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Giacomo Ceruti. Popolo e nobiltà alla vigilia dell’Età dei Lumi, in mostra alla galleria Robilant & Voena

La galleria Robilant & Voena sta ospitando una mostra su uno dei maestri del realismo settecentesco italiano, Giacomo Ceruti.

Ceruti PitoccoL'artista (Milano, 1698 – 1767) è stato chiamato, con il nomignolo di Pitocchetto, in onore dei soggetti che lo hanno reso famoso, i "pitocchi", i più poveri nella società settecentesca. Ceruti è stato riscoperto a partire dagli anni '20 del '900 da critici come Roberto Longhi, che definì la sua pittura "color di polvere e stracci", e Giovanni Testori, che lo chiamò "l'Omero dei diseredati". L'artista fu un sagace osservatore delle realtà del suo tempo, quella del popolo e quella della nobiltà, sempre rese con disincanto e razionalità e senza inutili patetismi.

La mostra, curata da Francesco Frangi e Alessandro Morandotti, ospita venticinque quadri, alcuni già noti, altri mai esposti. Al piano terra si trovano opere risalenti al suo soggiorno a Brescia, che raffigurano la realtà nei suoi dettagli più profondi. Già all'ingresso, La rissa e Soldati che giocano a carte sono i tipici soggetti dell'artista, attimi di vita quotidiana da osteria rappresentati con dettagli quasi fotografici, come le carte nella seconda tela. L'indagine delle classi sociali più basse, nell'allestimento, viene giustapposta alla raffigurazione della nobiltà: è quanto accade nella saletta a pian terreno, in cui soggetti di toccante umanità, come Le donne al camino o Il portarolo, e tele di struggente dignità, come il bellissimo Pitocco con il bambino in braccio, si affiancano allo sfarzo della vita quotidiana della "upper class", come testimonia il fotografico Ritratto di gentildonna, con il suo pudico stupore. Quella ritratta da Ceruti fu una nobiltà illuminata, che non disdegnava le tele con la raffigurazione quotidiana dei "pitocchi" e che si dimostrava sensibile alle loro condizioni.

Ceruti Giovane

Il viaggio a Venezia e Padova, avvenuto intorno al 1735, segnò una forte cesura nello stile del pittore milanese: la migliore prova ne è il Ritratto di comandante veneto, in cui la tavolozza si è definitivamente sganciata dai toni bui degli esordi, sul modello di due suoi illustri coetanei lagunari, Giambattista Tiepolo e Giambattista Pittoni. I dipinti delle sale superiori testimoniano questa svolta, non solo stilistica, ma anche di genere. Non ci sono più quei toni drammatici nella descrizione della realtà, che ora appare più serena, come prova l'idilliaco Incontro al pozzo, proveniente da Tortona,. Ceruti sperimentò anche quel genere, di moda tra i nobili veneti e francesi, che è la testa di fantasia: un tipo di pittura mondana di cui il milanese divenne uno dei massimi esponenti, come provano il Busto di giovane, dallo sguardo assorto che ricorda Tiepolo, la Giovane donna con fiasco di vino, dagli occhi maliziosamente fissati verso lo spettatore, che rievoca i vivaci ritratti coevi del veronese Pietro Rotari, e l'Evangelista, di sapore già romantico. Nell'ultima sala, anche i ritratti segnano un passaggio dalla struggente umanità degli esordi a un tono più internazionale, mondano e "ufficiale", come provano l'AmazzoneCeruti Amazzone e Il Marchese Orsini a cavallo, vicinissimi ai modelli d'oltralpe, da Gainsborough a Zoffany, e al toscano Pompeo Batoni. Ceruti, tuttavia, nei suoi ultimi anni, non rinunciò al ritratto intimo e personale, come prova lo stupendo Studioso, che riprende il chiaroscuro e la pittura di Giambattista Piazzetta, a riprova della qualità indagatrice della sua pittura.

Informazioni:
Robilant + Voena
Via Fontana, 18 – Milano

Orari:
Lunedì – sabato: ore 10:00 - 18:00
Chiuso la domenica

Ingresso gratuito

 

 

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