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Halloween 2013. Nostalgia e rabbia per il Capodanno rubato

milano capodanno celticoDall'ormai lontano 2006 a Milano, l'attuale festa di Halloween, in età celtica chiamata Samonios o Samahin, è stata nuovamente ricordata al grande pubblico come celebrazione per antonomasia del solstizio invernale. Nella suddetta ricorrenza la città meneghina aveva finalmente consolidato il ricordo delle sue obliate origini con tre giorni di spettacoli e festeggiamenti. Da quegli anni ormai lontani (2008-11) ad oggi molti cittadini hanno atteso il tanto agognato "Capodanno Celtico", che si teneva in piazza del Cannone dietro il castello, per tutto l'anno, quasi come un vero e proprio conto alla rovescia: la manifestazione era ormai entrata a pieno titolo nel circuito dei grandi festival celtici europei, al punto che nel 2009 aveva già registrato oltre 100.000 presenze.
 
E' così che il Capodanno celtico del castello Sforzesco è diventato l'appuntamento autunnale milano capodanno celticopiù importante di Milano. Il programma di "Samonios" ha da sempre previsto un intenso calendario d'iniziative culturali che si snodavano in tre giorni di rievocazioni guerresche e sfilate in costume dei gruppi di rievocazione storica dal Castello fino a Piazza Duomo: tre giorni di festa, incentrati su cultura, musica, danze popolari, profumi e sapori delle terre celtiche (sidro e idromele in primis); stage di danze irlandesi, laboratori per bambini e adulti sui mestieri di un tempo ed esposizioni di artigianato. Ma non solo. A chiudere ogni giornata di manifestazione, in Piazza del Cannone si tenevano i concerti di alcuni tra i gruppi più importanti del panorama folk nazionale e internazionale. Durante i giorni di manifestazione (tre, numero sacro ai celti), era perfino possibile partecipare al concorso "Vinci un viaggio in Irlanda".
Grande capacità di tale festival, nato dal nulla e con pochi seguaci, fu stata quella di amalgamare i gusti della gioventù milanese e non solo: lungo il sentiero in terra battuta che, snodandosi dalla cancellata di via Bartolomeo Gadio attraverso la scenografia suggestivamente illuminata del castello Sforzesco fino a piazzale Cadorna, era tanto facile incontrare torme di "sancarlini" o ragazzi alla moda, quanto "alternativi" e "metallari," dediti a sonorità oscure, oltre che gente di ogni possibile età. Per una volta il modello di festa "new age" - secondo i dettami appresi da Glastonbury e da altre città inglesi che hanno fatto della storia delle proprie origini non solo motivo di vanto ma una valida ragione di guadagno per i piccoli imprenditori che vi prendono parte - si conformava come un evento che metteva d'accordo pressoché tutti i visitatori.
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Ma perché ai tempi d'oggi la parola Halloween ci pare così vuota e priva di significato, da dover a ogni costo pensare agli inglesi se non addirittura agli americani, al famoso motto "trick or treath" (dolcetto o scherzetto) e ai film horror? Perché abbiamo del tutto perduto il concetto della nostra storia, che indicava, nel rispetto degli antichi calendari e dei circoli di pietre che li segnalavano, le notti più magiche dell'anno: il 29, il 30 e il 31 ottobre, che fungevano da porte d'accesso al regno dei morti: occasione irripetibile in cui i vivi potevano comunicare con i propri cari e riceverne saggi consigli.

Dopo gli infiniti scontri ideologici nati dalla festa tradizionale e pre-natalizia degli "O-Bej O Bej", il Capodanno Celtico pareva finalmente sorgere come una benedizione pacificatrice, quasi piovuta dal cielo: quasi come se i nostri avi obliati, guardandoci da cieli ormai inquinati, offrissero voti a Cernunnos, il dio-cervo dalle lunghe corna, o a Belenos, portatore del carro solare, un'agognata armonia di riappacificazione di cui la nostra società si era ormai crudelmente privata per deliberata scelta. L'eclettico capodanno celtico del castello è rimasto ai posteri per averci saputo affascinare sotto la multiforme veste di festa "trendy" e alla moda e al tempo stesso come punto di ritrovo per una fauna alternativa di tipo filo-londinese, ormai in via d'estinzione.

Molti ricorderanno ancora la fila di stand, i cui venditori erano impegnati nella vendita di bracciali, magliette, collane e coroncine, ma anche di armi e armature. Alla flebile luce delle tende dei musicisti, rischiarate dalla penombra, echeggiava il suono struggente delle cornamuse e dei baghétt, zampogne bergamasche ottenute da stomaci di capra riempiti d'aria.milanocapodannoceltico5 L'iniziativa culturale fu anche coronata da convegni, nelle sale del castello, improntati sulle origini di Milano e dell'Insubria, col supporto di famosi studiosi e preziosi reperti (nella foto, reticolo decorativo di vaso proveniente da Brno - Repubblica Ceca, III sec. a. C). La scorsa edizione aveva previsto un ulteriore potenziamento della festa e della mostra stessa, con il prestito di reperti provenienti da tutta Europa.

E invece, nulla di fatto. Gli organizzatori, sollecitati dalle continue pressioni dei cittadini, hanno ammesso che la tredicesima edizione del Capodanno Celtico non si terrà, perché le nuove tariffe di occupazione sul suolo pubblico fissate dal Comune di Milano non consentono di realizzare l'evento nella storica cornice del Castello Sforzesco.

Pare che una mini-festa, ma a pagamento, sia stata fissata per il prossimo giovedì 31 ottobre a Busto Arsizio. Il trionfo della giunta Pisapia in città ha confermato che la volontà di fare la città bella per mezzo della propria storia, a Milano debba esser per forza negata: una mostra incentrata su Dario Fo e Franca Rame, lo scorso anno, ha prontamente sostituito la "pericolosa" riscoperta delle proprie origini, con la promessa che quest'anno la ormai "storica" istituzione sarebbe tornata a vivere: falso. Qualcuno in giunta, tanto più il primo cittadino, non ha ancora capito che storia e archeologia sono cultura, e come tali, dovrebbero essere trattate: anzi, tutelate.

Addio al Capodanno Celtico? Noi, con fiducia, preferiremmo auguraci un arrivederci, e un lieto fine.

Marco Corrias

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