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Dalla Fondazione Stelline all'Accademia di Brera: Josef Alberts a Milano

Dopo ottant'anni torna a Milano una personale sul modernista tedesco Josef Alberts, un'iniziativa inserita all'interno del palinsesto di Autunno Americano, che si configura come una mostra diffusa in più sedi, dalla Fondazione Stelline all'Accademia di Brera, in collaborazione con la Joseph Alberts Foundation.

josef-albers-sublime-optics-fondazione-stelline-accademia-di-brera-milanoSublime Optics, terza esposizione sul lavoro di Alberts, curata e allestita da Nick Murphy in collaborazione con Nicholas Fox Weber, esplora la componente spirituale della sua arte, concentrandosi in particolare su una visione dell'ottica del sublime. Alberts vedeva la spiritualità nell'arte come un processo meditativo e spirituale della visione, ne sono esempio le chine esposte che ritraggono interni di cattedrali o opere come Araldico (1935).

Il percorso espositivo organizzato in tre parti sulla base di quegli strumenti che l'artista usava nel suo lavoro - linea, forma e colore - presenta 78 lavori tra disegni, vetri colorati, vetri sabbiati e dipinti astratti, realizzati dall'inizio della sua carriera artistica fino agli ultimi giorni della sua vita. In una cultura satura di immagini dove i media, le tecnologie digitali e i social media fanno da padrone, le opere di Albers sono un allenamento alla visione attiva come Croce bianca (1937), resa dal contrasto appunto di una sottile croce bianca che si distacca da uno sfondo composto da un quadrato nero contornato dai toni del viola.

Esempio di come Alberts usava il colore, è l'opera Variant / Adobe, rosa arancio circondati da 4 grigi (1947-1952) nel quale l'artista usa questi colori per creare luminosità, l'opera è collocata tra due gradi finestre proprio perché è una delle poche che possono sopportare così tanta luce grazie alle vibrazioni cromatiche create dai due colori.

In opere come la serie delle Costellazioni strutturali, vediamo come l'artista si avvale dell'uso della linea, dove questa, spessa e bianca evidenzia le forme che compongono l'immagine creando delle illusioni ottiche. In opere come Variant / Adobe, New Mexico nero-rosa (1947) si percepisce l'inganno ottico che ci fa vedere ciò che non è; Alberts ci suggerisce di guardare più da vicino e non dare per scontato il mondo del visivo. Trucchi ottici anche in Senza Titolo (studio di foglia – 1940) dove sembra che delle foglie volteggino nello spazio perché gli è stata data una visione tridimensionale.

Imparare a vedere: Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale presso l'Accademia di Brera, curata da Samuele Boncompagni e da Giovanni Iovane, approfondisce l'impatto del metodo d'insegnamento di Albers. Qui quattro Omaggi al quadrato e un centinaio di documenti, libri, fotografie e materiale didattico dello stesso Albers e dei suoi studenti, documentano la qualità del suo insegnamento, che poneva alla base l'idea della moralità nell'arte, delle capacità tecniche e lo studio dei misteri della visione.

L'importanza del senso di queste esposizioni è comunicare la visione dell'arte di Alberts, perché nel suo lavoro c'è un grande potenziale per il futuro, quando si comprende la possibilità di avvicinarsi in modo onesto e aperto alle linee, al colore e alla forma, si ha la possibilità di fare arte e di creare del bello in modi nuovi e diversi.

Tiziana

Imparare a vedere: Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale
dal 2 ottobre al 1° dicembre 2013
Sala Napoleonica dell'Accademia di Brera
Via Brera 28, Milano

Josef Alberts. Sublime Optics
dal 26 settembre 2013 al 6 gennaio 2014
Fondazione Stelline
C.so Magenta 61 Milano
Orario di apertura: dalle 10 alle 20 da Martedì a Domenica (chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 8; ridotto € 6; studenti € 3.
Speciale Famiglie: ingresso a prezzo speciale € 10 adulto + bambino

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