Rumori a Palazzo: arriva John Cage

johncage palazzorealePiù di mille concerti e dieci cd. Più di diciassette Paesi visitati e undici inviti alla Biennale di Venezia. I Divertimento Ensemble, nati a Milano nel 1977 sotto la direzione di Sandro Gorli, sono ormai una tra le realtà più interessanti e prolifiche in Europa nell'ambito della musica da camera e dell'attività concertistica in generale, senza contare i numerosi riconoscimenti dovuti all'impegno profuso nella scoperta e nel sostegno dei giovani compositori.
 
Se il rock psichedelico e avanguardistico di Frank Zappa è riuscito ad imporsi, non una sola volta ma ben tre nell'arco degli ultimi anni Novanta, alla Scala, regale baluardo dell'istituzionalità milanese, è tutto merito loro e della loro capacità di calare il nuovo nel convenzionale e lo sperimentale nel tradizionale.
 
Ne è ulteriore esempio il concerto-tributo a John Cage, figura controversa seppur fondamentale della musica contemporanea mondiale, che si terrà sabato 9 novembre alle 20.30 nella Sala delle otto colonne di Palazzo Reale.
 
L'iniziativa, patrocinata dal consolato USA in collaborazione col Comune di Milano, si trova all'interno della stagione più ampia dell'Autunno Americano, etichetta sotto la quale sono state radunate tutte le mostre, le conferenze, le presentazioni e le performance che si terranno fino a febbraio e il cui comune denominatore è la cultura statunitense (non è un caso, quindi, che Warhol, Pollock, Steve McCurry e Bob Dylan siano tutti in città ora).
 
La scelta di John Cage come rappresentante quasi esclusivo della musica oltreoceano (più avanti ci sarà un concerto di Miles Davis), è indicativa di quanto questo "inventore" (così lo definì il suo mentore Schoenberg) sia molto più conosciuto e apprezzato in patria che in Italia, malgrado si tratti di una delle personalità più geniali che l'arte contemporanea abbia mai conosciuto.
 
Nato a Los Angeles nel 1912, appassionato sin da giovanissimo di musica, pittura e poesia, gira l'Europa alla scoperta di Eric Satie e della musica dodecafonica ideata per la prima volta da Arthur Schoenberg, suo pigmalione nonché maggior esponente della Seconda Scuola Viennese. Inventa serie totalmente inedite da 25 note e indaga le fonti del suono riconvertendo elementi di uso quotidiano come piatti, tazzine, cerchioni e contenitori di latta, in strumenti musicali. Li sovrappone e incastra tra le corde del pianoforte, strumento d'elezione del romanticismo ottocentesco, attirando su di sé critiche asprissime e inveterate da parte di virtuosi e specialisti. Si dedica principalmente alla musica percussiva e glorifica il ritmo a dispetto dell'armonia: non più suoni ma rumori, i quali, per primi, saranno capaci di produrre la musica elettronica ora tanto in voga.
 
Inventore dell'happening e della performance come esperienza condivisa, attuale e contestuale, Cage, contrario alla registrazione in quanto mistificatrice del suono (le cui fonti devono necessariamente essere viste e ascoltate dal vivo) arriverà a creare 45 note nuove con bulloni, gomma, plastica e gusci di noce.

La sua ricerca, la sua sfrontatezza e la sua allegria, sempre rivolte alla costruzione e mai alla decostruzione di un'arte totale (più "alla Wagner" che "alla Duchamp"), necessitano di essere conosciute a fondo per essere apprezzate dall'orecchio comune che, strano a dirsi, ha accettato l'industrial e il progressive dei Pink Floyd ma non ancora i "rumori" di Cage, che pure li ha condizionati. 
 
Abbandonare ogni pregiudizio all'ascolto, a volte, può voler dire contemplare la disarmonia nella cornice più neoclassica e armonica che esista. A Milano.
 
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. 
 
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