I migliori film del 2013

Non solo tanto buoni quanto fallimentari propositi, ma anche liste e classifiche di "best of", "hitlist", "must have" oppure, come in questo caso, "must see" a completare i bilanci dell'anno corrente. Insomma, che film imperdibili usciti nel 2013 facciamo ancora in tempo a non perdere?
Ecco una selezione dei più poetici e/o acclamati dalla critica (alcuni già usciti in Italia, altri negli States ma presto in arrivo).

Avvertenza: questa lista di "mirabilia" è assolutamente parziale e arbitraria, con una netta propensione al cinema d'autore a scapito di blockbuster che, per quanto confezionati bene, si presume che non entreranno nella storia del cinema inteso come arte (non arrabbiatevi, quindi, se non troverete qui "Rush", "I Croods" o "Iron Man 3").

La vita di Adèle, A. Kechiche – film neo-neorealista sull'educazione sentimentale, particolare ed universale insieme, di una ragazza come tante altre che fa sesso, s'innamora, soffre e va avanti. Poco importa che il suo primo amore sia un'altra ragazza. Così è la vita. Di Adèle e di tante altre. La precisione del tratteggio di sentimenti e persone (mai personaggi) e la resa quasi impossibile altrove della freschezza, del candore e della malizia tipica dell'adolescenza, ne fanno un capolavoro. Non a caso ha vinto la Palma d'oro a Cannes.

La grande bellezza, P. Sorrentino – uno di quei film che vedi una volta, ti segnano, rimangono lì fermi nel fondo della coscienza per poi essere riesumati e compresi più in là. Quelli che sono già culto prima ancora di uscire e che non si smentiscono quando vai a vederli. In definitiva, quelli che i tuoi figli guarderanno all'Oberdan al posto di quelli di Antonioni. Decadenza sociale, decadentismo culturale e caduta individuale nell'ultima pellicola di Sorrentino, già candidata ai prossimi Oscar.

Come un tuono, D. Cianfrance – terzo film del bravissimo regista di uno dei più grandi capolavori del cinema indipendente americano, "Blue Valentine". La versione più giovane, più vigorosa e più fresca del nostro Soldini. L'impianto romanzesco di quest'ultima sua pellicola si fa sentire, perdendone in immediatezza e poesia, tuttavia resta un'opera ben costruita e molto potente che, nell'esplorazione di tematiche mai sature come quelle del rapporto padre-figlio, dei concetti di colpevolezza e innocenza e della possibilità di un vero riscatto esistenziale, ci regala, tra le altre cose, un Ryan Gosling sempre più mostruosamente talentuoso.

Blue Jasmine, W. Allen – relativamente poco pubblicizzato e partito un po' in sordina, in questi ultimi giorni si sta rivelando il film della stagione. Il glorioso Woody di "Manhattan" (stesso incipit a base di jazz e bianco e nero) e di "Hanna e le sue sorelle" (la coppia Blanchett/Hawkins ricorda quella Farrow/Wiest) è tornato, alleluia. I suoi ultimi film, ad eccezione della "cartolina" tutto fuorché alleniana di Midnight in Paris, si sono succeduti l'uno dopo l'altro senza infamia e senza lode. D'altra parte Allen è così, continua a girare come una macchina da guerra finché tra tanti fiaschi una la imbrocca. Ed è questo il caso. Superba la Blanchett, ormai seconda più grande attrice di Hollywood dopo Meryl Streep.

Ora tre film usciti solo negli States ma attesissimi nelle sale italiane, nell'ordine: Her di Spike Jonze, The Double di Richard Ayoade e A proposito di Davis dei fratelli Coen.

Se nel primo Joaquin Phoenix s'innamora della voce di un sistema operativo intelligente (Scarlett Johansson) e l'elemento fantascientifico si fa occasione per esplorare rapporti uomo/tecnologia e uomo tra uomini, nel secondo il sosia meno delirante di Dostoevskij si aggira ai giorni nostri con la faccia di un Jesse Eisenberg diretto dalla delicata maestria di un genio contemporaneo, il regista inglese Richard Ayoade, già acclamato per il meraviglioso ma misconosciuto "Submarine".

Il terzo, invece, è forse il più prestigioso di tutti. Si tratta della storia del cantautore folk Dave Van Ronk, attivo nella scena newyorkese degli anni Sessanta, destinato a soccombere al ben più famoso amico Bob Dylan. Racconto di una caduta e apologia del "perdente" dietro la mera rievocazione di un panorama culturale ormai andato. Premiato dalla critica all'ultimo Cannes.

Buona visione e buon 2014!

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