L’ultimo viaggio di Mario

Il sogno di un ragazzo si è infranto, forse per fatalità o per negligenza, dall’altra parte del mondo,  ma il cuore di una città, di una piccola città riporterà a casa Mario. 
Mario Pastore aveva un sogno, andare in Australia, una delle mete preferite dei ragazzi italiani che sognano di costruirsi un futuro lontano dall’Italia.
Ma il sogno di Mario è finito una notte nel bagno di un ristorante, dove lavorava per pagarsi il soggiorno nel Paese, per un banale malore, forse un problema cardiaco,  anche se  ancora non si conoscono con chiarezza le cause precise del decesso.
Superato lo choc iniziale, o quanto meno, assorbito il primo colpo, la madre vedova e le sorelle hanno  dovuto fare i conti con il problema della ricerca dei soldi per il rientro della salma, quasi 30.000 Euro,  tutti a carico della famiglia. Una famiglia che non ha a disposizione  una simile cifra.
Gli amici di Mario non si arrendono e aprono una pagina Facebook “Un aiuto per portare Mario Pastore a casa”, corredata da un conto corrente dedicato. 
Ben presto la voce comincia a girare e l’impresa diventa collettiva e coinvolge centinaia di giovani: ad esempio, due settimane fa nell’oratorio san Massimiliano Kolbe di Varese vengono raccolti 4.500 euro in una serata sola.
Durante questa mobilitazione ci sono anche  stati  "sciacalli" che, spacciandosi per  amici di Mario, hanno cercato di spillare soldi agli abitanti di Varese. Per ovviare a questo problema viene emesso un comunicato e  tutte le donazioni non certificate vengono sospese.
Commossa dalla loro determinazione, tutta Varese li aiuta e il banchetto continua a girare le feste dei paesi fino a arrivare giovedì sera a 25.000 Euro.  
Venerdì la famiglia ha annunciato che finalmente Mario  potrà tornare a casa. 
Quei soldi serviranno per pagare il trattamento di imbalsamazione, il trasporto da Melbourne, la spedizione e i funerali che si terranno a Varese la prossima settimana. 
Tutta la città sarà presente per ricordare questo ragazzo, che dopo aver frequentato Scienze della comunicazione all’Università dell’Insubria, era emigrato in Australia lavorando come raccoglitore di frutta, pizzaiolo, oltre a lavare automobili in un autolavaggio tutte le mattine, per inseguire un sogno, il suo sogno
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