• Home
  • ARTE
  • La Sala delle Asse di Leonardo: l'ultimo capolavoro per il Moro

La Sala delle Asse di Leonardo: l'ultimo capolavoro per il Moro

“Lunedì se desarmerà la camera grande da le asse, cioè da la torre. M(aestro) Leonardo promette finirla per tuto septembre”.

Così scriveva Guglielmo di Bascapè, cancelliere di Ludovico il Moro, al suo signore; era il 21 aprile del 1498.

Il grande maestro fiorentino, arrivato a Milano nel 1482, all’età di 30 anni, stava ancora lavorando al Cenacolo quando ricevette l’incarico di decorare le pareti della grande sala al pianterreno della torre quadrata nord-est del Castello Sforzesco di Milano (identificata prima col nome di Falconiera e, recentemente, con quello di Camera dei Moroni), conosciuta oggi come Sala delle Asse.

Dalla missiva si evince che Leonardo si impegna a terminare l’affresco, realizzato a tempera su muro, entro il mese di settembre del 1498; per ora avrebbe “disarmato”, cioè sgomberato, “la camera grande” dalle assi, cioè i ponteggi utilizzati per poter dipingere il registro superiore e la volta ad ombrello della sala.

L’affresco originale, che occupava il soffitto e le pareti, ha subìto numerose ridipinture e integrazioni nel corso dei secoli, ma il progetto decorativo è rimasto inalterato: una sala trasformata dalla pittura in un enorme pergolato, in un ampio spazio esterno, i cui rami si intrecciano con motivi di corde dorate che sostengono targhe e insegne sforzesche, seguendo l’andamento della volta, formando dei nodi (i famosi “nodi di Leonardo”) che si raggruppano intorno alla finta apertura nella volta, dove è dipinto lo stemma ducale all’interno di un anello dorato.

Il complesso decorativo doveva colpire lo spettatore per il forte valore illusionistico, che allude metaforicamente al buon governo di Ludovico Sforza, che si può paragonare alla precisione geometrica e alla complessità delle opere di natura. Le radici degli alberi (probabilmente i gelso-mori degli emblemi sforzeschi, allusivi della personalità prudente e saggia del Moro ma anche pianta legata alla coltura del baco da seta, motivo di vanto e di benessere per il ducato), sono saldamente ancorate nella roccia, come il potere di Ludovico, mentre si avverte nell’intricato sistema degli intrecci di rami e corde (il buon governo) che la forza simboleggiata dagli alberi poderosi deve fare riferimento a un unico punto posto in alto e al centro: lo stemma degli Sforza.

Per Hoffman (1972) e per Astolfi ci troviamo di fronte alla rappresentazione simbolica del topos classico della valle di Tempe in Tessaglia, locus  amoenus  in cui coesistono natura selvaggia e grazia, e, in questo caso, simbolo della grandezza del Moro; per il Rosci (1977 e 1985) si tratta invece dell’ennesima dimostrazione delle implicazioni ludiche di Leonardo.

In realtà l’intera decorazione sembra ispirarsi agli apparati festivi progettati da Leonardo stesso per le nozze di Bianca Maria, nipote del Moro, e l’imperatore Massimiliano, celebrate a Milano nel 1494.

La critica riferisce oggi alla mano di Leonardo la sola parte di affresco posto nella parete nordorientale del registro inferiore, dove a monocromo è rappresentato un complesso di radici che affondano nel terreno roccioso sezionato in profondità che allude alle fondamenta del Castello Sforzesco.

Qui Leonardo esegue anche le decorazioni della Sala dei Camerini e della Saletta Nigra, di cui però non è rimasta traccia.

La decorazione della Sala delle Asse è comunque l’ultimo lavoro eseguito da Leonardo a Milano per Ludovico, come ricorderà in un suo appunto nel "Manoscritto L" lo stesso maestro nel 1500: “Il duca perse lo stato, la roba e la libertà, e nessuna opera si finì per lui”.

Il re di Francia entra a Milano nel settembre 1499I, e Ludovico è costretto a lasciare la città. Il Castello subisce un periodo di decadenza, durante il quale fu anche adibito a caserma, e la Sala delle Asse a stalla; fino al Seicento era tuttavia visibile la sontuosa decorazione, coperta nel secolo seguente da uno spesso strato di calce bianca.

L’attuale nome della sala è dovuto all’architetto Luca Beltrami, che, nel 1855, identifica questo ambiente con quello a cui si riferisce il Bascapè nella lettera; fa però un grossolano errore di interpretazione, pensando che si sarebbe “disarmata” la sala grande “detta delle asse”, invece che “da le asse”. Proprio a causa di questo equivoco fa porre lungo le pareti della sala delle assi lignee, fatte poi rimuovere nel 1954 per iniziativa di Costantino Baroni, direttore dei Musei Civici del Castello.

Nel 1893 il Castello divenne proprietà della Municipalità di Milano; subì numerose ridipinture e integrazioni, soprattutto tra il 1901 e il 1902, in occasione del quasi completo rifacimento (più che un restauro) eseguito da Ernesto Rusca su richiesta dello stesso Beltrami. Quando Baroni fece rimuovere parzialmente queste ridipinture, venne riscoperto il monocromo di Leonardo. Dal 2006 è in corso una nuova campagna di studio, volta a un nuovo intervento iniziato nel novembre 2013.

Rossella

Leggi anche:

Pietà Rondanini: da San Vittore al Tribunale, dal Duomo al nuovo polo espositivo

La Pietà Rondanini di Michelangelo al Castello Sforzesco

Intervista a Philippe Daverio: considerazioni e riflessioni sulla cultura a Milano

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.