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Berlusconi si arrende: contrordine, si vota la fiducia

Colpo di scena. Dopo gli avvenimenti dei giorni scorsi, con le dimissioni di 5 ministri del Pdl e le dichiarazioni del capo della coalizione di destra Silvio Berlusconi di voler tornare alle urne. Pronti via, ecco servita in due giorni la crisi di governo, con inconvenienti pronosticabili e disastri imprevedibili nel caso che la legislatura fosse finita. E invece no: ancora una volta i nostri esponenti politici hanno dimostrato quanto sia regredita negli ultimi anni la nostra politica e il buon cavaliere, dopo aver combinato un mezzo disastro e tornato da mamma Senato e ha deciso di votare la fiducia, con un discorso pronunciato da lui stesso.

Al fulmicotone, non c'è altro aggettivo per descrivere la mattinata appena passata. Berlusconi stamattina era convinto: non si può andare avanti con questo governo delle tasse (mi consenta signor cavaliere, ma in tutta sincerità, il discorso non reggeva proprio) ed aprire un nuovo capitolo politico del nostro paese. Tuttavia i dubbi sorti negli scorsi giorni, con le tante manifestazioni di intenzioni bellicose nei confronti dell'ex-premier da parte sia dei ministri uscenti, sia di molti senatori appartenenti allo stesso Pdl, facevano presagire che qualcosa non andasse. Paladino del "diverso Berlusconiano" (sempre peggio a livello di definizioni, non c'è che dire) si è eretto Angelino Alfano, che ha mediato per tutta la mattina con Berlusconi per trovare un accordo con i suoi senatori, ben 23 a quanto pare, che erano pronti a recapitare a casa sua un bel regalino per il compleanno appena passato, consistente in un bel voto alla fiducia per il nuovo governo, distaccandosi così dalla linea comune del partito. La minaccia è arrivata chiara, e Berlusconi, di cui tutto è più o meno lecito dire meno che sia stupido, ha capito che politicamente la situazione si stava mettendo male e ha deciso di fare un passo indietro, e come disse il buon Von Clausewitz "se non puoi batterli, allora alleati con loro". Significativi sotto questo profilo sono anche due ulteriori particolari: in primis il silenzio quasi totale, in tutta la vicenda, dei due capigruppo Brunetta e Schifani, che avrebbero dovuto in teoria, in quanto portavoci dei pensieri parlamentari del gruppo, appoggiare senza remore il proprio leader; a questo si aggiunge che, ad ulteriore prova della svolta repentina, è stato lo stesso Berlusconi a parlare al senato (quando normalmente dovrebbero essere i capigruppo a farlo).

Ora cerchiamo di capire meglio la decisione del cavaliere. Aldilà di tutte le illazioni che si possono fare, pare evidente che il repentino cambio di opinione di Berlusconi non sia frutto di una presa di coscienza personale, ma piuttosto una forzatura impostagli dai senatori del partito, che avevano deciso in buona parte di dare la loro fiducia al governo Letta. Così, piuttosto che rischiare la figuraccia, il Silvio razionale ha prevalso, e si è deciso a ritirarsi prima di provocare danni più a sè stesso che al paese intero. Ora, appellandomi a senso morale di tutti coloro che hanno avuto la pazienza di essere arrivati a questo punto della, spero non troppo, noiosa lettura, rivolgo una domanda molto semplice: è possibile che un uomo solo possa mettere in ginocchio un intero paese? Non avvertite anche voi qualcosa di profondamente sbagliato in tutta questa faccenda? E' evidente che il governo delle larghe intese non reggerà ancora per molto, e un domani dovremo decidere chi dovrà governare questo paese. Un filosofo del diritto, tale Jerome Frank, sosteneva una tesi nel '900 in cui affermava che il diritto fosse troppo malleabile all'interno delle sentenze, e il giudice decidesse i casi a seconda di quello che mangiava a colazione; ora io vi chiedo, possiamo farci governare da qualcuno che decide quale sia il bene per il paese solo in base a quanti senatori lo seguono?

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