo costretti a sperare, per il bene di Milano, che la nostra 'rivoluzione' si avvii grazie al puffo. Il gusto con colorante azzurro, non quello della vicina Arcore.

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