Caos politico: il punto della situazione

crisi-2013-berlusconiCaos politico, di nuovo. Non voglio per nulla vantarmi, ma scrissi in tempi non sospetti (alla fine delle elezioni svoltesi a febbraio) che la stabilità di questo "governissimo" sarebbe durata ben poco, e purtroppo avevo ragione. Purtroppo perchè in effetti questa nuova crisi non ci voleva proprio, visto la poca credibilità che ha il nostro beneamato paese negli ultimi tempi. Ma cosa sta succedendo in realtà e quali possono essere i possibili scenari per il futuro? Cerchiamo come sempre di capirlo con una piccola spiegazione semplice, che non ha, come al solito, la pretesa di essere pienamente esaustiva, ma ha l'obiettivo di far capire meglio, con occhio giuridico, la situazione.

Berlusconi, capo del Pdl, ha imposto ai ministri appartenenti alla sua coalizione le dimissioni (arrivati in 5 esponenti), creando così un vuoto all'interno del governo. Una situazione imprevista e grave, che però ha diverse risoluzioni dal punto di vista teorico. Le possibili soluzioni sono due per il presidente del consiglio Letta, che è chiamato a riempire i vuoti lasciati dai ministri che si sono dimessi: 1) applicare i cosiddetti interim, ossia supplire alla mancanza di un ministro assegnando quel ministero ad un altro ministro che non si è dimesso (caricando così però un ministro solo a più ministeri, che non è cosa da poco) 2) utilizzare i cosidetti rimpasti, ossia apportare delle modifiche ai ministeri e riassegnare i compiti secondo una sua idea. Il problema fondamentale dell'utilizzare questi metodi non è tanto come ritrovare l'assetto equilibrato del governo, quanto se questo equilibrio andrà bene al parlamento. Infatti il problema fondamentale è l'appoggio, specialmente al senato, della maggioranza per la fiducia alla nuova struttura del governo, che potrebbe non essere data. Proprio per questo motivo il Presidente Letta si presenterà domani in parlamento per discutere della cosa e chiedere un voto di fiducia. Ovviamente questa soluzione è stata trovata in concerno con il presidente della repubblica, che ricordiamo, è l'unico a poter sciogliere le camere e indire nuove elezioni.

Il compito sarà molto duro per Letta, che dovrà trovare il numero, specialmente al senato, per avere la spreadmaggioranza anche senza l'appoggio del Pdl, che al senato ha un alto numero di senatori, che probabilmente non voteranno la fiducia. Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire la vicenda (Letta si presenterà al parlamento domani a partire dalle 9 e mezza).

Ora parliamo dei motivi di questa crisi di governo. Il buon cavaliere, a cui ringraziamo davvero di cuore di averci fatto la festa a pochi giorni dal suo compleanno, ha deciso di non appoggiare più il governo delle larghe intese per via della nuova decisione da parte del parlamento di innalzare di un punto l'iva, portandola così al 22%. Molto nobile da parte sua, peccato che il buon cavaliere si stia specchiando un po' troppo e non abbia considerato le conseguenze della sua condotta: in primo luogo la figuraccia che il nostro paese fa di fronte al mondo, ci procura un grande danno in borsa, dove lo spread si è già alzato di 60 punti (e il buon Berlusconi non ha pensato che questi punti li pagheremo anche noi come risultato di un interesse più alto sui nostri titoli di stato), e in più in questi giorni il parlamento era chiamato a convertire in legge il decreto sulla prima rata dell'imu. Capiamoci bene; quello che sospendeva il pagamento della prima rata dell'Imu era un decreto legge, ossia un provvedimento preso dal governo per una data situazione di necessità, che ha validità per soli 60 giorni se non viene convertito tramite legge del parlamento. Ora, se questo non viene convertito, il decreto decade senza lasciare effetti, che giuridicamente equivale al non essere mai esistito. Quindi, in parole povere, senza effetti si torna alla situazione di partenza, con la prima rata dell'Imu che dovrebbe essere riscossa dalle amministrazioni locali. A questa si aggiunge anche la seconda rata dell'Imu, che arriverà fra poco tempo. Quindi diciamo che, Berlusconi non si offenda, ma se voleva farci risparmiare era meglio che stesse zitto e non facesse certe robe.

Dal punto di vista morale poi il comportamento dell'ex premier equivale quasi a un attentato alla costituzione, anche se ovviaamente per questo reato può essere accusato solo il presidente della repubblica.

In questo scenario tuttavia si pone un nuovo fattore mai riscontrato prima: il Berlusconismo sembra essere messo in discussione. Infatti i capigruppo al parlamento Schifani e Brunetta non hanno proferito parola sull'accaduto, e sono loro in teoria che esprimono il pensiero dei parlamentari. In più anche i ministri dimessi hanno espresso parere contrario alla decisione, manifestando i propri dubbi. Così hanno fatto anche molti senatori, che domani potrebbero tirare un brutto colpo al cavaliere. Insomma, la situazione è parecchio complessa. Restate con noi per eventuali aggiornamenti e analisi della situazione.

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